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«Felici arriva un nuovo parco sulle Serre»

È l’epilogo, lieto, di una Calabria che le dirigenze politiche definiscono Straordinaria. L’apoteosi dopo le innumerevoli passerelle montate per esaltare le bellezze, straordinarie, calabre: da Reg…

Pubblicato il: 02/08/2022 – 8:39
di Gioacchino Criaco
«Felici arriva un nuovo parco sulle Serre»

“Sempre fortunati quelli del nord, dicono dall’Aspromonte”. È l’epilogo, lieto, di una Calabria che le dirigenze politiche definiscono Straordinaria. L’apoteosi dopo le innumerevoli passerelle montate per esaltare le bellezze, straordinarie, calabre: da Reggio si aprono discariche fra gli ulivi secolari e sulle Serre si risponde all’altezza -un nuovo parco eolico. Perché è il nuovo che avanza. La modernità che non si ferma e da noi sceglie le sfolgoranti forme delle pale eoliche per spazzare via gli ultimi obsoleti fessi che davvero pensavano che la bellezza, la salute dei luoghi, fossero valori primari. “Bisogna andare avanti”, gridano i manutengoli del sistema, e ingiuriano chiunque voglia discuterla questa modernità che a parte qualche mercedes sotto casa e qualche capo firmato, spesso, falso, ha portato un’emorragia di vita e uno spianamento sistematico di ogni bellezza di una Calabria che Straordinaria lo diventerà nei ricordi. C’è un equivoco su chi siano i buoni, su chi davvero guardi al futuro. E non è che sia davvero futuro accettare qualunque cosa, purché produca, purché ci liberi da ingombri, purché ci renda le cose più facili. A volte è meglio, più moderno: accettare qualche difficoltà, tenersi qualche ingombro. E tutti ce lo siamo chiesti per anni: cosa se ne faranno della nostra terra, una volta che l’avranno spopolata? Ora lo, vediamo, vedremo: ci piazzeranno una “classe dirigente” consuetamente prona e piazzeranno dappertutto marchingegni ultra moderni per produrre energia, di cui noi godremo in altri luoghi. Felicemente accoglieremo rigassificatori e prati infiniti di mulini a vento. Ci faremo accoglienti per i rifiuti. E, se davvero saremo fortunati, chissà che con l’aria che tira non ci beneficeranno di una centrale nucleare (che per chi le trova geniali, si provi a viverci qualche mese nelle vicinanze, e dopo troverebbe meno rassicuranti le carezze degli esperti). È che le discussioni bisogna aprirle, senza scudi ideologici, per capire, decidere, a cosa, a quanto, della bellezza si voglia e si possa rinunciare, per stare meglio (non perché ne abbia giovamento un sistema lontano dai normali). È che bisogna costruire un progetto che identifichi priorità per un contesto. È che serve un contesto che condivida, ma per farlo un contesto deve pur essere vivo. E sulle Serre alle pale si aggiungeranno pale, per soffiare vento su fronde quasi sterili.

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