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Rinascita Scott, gli equilibri tra le cosche nell’omicidio di Roberto Soriano

Il tentato omicidio a Razionale da parte di Peppe Mbrogghja. Le confessioni di Grillo al dirigente della Mobile: «I Fiamingo si erano stancati di fare i servi ai Mancuso»

Pubblicato il: 01/05/2022 – 16:01
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, gli equilibri tra le cosche nell’omicidio di Roberto Soriano

LAMEZIA TERME Il cinque agosto 1996 vengono perse le tracce di Roberto Soriano, 27 anni, e di Antonio Lo Giudice, 44 anni. Il sei agosto si scopre che fine ha fatto Antonio Lo Giudice: viene rinvenuto il suo cadavere carbonizzato all’interno di una Renault Clio, intestata alla moglie di Roberto Soriano, in un campo in contrada Indu del Comune di Filandari. Lo Giudice, del quale era stata denunciata la scomparsa poche ore prima del ritrovamento, sedeva sul sedile lato passeggero della Renault Clio, indossava un orologio Rolex al quarzo e un collier. All’interno dell’auto è stato ritrovato anche «un fondello calibro 12 sul pavimento anteriore destro dell’autovettura, quindi sullo stesso pavimento dove era collocato il corpo del Lo Giudice», spiega il luogotenente Domenico D’Ippolito rispondendo alle domande del pm Annamaria Frustaci nel corso del processo Rinascita Scott.
Questo porta a pensare che il giorno della scomparsa, Roberto Soriano e Antonio Lo Giudice si fossero allontanati insieme a bordo di quell’auto.
E il corpo di Roberto Soriano? Non è stato mai ritrovato. Della sua scomparsa non si è saputo più nulla fino quando, il 9 giugno 2016, non è stato acceso il registratore sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella. 

Le dichiarazioni dei collaboratori sulla scomparsa di Roberto Soriano

Dichiarazioni agghiaccianti quelle di Mantella, che è stato detenuto a Cosenza dal 25 settembre 1999 al 24 agosto 2000 con Giuseppe Antonio Accorinti, boss di Zungri. Mantella è stato, poi, detenuto a Paola insieme a Saverio Razionale, boss di San Gregorio D’Ippona, dal 30 dicembre del 1998 al 18 agosto del 1999. Di questa vicenda parlano anche il collaboratore Raffaele Moscato nel verbale del 24 marzo 2015 e Angiolino Servello il 21 marzo 2005. Non solo, ci sono anche i racconti di Bartolomeo Arena che ne ha parlato in aula bunker a luglio 2021. Oggi per il duplice omicidio Soriano-Lo Giudice vengono accusati Giuseppe Antonio Accorinti e Saverio Razionale. Secondo quanto racconta Mantella il vero obbiettivo dei due capi cosca era Roberto Soriano, accusato di avere attentato alla vita di Saverio Razionale su mandato di Giuseppe Mancuso, detto “Peppe Mbrogghja”. Giuseppe Mancuso avrebbe voluto attentare alla vita di Razionale perché quest’ultimo non lo avrebbe aiutato a mettere in atto un piano mortale contro Accorinti.
Dal canto suo Accorinti avrebbe ricambiato la cortesia di Razionale apparecchiando una trappola contro Roberto Soriano appena capitata l’occasione. Mantella racconta che Soriano e Lo Giudice si erano recati da Giuseppe Accorinti perché cercavano di recuperare l’auto rubata a una donna che Lo Giudice frequentava. Razionale avrebbe detto loro di tornare dopo un paio di giorni ma invece dell’auto i due «andarono nella bocca del lupo», dice Mantella durante l’udienza del 12 luglio 2021. Antonio Lo Giudice era stato avvertito di andare via – avrebbe raccontato Razionale a Mantella – ma questi avrebbe rifiutato di lasciare solo l’amico ed è stato ucciso subito (Mantella non ricorda con quali modalità). Soriano è stato torturato con delle pinze per tagliare le unghie alle vacche perché parlasse dell’attentato a Razionale voluto da “Peppe Mbrogghja”. Dopo avere parlato è stato ucciso e il suo corpo sarebbe stato macinato con la fresa del trattore perché non ne restassero tracce. «Dopo l’omicidio Soriano – racconta Mantella – i rapporti tra Razionale e Peppe Mancuso cambiano perché Razionale si sente tradito e deluso».

L’agguato contro Razione, le confessioni di Grillo

Dalla sentenza di primo grado del processo “Rima” – istruito contro le cosche di San Gregorio D’Ippona – emerge che il 25 settembre 1995 «in località Brace del comune di Briatico Razionale Saverio fu vittima di un agguato compiuto da ignoti a mezzo di armi da fuoco», racconta D’Ippolito. Sempre nella sentenza del processo Rima emerge che il sette aprile 1998 Antonio Grillo (alias “Totò Mazzeo”, deceduto il 6 febbraio 2018, ndr) avrebbe fatto una confidenza al dirigente della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Ciccimarra.
Il teste D’Ippolito racconta che Grillo confida al dirigente «che era coinvolto nello scontro tra i Fiarè e i Mancuso in cui era stato poi coinvolto Roberto Soriano, che era stato ucciso, la motivazione stava nel fatto che lui (Soriano, ndr) era stato colui che aveva attentato alla vita di Saverio Razionale il 25 settembre 1995 e lo aveva fatto su mandato di Giuseppe Mancuso detto “Peppe Mbrogghja”».

La faida tra i Soriano e gli Accorinti

Nella stessa sentenza c’è un passaggio nel quale, Grillo viene intercettato in casa sua mentre parla al cognato degli equilibri esistenti tra le varie locali di ‘ndrangheta, «indicando che i Fiamingo si erano stancati di fare i servi ai Mancuso, si erano quindi alleati con i Sangregoriesi, capeggiati da Saverio Razionale e Rosario Fiarè, e poi parlava dell’omicidio dei fratelli Castagna, quindi Carlo Castagna e Antonio Castagna, rinvenuti carbonizzati nell’agosto del 1997 in località Stefanaconi», spiega D’Ippolito il quale specifica che Grillo parla di una faida tra i Soriano e gli Accorinti e afferma che i Castagna era stato uccisi all’interno di questa stessa faida perché cognati dei Soriano. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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