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La consacrazione

«Servitevi o siate schiavi gli uni degli altri». È il giorno di mons. Serafino Parisi vescovo di Lamezia Terme

Il nuovo pastore della Chiesa lametina dalla cattedrale di Santa Severina ha inviato il primo pensiero ai sacerdoti della diocesi

Pubblicato il: 02/07/2022 – 21:54
di Giuliano Carella
«Servitevi o siate schiavi gli uni degli altri». È il giorno di mons. Serafino Parisi vescovo di Lamezia Terme

SANTA SERVERINA «Nella logica dell’amore e con la forza dell’amore sia il vostro servizio capace di coinvolgere. Mi rivolgo a voi sacerdoti di Lamezia: servitevi o siate schiavi gli uni degli altri». È stato il giorno di monsignor Serfino Parisi vescovo eletto di Lamezia Terme dove si insedierà il 9 luglio prossimo. Erano le 19.50 di questa sera, quando attraverso il rito dell’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione, il vescovo dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, Angelo Raffaele Panzetta, sul sagrato della cattedrale ha posto sul capo del nuovo presule la canonica “mitra”, affidandogli tutto il corredo episcopale rappresentati dal crocifisso, dall’anello e dal pastorale. A realizzarli è stato il maestro orafo crotonese, Michele Affidato. Sono stati poi vicini al nuovo presule i vescovi conconsacranti Giuseppe Schillaci, pastore di Nicosia e Fortunato Morrone, presidente della Conferenza episcopale calabra.

Santa Severina ha abbracciato il concittadino diventato vescovo, orgoglio di una intera comunità. Lui ha ricambiato l’amore verso la cittadina inserendola nei simboli del suo stemma episcopale. Circa duecento sacerdoti, quindici vescovi, dieci cori, autorità civili e militari della provincia di Crotone e di Catanzaro e una folla di fedeli giunti con i pullman anche da Lamezia Terme hanno reso memorabile e ancor più sentita la cerimonia di ordinazione a vescovo di monsignor Parisi. L’afflusso di gente ha richiesto l’attivazione di un servizio navetta che è stato allestito ai piedi della montagna su cui Santa Severina è arroccata. Ma a tendergli un abbraccio oltre che ideale e spirituale, sono stati anche soprattutto i fratelli e le sorelle di monsignor Parisi (Tommaso, Francesco, Maria Grazia, Rita, Carla ed Alessandro), con il papà Giuseppe Carmine e la mamma Antonietta a guidarlo da lassù.

L’omelia

Le prime parole da vescovo nella sua omelia, monsignor Parisi, le ha rivolte al Signore e a Santa Severina «che è stato il luogo – ha detto il presule – della mia formazione umana, culturale e spirituale e anche il luogo della riflessione, delle relazioni e degli incontri di portata internazionale». Monsignor Parisi ha quindi ricordato tutte le parrocchie del suo sacerdozio. Quindi un breve passaggio sulla «assurdità della guerra in Ucraina».
«Quando pensiamo a Mariupol – ha commentato Parisi –, per noi di Santa Severina, non sono città come punti su una carta geografica, ma sono volti, persone, sono storie personali e alcuni ho visto sono presenti anche qui questa sera», in riferimento alla comunità di fedeli ucraini presente nel Crotonese. Un pensiero anche è stato rivolto ai vescovi della sua missione spirituale.
«Monsignor Agostino – ha ricordato Parisi –, ma anche monsignor Mugione, monsignor Graziani fino a giungere ad Angelo Panzetta che è stato così attento nei miei confronti: di ognuno di loro porto davvero la serenità dell’incontro».
Quindi la visione del nuovo incarico a capo della diocesi di Lamezia. «Mentre lascio la chiesa d’origine – ha confessato ai fedeli intervenuti –, un pensiero lo rivolgo alla diocesi di Lamezia e in modo particolare ai sacerdoti e al presbiterio: noi singolarmente siamo poca cosa, solo quando costruiamo relazioni, fraternità, creiamo legami realizzare abbiamo la certezza di porre dentro la storia quella parola profetica che la storia attende da noi e dalla nostra fraternità presbiterale».

Il toccante ricordo dei genitori

Un’intrattenibile commozione e le parole strozzate in gola hanno caratterizzato la parte dell’omelia che il nuovo presule ha dedicato alla famiglia. L’asciugamano con cui monsignor Paznetta ha asciugato il sacro olio del crisma è stata realizzata dalla compianta mamma Antonietta. «Un ringraziamento – ha esordito – lo rivolgo ai miei familiari perché questa è stata la mia prima scuola di formazione alla vita e alla Fede. Per ringraziarli lo faccio – ha proseguito Parisi – così: qualche giorno fa don Rino mi ha detto c’era bisogno di un asciugamano per detergere il crisma. Mia madre, che ricamava e faceva la sarta, ha fatto per me degli asciugamani. Ebbene sono andato a prendere proprio quella asciugamano ricamata da mia madre».
«Beh questa asciugamano – ha rivelato monsignor Parisi – mi ricorda la fatica, i sacrifici, l’impegno, la cura nelle piccole cose. Il corredo, una volta, lo si faceva a rate. Con lo stipendio di mio padre e il lavoro di mia madre. Se penso che mio padre e mia madre avessero potuto vedere quella asciugamano questa sera che asciugava il crisma sulla testa avrebbero detto: i nostri sacrifici sono stati ripagati».

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