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La vertenza

Abramo Customer Care, i numeri del fallimento: crediti e insolvenze per oltre 60 milioni di euro

Stipendi, consulenze e fatture: dai rifornimenti all’affitto alla Fondazione Terina e le bollette. E 13 studi legali che attendono oltre 800 mila euro

Pubblicato il: 21/07/2022 – 6:53
di Giorgio Curcio
Abramo Customer Care, i numeri del fallimento: crediti e insolvenze per oltre 60 milioni di euro

LAMEZIA TERME L’impatto sociale è ancora difficile da misurare, ma la dimensione e i contenuti restituiscono l’immagine di un’emergenza annunciata e che si è tradotta nel giro di qualche mese in realtà. E le ricadute si faranno sentire molto presto. Facili profezie, certo, ma quello accaduto in Calabria e che riguarda l’Abramo Customer Care è un caso comune a tante altre regioni d’Italia, nient’altro che il segno di un crollo del settore, quello dei call center, fragile e frastagliato e che nella nostra regione aveva registrato un boom con migliaia di persone impiegate. Quel che resta è una due giorni di sciopero – oggi e il prossimo 1° agosto – organizzato dalle segreterie regionali di Slc-Cgil, Fistel Cisl, UilCom-Uil della Calabria, con un unico obiettivo: chiedere un cambio di passo in totale discontinuità con quanto fatto fino ad oggi e, soprattutto, far luce sul destino di 1.200 lavoratori.

Da Infocontact al crollo di Abramo

Un quadro desolante che è, in buona sostanza, il risultato del crollo in Calabria di due colossi del settore ovvero Infocontact, coinvolta successivamente in un’inchiesta giudiziaria, e poi Abramo Customer Care, subentrata nel 2015. Entrambe le società hanno segnato un declino inesorabile in Calabria per un segmento che resiste solo attraverso piccole realtà imprenditoriali e commesse sottocosto. L’ultimo crollo rumoroso è stato proprio quello dell’Abramo CC, partita da Catanzaro fino a superare i confini nazionali e internazionali, forte di un business florido durato fino a qualche anno fa. Poi la parabola discendente che ha toccato il punto più basso con la dichiarazione dello «stato di insolvenza» lo scorso 27 gennaio, l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria e il conseguente affidamento delle sorti della società con sede a Roma ai commissari straordinari Federica Trovato, Silvia Bocci e Tiziano Onesti. Nubi all’orizzonte che, in questi mesi, non si sono diradate affatto. Una spada di Damocle che pende sulla testa di poco più di 1.200 lavoratori, ormai solo una parte di quei circa 3mila dipendenti che erano il motore di una società fiore all’occhiello della nostra regione.  

L’enorme mole di debiti

A pesare sulle sorti dell’azienda di call center è il passivo. Una montagna di debiti non pagati e insolvenze per un totale di oltre 60 milioni di euro. Una cifra monstre composta da tre elenchi di creditori distinti: quello dei dipendenti, 3.968, per un credito complessivo di 43.035.950,20 euro. C’è poi l’elenco di fornitori e consulenti (256) per un ammontare di 11.114.109,43 euro di crediti. Infine, l’elenco delle passività «infragruppo» pari ad un totale di 5.947.565,13 di euro. Tutte passività accertate finora e che pesano come un macigno sulle manifestazioni di interesse di altre aziende per rilevare, a pezzi o tutta, la Abramo CC, ma anche sui tavoli ministeriali, sui quali ancora non è stato raggiunto alcun accordo per salvaguardare le sorti dei lavoratori e delle famiglie.

Le passività «infragruppo»

Un elenco nutrito di aziende legate alla società dalla quale vantano tuttora crediti. Si va dai 4.313.000,49 di euro vantati dalla “Albacall Sh. A”, a 1.029.451,44 di euro della “Abramo Holding Spa” e i 283.164,25 euro della “Abramo Real Estate Spa”. Sono in tutto 256 le aziende, spesso anche molto piccole, che aspettano da tempo il saldo delle fatture emesse nei confronti dell’Abramo Customer Care. Nel lungo elenco, ad esempio, c’è Telecom Italia che vanta un credito di 1.489.204,42 euro ma anche “Quanta Agenzia per il lavoro Spa” con 1.454.078,07 euro e “OpenJobMetis Spa” con 1.236.687,86 euro. Ma anche la Fondazione Mediterranea Terina Onlus che ha “ospitato” per anni la sede operativa del call center, proprio nei locali dove ora sorge l’aula bunker di Lamezia Terme, con un credito di 353.470,64 euro. E poi Enel Energia per 235.606,38 euro ed E-Distribuzione con 277.677,25 euro.

Studi legali e “curiosità”

Ma è molto più corposo l’elenco dei crediti vantati da fornitori e consulenti – legali o di servizi – la cui cifra totale è di ben 11.114.109,43 euro. Tra loro ben 13 sono gli avvocati e/o studi legali coinvolti per un totale di 852.876,66 euro. Nel lungo elenco di creditori, però, non mancano le curiosità, piccole fatture insolute e quasi insignificanti per una grande azienda, ma fondamentali per piccole attività commerciali. C’è ad esempio un credito di soli 6,20 euro vantato un’attività di commercio al dettaglio di prodotti per la casa, 9 euro da un ferramenta di Cosenza. Tante le fatture non pagate ed emesse da stazioni di servizio e rifornimento, come i 9,91 euro di rifornimento di gas a Marcellinara e un altro da poco più di 10 euro a Fasciano. Ma ci sono anche 16,92 euro di debito verso un’azienda di ricambi agricoli di Rende, 11,80 di autoricambi e un’altra, simile, ma da ben 820,43 euro. E poi 187 euro di debiti nei confronti di una farmacia romana e 583 euro nei confronti di una società di preventivi per la protezione antincendio del Catanese.

Ligato (Slc Cgil Calabria): «Non ci fermeremo fin quando non saremo ascoltati»

Sullo sfondo l’azione costante dei sindacati che da anni segue l’evolversi della vicenda. «È impensabile – spiega al Corriere della Calabria Alberto Ligato della Slc Cgil Calabria – che un’azienda così importante (per numero di addetti) venga gestita da tre commissari senza alcun confronto con le parti sociali, con i rappresentanti di quei lavoratori che hanno contribuito a far diventare grande quest’azienda. Ci sono moltissimi nodi da sciogliere: la gestione dello stato passivo per il recupero dei soldi congelati ai lavoratori, la dichiarazione di incapienza per far sì che una gran parte di lavoratori possa richiedere all’Inps il proprio TFR al momento bloccato e soprattutto la futura gestione dei complessi aziendali, che poi sarà il futuro lavorativo di oltre 1.000 persone in Calabria». «Tutto questo – spiega Ligato – non può essere demandato a scelte burocratiche ed unilaterali, devono invece essere coinvolti i lavoratori che queste scelte altrimenti le subiranno senza poter dire la loro. Lo abbiamo scritto più volte ai commissari e lo abbiamo denunciato nei vari tavoli istituzionali. E con queste due giornate di sciopero pensiamo che il messaggio potrà arrivare forte e chiaro, ma se non accadrà, non ci fermeremo fino a quando non saremo ascoltati». (redazione@corrierecal.it)

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