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La visita

Messaggio di speranza del vescovo alla Casa circondariale di Catanzaro

Circa 70 detenuti hanno dialogato col presule nella sala teatro del carcere. Riprese le celebrazioni eucaristiche nell’istituto penitenziario

Pubblicato il: 10/06/2022 – 9:45
Messaggio di speranza del vescovo alla Casa circondariale di Catanzaro

CATANZARO Il vescovo Claudio Maniago ha fatto visita nei giorni scorsi ai detenuti nel carcere di Catanzaro. Lo rende noto un comunicato diffuso dallo stesso istituto penitenziario.
«Un messaggio non solo di preghiera – riferisce la nota –, ma anche di quella “speranza laica” che è forse il più universale dei significati del Vangelo, arriva nella Casa circondariale di Catanzaro, pochi giorni fa, attraverso la visita ai detenuti dell’arcivescovo di Catanzaro Squillace Claudio Maniago, accompagnato dall’ispettore generale dei cappellani don Raffaele Grimaldi e dal cappellano don Giorgio Pilò, alla presenza del direttore Angela Paravati e del comandante Simona Poli».
«Nella sala teatro del carcere – informa il comunicato – circa settanta detenuti hanno partecipato ad un dialogo fatto di domande spontanee e di riflessioni sentite, in un clima informale e semplice, come il messaggio della Chiesa di oggi vuole essere. Un clima che si intuisce già dall’abbigliamento del vescovo, che non si distingue da quello degli altri sacerdoti e si presenta semplicemente come uomo, in visita ai “fratelli detenuti”».
«Una presenza sentita – spiega la direttrice Angela Paravati – in quanto le visite del vescovo nell’istituto penitenziario sono già state diverse in pochissimo tempo, e ciò testimonia una vicinanza dell’istituzione ecclesiastica a un mondo in cui la sofferenza umana è tangibile».
«I detenuti – prosegue il comunicato – hanno chiesto al vescovo di portare conforto ai loro familiari, che soffrono per condanne che non hanno personalmente subito e di sensibilizzare la comunità esterna sui risultati a cui possono portare i percorsi rieducativi che si svolgono all’interno del carcere. Dieci, venti, venticinque anni di carcere possono cambiare un uomo. E questa consapevolezza deve diffondersi all’esterno affinché sia possibile un nuovo inizio».
«Un ulteriore desiderio espresso dai detenuti – si legge ancora nel comunicato – è il ritorno alla sistematicità delle celebrazioni eucaristiche, a lungo sospese durante la pandemia, ed ora riprese con cautele e partecipazioni ristrette all’interno del carcere. L’ispettore dei cappellani ha invitato i ristretti a non cercare solo la speranza fuori, ma a farla nascere dentro di loro ricordando sempre che “il tempo del carcere è il tempo di Dio”», conclude la nota.

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