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La sentenza

‘Ndrangheta in Veneto. Reggono le accuse contro il Grande Aracri: condannati esponenti della cosca

I giudici della Corte d’appello di Venezia hanno accordato solo alcuni sconti di pena. Ricostruiti anni di vessazioni del clan nella regione

Pubblicato il: 24/05/2022 – 19:43
‘Ndrangheta in Veneto. Reggono le accuse contro il Grande Aracri: condannati esponenti della cosca

VENEZIA Condannati in primo grado a quasi 116 anni di carcere, si sono visti ridurre di poco le pene in Appello a Venezia i 30 imputati imputati – a vario titolo – di aver portato le spire della ‘Ndrangheta, in particolare del clan, nelle città venete di Vicenza, Padova, Venezia e Treviso. La corte d’appello veneziana ha accordato solo per alcuni la riduzione di pena, mentre ad altri non è stato riconosciuta l’associazione di stampo mafioso. Ma l’impianto accusatorio del primo grado di giudizio ha retto. Il secondo capitolo del processo per la ‘Ndrangheta in Veneto si è concluso oggi nell’aula bunker del Tribunale di Venezia. In particolare le condanne sono state confermate per i due fratelli Bolognino, Francesco e Michele; quest’ultimo si è visto comminare una pena di 11 anni e quattro mesi di carcere, oltre ad una multa di poco inferiore ai 10mila euro. Confermate in gran parte anche le confische di beni per quasi 160 milioni di euro.
Il clan avrebbe compiuto estorsioni specie a carico di imprenditori in difficoltà economiche. Fino a quando una coppia trevigiana, dopo un pestaggio, ha deciso di denunciare tutto: era il 2013. Michele Bolognino, affiliato al clan Grande Aracri di Cutro, in primo grado era stato condannato a 13 anni 4 mesi; oggi per lui la riduzione a 11 anni e quattro mesi. Nonostante gli sconti di pena, l’impianto accusatorio e le condanne sono state confermate anche per gli imprenditori che nella rete di stampo mafioso sono rimasti impigliati facendo da tramite tra il clan ed altre possibili vittime. Contestate decine di episodi di minaccia, estorsioni, violenze messe in atto per convincere gli imprenditori a fare false fatture per ripulire il denaro sporco.

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