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«Scilla, la contronarrazione prefettizia»

A Scilla si insedia la commissione d’accesso. Il culmine dell’estate, il divertimento, il riposo, il tripudio delle regine delle vacanze. Scilla, ci si aspetta di vederla in cima alla lista dei de…

Pubblicato il: 10/08/2022 – 11:11
di Gioacchino Criaco
«Scilla, la contronarrazione prefettizia»

A Scilla si insedia la commissione d’accesso. Il culmine dell’estate, il divertimento, il riposo, il tripudio delle regine delle vacanze. Scilla, ci si aspetta di vederla in cima alla lista dei desideri di chi è in viaggio, di sentirne cantare le lodi. Lei, e la sua bellezza impareggiabile. Lei, ha lasciato pagine e servizi di cultura, viaggi. Lei ha transitato sui report della cronaca. Un volo a planare verso i gironi in basso dei penitenti, al centro di una vera e propria contronarrazione del Sud, redatta dalle commissioni d’accesso, dalle richieste prefettizie al ministero dell’interno. E sarà o non sarà permeabile alle influenze mafiose, lo si saprà fra qualche mese, e pure se sia buono o cattivo, il sindaco, sarà un responso ministeriale a dirlo. Scilla, comunque andrà, entrerà in un immaginario collettivo da coppole di traverso. Da dove, in verità, era uscita da un paio d’anni. Ci rientra col sindaco del precedente scioglimento. E, anzi, non si avrà un responso sul bene o sul male, arriverà solo un’ipotetica malvagità o bontà. E la gente non lo sa davvero cosa sia la legge sullo scioglimento amministrativo, perfino molti giuristi ancora non ne comprendono il senso. È una misura di prevenzione che, su una permeabilità ipotetica alle influenze mafiose, può portare all’azzeramento della scelta elettorale e all’insediamento commissariale. Alla volontà del popolo subentra quella della legge. Il più delle volte accade che gli scioglimenti si ripetano. Sotto l’imperio di questa misura di prevenzione sono cadute amministrazioni di contesti che si ritenevano isole felici. A giro, è infinito il numero delle amministrazioni sciolte. La commissione che s’insedia a Scilla, teoricamente potrebbe escludere condizionamenti criminali, statisticamente si conclude con l’indicazione del dissipamento dell’opzione democratica. E, al di là, di chi immagini una malafede burocratica, pare quasi impossibile, mettendo sotto lente, qualsiasi amministrazione a latitudine sudicia, non rinvenirne un potenziale pericolo inquinante. Sarebbe un ossimoro decretare per decenni l’immensa potenza delle organizzazioni criminali, e poi non reperire nei luoghi in cui essa operi, un tentativo di condizionamento. Che poi sarebbe come negare la caducità dell’uomo davanti alle tentazioni. Se al posto del sindaco Ciccone ci fosse un altro sindaco, un’altra amministrazione in un luogo qualunque del sud, chi la metterebbe la mano sul fuoco sull’assoluta impermeabilità? È una semplificazione, estrema pure, la legge richiede la ricorrenza di elementi specifici per arrivare alla tristezza dello scioglimento. Ma è una semplificazione che aggancia lo spirito di una legge che evidentemente così com’è non risolve, spesso mortifica i tentativi buoni delle amministrazioni locali, e spesso accantona esperienze che, al contrario, andrebbero incoraggiate. Il fatto più scoraggiante è il silenzio della politica, al netto di un manipolo di folli. È orribile il tirarsi fuori da ogni discussione quando questa potrebbe portare contro desiderata burocratici o giudiziari. È la pavidità dell’elemento elettivo, della rappresentanza democratica, rispetto all’impatto legislativo che esso stesso crea, ma, spesso, appare, lo faccia, sotto dettatura. È l’estranearsi della politica dalla gente, dalle necessità dei territori: è una corsa folle della politica verso una delegittimazione, propria, che a ogni ritorno elettivo, il corpo elettorale sancisce al ritmo di astensioni sempre più vaste. E i petti sudici, gonfiatisi nel precampionato delle vacanze da qualche video e da qualche articolo, si afflosciano tristi in contrasto con lo splendore reale di Scilla impossibile da far tramontare.

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