Rifiuti, dalla differenziata all’impiantistica: ecco i “nodi” che la Calabria deve ancora sciogliere
Il Piano d’ambito di Arrical delinea gli obiettivi per il futuro partendo da una fotografia della situazione attuale, caratterizzata da diverse criticità
CATANZARO Raccolta differenziata all’80% nel 2023, definizione di tre aree omogenee con a capo un gestore per ogni area, autosufficienza impiantistica regionale: sono questi alcuni degli obiettivi che il Piano d’ambito dei rifiuti adottato da Arrical si pone per il futuro in Calabria. Obiettivi indubbiamente ambiziosi, alla luce della situazione attuale, che il documento dell’Authority delinea come premessa da cui partire per impostare le strategie da mettere in campo nei prossimi anni. Insomma, si parte dalle criticità dell’attuale sistema, che il Piano d’ambito descrive sinteticamente come in un gioco di specchi: raccolta differenziata regionale al 57,54% (2024), gestione frammentata sul territorio regionale, insufficienza impiantistica con conseguente trasferimento dei rifiuti fuori regione.
Il contesto di riferimento
Dal punto di vista organizzativo – spiega il Piano di Arrical – «la legge regionale 10 del 20 aprile 2022 ha superato i precedenti cinque ambiti provinciali e ha istituito un unico Ambito Territoriale Ottimale (Ato) regionale, coincidente con tutto il territorio della Calabria e governato da un solo Ente, Arrical. Per ragioni di prossimità ed efficienza, il servizio è organizzato operativamente in tre Aree Omogenee: Nord (provincia di Cosenza), Centro (Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia) e Sud (Città Metropolitana di Reggio Calabria). La popolazione si distribuisce in modo non uniforme: l’Area Nord raccoglie 674.543 abitanti (36,35%), l’Area Centro 658.784 (35,51%) e l’Area Sud 522.048 (28,14%). L’asse Centro-Nord concentra da solo circa il 71,86% della popolazione regionale».

Lo scenario attuale
Per delineare gli obiettivi futuri, per Arrical «è indispensabile partire da una analisi dello stato di fatto. Per questo il Piano analizza i dati storici del quinquennio 2020-2024 validati da Ispra, mettendo a confronto tre indicatori: l’evoluzione della raccolta differenziata, la curva demografica della popolazione e i volumi totali di rifiuti prodotti. La raccolta differenziata regionale – si evidenzia – «ha raggiunto oggi il 57,54% (dato 2024), registrando una netta crescita rispetto al 52,16% del 2020. Dopo una fase di rallentamento osservata nel biennio 2022-2023 – caratterizzata da un incremento marginale di soli +0,47% – l’ultima annualità ha segnato una decisa accelerazione, con un balzo di circa +2,5 punti percentuali nell’ultimo anno». Quanto alla produzione complessiva di rifiuti, in Calabria – emerge dal Piano d’ambito – «si attesta a 740.923 tonnellate all’anno (dato 2024), con una media pro capite per cittadino pari a 399,34 kg/anno. A livello territoriale, l’Area Centro registra il valore più elevato (416,98 kg/ab/anno), seguita dal Nord (408,22 kg/ab/anno) e dal Sud, che si mantiene più bassa con 365,60 kg/ab/anno. Emerge tuttavia un dato critico: nonostante la contrazione demografica della regione – scesa da circa 1,87 a 1,81 milioni di abitanti nel periodo analizzato – la produzione complessiva di rifiuti non ha subìto una diminuzione proporzionale. Questa dinamica – si rimarca – evidenzia come le politiche di prevenzione non siano ancora riuscite a incidere in modo strutturale sulle abitudini di consumo della popolazione». Infine, l’assetto impiantistico, che – è messo in evidenza – «sconta gravi e diffuse criticità strutturali, a partire da una drammatica carenza della rete di prossimità: ben 217 Comuni (il 53,71% del totale) sono totalmente sprovvisti di un Centro di Raccolta, con appena il 38,12% dei territori (154 Comuni su 404) in grado di garantire un centro di raccolta per il conferimento di rifiuti speciali e ingombranti. Questa lacuna si riflette anche sulle politiche di economia circolare, dato che i Centri del Riuso sono ad oggi appena 12, lasciando scoperto il 97% dei Comuni calabresi. Una situazione analoga si riscontra negli impianti dedicati alla selezione delle frazioni secche, la cui capacità operativa risulta del tutto marginale». (a. c.) (Continua)
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