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Il caso

Strage Capaci, la Dia nella redazione di Report e a casa dell’inviato

Le perquisizioni dopo l’inchiesta trasmessa ieri nella quale si evidenziava la presenza di Delle Chiaie sul luogo dell’attentato

Pubblicato il: 24/05/2022 – 12:39
Strage Capaci, la Dia nella redazione di Report e a casa dell’inviato

CALTANISSETTA Personale dalla Dia di Caltanissetta, su mandato della Procura Nissena, sta eseguendo una perquisizione nell’abitazione dell’inviato di Report, Paolo Mondani, e la redazione di Report. La notizia resa nota su Facebook da Sigfrido Ranucci ha trovato conferma in ambienti investigativi. «Il motivo – scrive il giornalista di Raitre su Fb – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc».

Il procuratore: «Verifica su genuinità delle fonti»

L’inchiesta sul contenuto della trasmissione Report di ieri, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di «un giornalista che non è indagato», punta a «verificare la genuinità delle fonti».
Lo afferma il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, sottolineando che la «perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario».
«Sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni – aggiunge De Luca – circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero» prima come confidente e poi come collaboratore di giustizia, che avrebbero permesso di «evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina».
Le dichiarazioni di Lo Cicero, osserva De Luca, «sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa procura sia dagli archivi dei carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo». «Il riscontro negativo – aggiunge il procuratore di Caltanissetta – emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi». Le sue dichiarazioni, osserva De Luca, «sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa procura sia dagli archivi dei carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo». Il procuratore De Luca precisa anche che «Alberto Lo Cicero sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie».

Fnsi: «Nessuno molesti report e la redazione»

«Ci auguriamo che a nessuno venga oggi in mente di ‘molestare’ Report e la sua redazione». Così il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, ha commentato le perquisizioni della Dia nella redazione del programma di Rai3. «Dopo la puntata su Capaci – scrive su Twitter Giulietti – sarà il caso di lasciare in pace la redazione, Paolo Mondani e di perquisire, invece, quelli che, da trenta anni, sono riusciti a restare in una ben protetta “oscurità”». Giulietti annuncia anche che «questa mattina saremo nella redazione di Report per decidere iniziative a tutela delle fonti e del segreto professionale». «Intanto – conclude – chiediamo alla Rai di mettere a disposizione i suoi legali a tutela redazione».

Ranucci: «Abbiamo dato un contributo ad esplorare parti oscure»

«Da parte nostra c’è massima collaborazione. Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare parti oscure». Così, interpellato dall’Ansa, Sigfrido Ranucci commenta le perquisizioni. «Il collega – sottolinea il conduttore del programma – aveva già avuto un colloquio con il procuratore. Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezza delle fonti». Ranucci spiega poi che «il decreto di perquisizione riporta la data del 20 maggio, cioè tre giorni prima della messa in onda del servizio». «Non è un atto ostile nei nostri confronti – conclude -. Ovviamente abbiamo messo al corrente l’ufficio legale, l’ad Fuortes e il nostro direttore». 

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