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centinaia per Davide

Il dolore di una madre: «Vinci questa battaglia Davide. Hai tutta la vita davanti»

Alla fiaccolata per il ragazzo aggredito a Crotone, lo strazio di Giusy Orlando: «Devi vivere». Il padre: «Ora vivo un incubo». Il sindaco: «Ci costituiremo parte civile». Don Aceto: «Non possiamo …

Pubblicato il: 16/08/2022 – 23:23
di Giuliano Carella
Il dolore di una madre: «Vinci questa battaglia Davide. Hai tutta la vita davanti»

CROTONE «Devi vivere Davide, devi vincere questa battaglia perché hai tutta la vita davanti amore della mamma!». Sono le parole di amore e speranza, miste a rabbia, di Giusy Orlando, la madre di Davide Ferrerio, il 20enne aggredito il 12 agosto in pieno centro a Crotone.
La donna questa sera ha preso parte alla fiaccolata promossa dai cittadini attraverso il tam tam partito sul social e riversatosi sul lungomare cittadino nei pressi di piazzale Ultras per dire “Crotone dice no alla violenza”.
A sostenere la madre di Davide, visibilmente provata dai giorni di agonia attraversati dal figlio Davide, c’erano questa sera al suo fianco anche il marito Massimiliano e il figlio più grande, Alessandro. Tutti e tre hanno parlato alla comunità intervenuta in maniera massiccia (centinaia le persone presenti) per aprirsi a lei nel momento di massimo dolore. Lo hanno fatto nello spazio di riflessione preparato sul sagrato della chiesetta del Carmine. Ad attenderli lì, c’erano don Pasquale Aceto e don Stefano Cava.
All’iniziativa hanno partecipato molti sindaci della provincia che hanno sfilato per le vie cittadine per esprimere la solidarietà della città e del territorio a Davide. Una iniziativa spontanea nata dalla consapevolezza di dimostrare che «Crotone ripudia la violenza» e «per dire che la città non è omertosa». L’aggressore, infatti, è stato arrestato grazie anche ad alcune testimonianze. Crotone questa sera ha inteso così abbracciare la famiglia del ragazzo bolognese la cui madre è di origini crotonesi.

La famiglia di Davide Ferrario alla fiaccolata

La rabbia di Giusy verso l’aggressore

Non si dà giustamente pace Giusy Orlando per la violenza subita dal figlio uscito di casa per andare a mangiare una pizza e oggi in coma farmacologico ricoverato al Pugliese Ciaccio di Catanzaro. «Cosa hai fatto di male a questo mostro», ha urlato la donna, rivolgendosi idealmente al figlio». «Voglio definire così – ha proseguito la donna – questa persona che ha ridotto così mio figlio che era un buono, uno che non avrebbe mai fatto del male a nessuno». «Eri uscito per stare in allegria con i tuoi amici – ha implorato la donna nei confronti del figlio – e sono bastati 10 minuti perché ti riducesse così».
«Perché ha fatto questo a mio figlio, perché! Continuo a chiedermi», ha tuonato Giusy Orlando rivolgendosi a Nicolò Passalacqua ritenuto l’autore del pestaggio e adesso in carcere, indagato per tentato omicidio. «Cosa c’entra questa persona con mio figlio – ha detto alla comunità –, è una persona che vive ai margini della società e non è certo uno che ama il prossimo. Come mamma prego tutti i santi e spero che mi ascoltino perché la vita di mio figlio è nelle loro mani».   

«Non mi sento più sicura a Crotone»

«Adesso – ha ammesso la donna con sconforto – non mi sento più sicura a venire a Crotone, proprio qui dove sono nata e cresciuta».
Quindi l’appello della donna alla comunità di Crotone che ha ringraziato per la vicinanza di questa sera, ma verso cui ha anche espresso anche parole di risentimento. «Voglio dire ai cittadini di Crotone – ha esortato Giusy Orlando – di denunciare. Di essere meno omertosi, di intervenire immediatamente quando si verificano degli episodi così gravi. Di non stare a guardare. Di agire, di non aspettare il peggio, perché in questa città si aspetta il morto: è sempre stata una città così, fin da quando ero bambina». «Io – ha aggiunto la donna – grido al mondo e a voi crotonesi di cui un po’ ho perso la fiducia. Ma adesso siete in tanti qua, in tanti siete venuti per mio figlio e vi ringrazio, perché mi state sostenendo. Però dovevate sostenere anche mio figlio quella sera, quando erano le 20.45, in pieno centro. E nessuno lo ha fatto. È stato visto correre, con uno che gli correva dietro. E nessuno ha detto: “Hei, fermati!”. Mio figlio non sarebbe in coma».

Il padre: «Grazie per la vicinanza»

«Ringrazio tutti per la vicinanza della città di Crotone che mi riempie di speranza – ha detto Massimiliano Ferrerio, padre di Davide -. Ora vivo un incubo. Non riesco a concepirlo. Chi conosce Davide non può credere che sia accaduto questo a lui che è la bontà in persona. Penso che sia stata una maledetta circostanza. Grazie ai cittadini di Crotone, questo abbraccio dà forza a Davide».

Il fratello: «Sono sicuro che tornerai»

Quindi il pensiero commovente di Alessandro al fratello Davide. «Vent’anni fa – ha detto il ragazzo visibilmente scosso, ma lucido – sei venuto al mondo perché ho insistito con i miei genitori perché mi sentivo solo. E adesso purtroppo sei qui a combattere per la vita. Tu così riservato e introverso – ha quindi aggiunto il fratello –, saresti questa sera qui a chiederti: ma tutte queste persone sono qui per me? Ma veramente? Sicuramente grazie alla fede e a tutti voi, sono sicuro che tornerai a parlarci di nuovo e a raccontarci quello che hai vissuto. Grazie di cuore Crotone!», ha concluso Alessandro.

Don Pasquale Aceto: «Non possiamo far finta di niente»

«Siamo qui – ha esordito don Pasquale Aceto davanti al sagrato della chiesetta gremito di cittadini – perché ciò che ha vissuto la famiglia di Davide non ci è indifferente, perché non possiamo far finta di niente e sentiamo il dover di fare di più. Perché stare a guardare non è sufficiente! Abbiamo capito – ha detto don Aceto – che essere indifferenti e super partes non significa essere dalla parte del bene. Sappiamo che il bene richiede una scelta di campo che avviene nella nostra coscienza e richiede una misura alta che è quella della vita. Allora chiedo alla nostra comunità – ha concluso –, a nome dell’arcivescovo Panzetta, di elevare le nostre preghiere per Davide perché possa essere glorificata la vita che è più forte di ogni violenza».

Il sindaco: «Anche la città è parte lesa»

La fiaccolata si è quindi mossa di qualche metro verso la vicina Prefettura. Qui una delle organizzatrici, Lucia Sottile, ha tenuto a precisare che si è tratta del «luogo simbolo della presenza dello Stato sul territorio» e che «questo è un monito alle istituzioni a stare vicino ai cittadini e garantire sicurezza». Il sindaco Vincenzo Voce e il presiedente della Provincia, Sergio Ferrari, hanno annunciato la richiesta di costituzione di parte civile nel processo che scaturirà dalle indagini. «Certo – ha precisato Voce – in un territorio come questo occorre sempre maggiore presenza di Forze dell’ordine e di presidi di legalità. Ma in questo brutto episodio di violenza assurda e ingiustificata, la comunità di Crotone è parte lesa in quanto vittima di una rabbia ceca che avrebbe potuto sprigionarsi in qualsiasi altro luogo. L’impegno – ha concluso il sindaco – deve essere di tutti perché storie simili non accadano mai più».  (redazione@corrierecal.it)

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