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A Reggio Calabria il cimitero dei migranti e dei poveri. «Il simbolo di una Città che accoglie» – VIDEO

Un progetto realizzato con i fondi dell’8xmille. «Il simbolo di una città che accoglie e di una comunità che non ha confini»

Pubblicato il: 10/06/2022 – 14:56
di Mariateresa Ripolo
A Reggio Calabria il cimitero dei migranti e dei poveri. «Il simbolo di una Città che accoglie» – VIDEO

REGGIO CALABRIA Su una lapide c’è la foto di un neonato tra le braccia di un soccorritore. Il suo nome era Mohamed. Accanto alla sua immagine il nome di un’altra piccola vita spezzata, Maryan aveva solo 8 mesi quando, dalla Somalia, ha intrapreso insieme alla sua famiglia il viaggio che avrebbe dovuto condurli verso un futuro migliore. Shurkri, Saida, Ayaan, Mamadou, Myriam, Aze, Alli. Donne, uomini, bambini. Venivano dalla Nigeria, dall’Eritrea, dalla Guinea, dal Mali. Il loro ultimo viaggio è stato quello che, attraverso il Mediterraneo, li ha fatti approdare in Calabria. Una terra che non vedranno più con i loro occhi, ma che li ospiterà per sempre. Avranno tutti finalmente una degna sepoltura, un nome e un cognome anche nel luogo in cui sono seppelliti. Un’area del cimitero di Armo, frazione collinare di Reggio Calabria, è stata ristrutturata e risistemata per dare degna sepoltura ai migranti morti nel Mediterraneo e ai poveri della Città. 

Il progetto

Grazie all’impegno dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e al contributo di Caritas Italiana, con la collaborazione delle Istituzioni locali, sono state realizzate 146 tombe. Un progetto realizzato con i fondi dell’8xmille e a sostegno del quale è stata anche attivata una raccolta fondi promossa dall’attivista Martin Kolek e altri volontari impegnati nel salvataggio in mare dei naufraghi. L’area dedicata alle vittime del mare fu istituita nel 2016 quando a Reggio Calabria si verificò un tragico sbarco durante il quale persero la vita 45 persone. Presenti alla cerimonia di consegna dell’opera, avvenuta questa mattina sotto una pioggia battente, monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, Maria Angela Ambrogio, direttrice della Caritas diocesana, il Prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, il sindaco facente funzioni di Reggio Calabria Paolo Brunetti e il sindaco facente funzioni della Città metropolitana Carmelo Versace. «È senza dubbio un momento particolarmente toccante per l’intera città che ricorda benissimo quanto accaduto sei anni fa sulle nostre coste. Una vicenda che difficilmente dimenticheremo e che fece registrare la scelta, ferma e decisa, dell’amministrazione comunale, con in testa il sindaco, Giuseppe Falcomatà, di voler assicurare una sepoltura dignitosa a quei quarantacinque corpi senza vita», ha dichiarato nel corso della cerimonia Paolo Brunetti. «Questa vicenda, – ha affermato Versace – valorizza anche la capacità di dialogo e collaborazione tra istituzioni e tessuto sociale». «Da qualche anno – ha sottolineato il prefetto Mariani – viviamo una fase particolarmente impegnativa. Quando parliamo di immigrazione non si può più parlare di emergenza, ma di un fenomeno sistemico». Il prefetto ha poi sottolineato che «la Città di Reggio Calabria si conferma come luogo di accoglienza».

«Un luogo simbolo di accoglienza e solidarietà»

Il simbolo di una città che accoglie e di una comunità che non ha confini. «È la possibilità che ci diamo tutti di continuare a riflettere e a interrogarci su quello che ormai segna la quotidianità di questa Città e dell’Italia intera: l’arrivo di migranti, persone alla ricerca di una vita migliore, alla ricerca di una speranza che in certi casi si vede spezzata», ha detto ai nostri microfoni don Marco Pagniello. Per il direttore di Caritas Italiana quella realizzata ad Armo è «un’opera che deve continuare ad annunciare la bellezza della vita e dell’accoglienza. Un luogo che apparentemente si richiama alla morte, ma che per noi è un luogo di vita». «É un’opera pedagogica, – ha commentato Maria Angela Ambrogio – un segno di accoglienza perché vuole dire alle persone che tutti devono essere accolti, che nel mondo ci sono centinaia di conflitti che producono morte. L’intento – ha sottolineato la direttrice della Caritas diocesana – è quello di educare soprattutto le giovani generazioni». «Le emergenze fanno emergere tutte le criticità, ma anche i momenti di generosità», ha affermato monsignor Fortunato Morrone, che ha parlato di «messaggio politico». «C’è molta più bellezza, molto più amore e molta più generosità nella nostra terra, rispetto a tutte le ombre che inquinano quello che noi siamo. Siamo capaci di tanta generosità e progettualità. È un segno per tutta la Città, che apre il cuore con fiducia al futuro. Da qualsiasi terra si provenga – ha concluso l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova – siamo comunque esseri umani». (redazione@corrierecal.it)

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