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l’intervista

Paragone sbarca in Calabria: «Qui troppa burocrazia, aiutiamo chi produce ricchezza»

Il leader di ItalExit oggi a Lamezia. «Noi e l’ultradestra? Polemica inutile. Cristiano mai iscritto a Casa Pound. Il vero pericolo per l’Italia è Bruxelles»

Pubblicato il: 01/09/2022 – 7:34
di Roberto De Santo
Paragone sbarca in Calabria: «Qui troppa burocrazia, aiutiamo chi produce ricchezza»

LAMEZIA TERME Senatore uscente, capo di un movimento anti-sistema, un programma che chiede più volte l’uscita dell’Italia dall’Unione europea. E sondaggi che oscillano intorno alla quota chiave 3% (l’ultima rilevazione presentata da Mentana nel Tg La7 segnala Italexit al 3,4%). Gianluigi Paragone sarà nel tardo pomeriggio di oggi a Lamezia Terme per raccontare le proprie idee ai calabresi. Il Corriere della Calabria lo ha contattato per un’intervista a tutto campo.

I vostri detrattori vi dipingono come movimento anti sistema che pensa più a opporsi piuttosto che a proporre soluzioni. Come replicate a esempio con idee per possano aiutare la Calabria a imboccare la strada dello sviluppo?
«Siamo contro all’attuale sistema politico e ci opponiamo alle scelte operate dai recenti governi, e questo mi pare ovvio. ItalExit ha una visione della società completamente diversa da quella di Draghi, dei partiti che lo hanno sostenuto e da chi ha fatto un’opposizione di maniera restando alleato a chi invece era nel governo. Ma devo informare voi e i vostri lettori che abbiamo presentato un programma di 130 pagine che tocca ogni tema principale dell’agenda politica, sociale, economica, ambientale. Se a qualcuno fa comodo presentarci per quello che non siamo e ignorare la nostra proposta, questo mi dispiace perché a rimetterci è il dialogo democratico: il nostro progetto può piacere oppure no, ma esiste e di quello ci piacerebbe discutere. Come si fa nella vera politica, che non è gossip, accuse, calunnie, omissioni, ma proposta sociale. Sulla Calabria, innanzitutto va detto che è una terra fantastica, addirittura la seconda al mondo in termini di biodiversità. Per dare a questa splendida Regione una nuova via di sviluppo, inizierei a proporre meno burocrazia all’interno delle strutture pubbliche, per favorire gli imprenditori che vogliono investire in Calabria e per attrarne molti altri. Chi produce ricchezza, ossia le imprese, sono un motore sociale fondamentale per la crescita e per l’occupazione, specie quella giovanile. Sono gli imprenditori che creano il lavoro vero, soprattutto gli imprenditori nostrani, quelli che producono il Made in Italy che noi vogliamo proteggere dall’assalto delle Multinazionali monopoliste e omologanti. Poi c’è il tema della sicurezza a tutela delle persone oneste, che sono il 99% della popolazione e che sono state per troppo tempo abbandonate dalle istituzioni. Terzo punto, basta con il commissariamento e i tagli della sanità: negli ultimi 10 anni sono stati chiusi ben 20 ospedali, vi sembra normale? Sulla sanità e sulla sanità di territorio bisogna invece investire, così come sulle infrastrutture: ad esempio posso citare la messa in sicurezza e il potenziamento della 106 jonica, o il potenziamento dei tre aeroporti. Ricordiamo poi che la Calabria è una terra dove si potrebbe vivere di cultura, turismo estivo ed invernale: tutti settori da migliorare e rilanciare, respingendo qualsiasi tentativo di svendita a multinazionali straniere che vorrebbero appropriarsi delle nostre coste».

E poi c’è quella vicinanza con il mondo dell’ultradestra che ha portato alla rottura con Alternativa. Anche in Calabria candidate come capolista alla Camera Massimo Cristiano, già esponente di Casapound. La linea politica anche nella nostra regione sarà questa?
«Vede? A proposito di polemiche stucchevoli, c’è questo continuo tentativo di accomunare ItalExit a qualcosa di esterno. Mettetevi il cuore in pace, al nostro interno troverete persone che hanno avuto esperienze di destra o di sinistra, moderati, anche chi non ha mai fatto politica ma ha deciso di impegnarsi di fronte all’attuale degrado. Noi siamo il primo partito ad avere compreso che in questo mondo confuso e in fase di violento cambiamento i parametri di un tempo sono saltati. Oggi la contrapposizione non è più fra destra e sinistra, ma fra chi vuole un mondo neofeudale, omologato, ipertecnologico, ipercontrollato e dominato da grandi gruppi finanziari e chi invece crede ancora nella centralità delle persone, nella libertà e nei diritti individuali, nell’importanza delle tradizioni che si sono sviluppate nei secoli e che caratterizzano ogni territorio. La rottura con Alternativa è avvenuta solo perché alcuni di loro pensavano di usare ItalExit come un taxi per il ritorno in Parlamento: ce ne siamo accorti e abbiamo immediatamente cambiato rotta. Le polemiche successive sono del tutto inconsistenti, visto che le nostre candidature erano note da tempo. Il nostro statuto recita al primo punto che noi ci schieriamo a difesa della Costituzione italiana, la migliore del mondo, quella che i neoliberisti accusano di essere troppo socialista. Un motivo in più per andarne fieri. Nello specifico della domanda, Massimo Cristiano non ha mai avuto la tessera di Casapound: si è candidato nel 2018 perché in quel particolare momento storico riteneva che fosse l’unico modo per mandare un messaggio legato a temi sovranisti veri, quali la sovranità monetaria e nazionale. Ha abbracciato in tutto e per tutto il programma e la filosofia di ItalExit, è  coordinatore regionale da oltre due anni. Grazie a lui e a tutto il gruppo calabrese abbiamo centinaia di iscritti, migliaia di simpatizzanti, sezioni di ItalExit in tutte le province, 4 sedi fisiche aperte. Un lavoro incessante di radicamento tra la gente, fatti concreti che coinvolgono cittadini di ogni estrazione politica e sociale. Parlare di ultra destra è semplicemente ridicolo. Chi sta in ItalExit è un seguace della Costituzione democratica, che mi pare invece sia stata offesa e umiliata da chi stava al governo in questi anni».

Nella sua attività parlamentare si è più volte contraddistinto per azioni antieuropee. Eppure è da Bruxelles che sono arrivate e continuano ad arrivare risorse fondamentali per rilanciare l’economia calabrese. Quale sarebbe l’alternativa?
«Arrivano risorse che andranno restituite. Sono un prestito. E sa cosa c’è in gioco? Il nostro futuro e la nostra libertà. Perché Bruxelles, in cambio di questi soldi che in ogni caso dovremo ripagare, ci chiede ulteriori misure di austerity, ulteriori sacrifici, ulteriori tagli ai salari. Bruxelles ci chiede di sacrificare e massacrare un popolo già esausto. Questa è l’anticamera della distruzione sociale che abbiamo già visto applicare in Grecia. La soluzione è uscire da questa follia che ci ha intrappolati e che ha causato danni enormi a cittadini ed economia italiana, riappropriarsi della sovranità monetaria e cominciare a investire veramente sul nostro Paese. Non con soldi prestati, non sottoposti a continui ricatti, ma liberi di fare veramente ciò che va fatto».

Vi siete schierati fortemente contro il Governo Draghi, anche su misure che riguardavano il sostegno ad imprese e cittadini del Sud. Cosa rimproverate di più a quell’esperienza?
«Il governo Draghi ha cominciato a svendere settori interi dell’economia italiana. Ha applicato la Bolkestein, messo all’asta le nostre coste. Vi ricordate quando Tremonti propose di affittare le nostre spiagge e venne deriso da tutti? Bene, oggi Draghi le vuole svendere e nessuno fiata. A questo siamo ridotti, nel silenzio di tutti i partiti di governo e di finta opposizione. Le categorie sono state abbandonate: chiedete ai pescatori o ai tassisti cosa pensano dell’operato di Draghi. Chiedetelo a imprese ed esercenti che si vedono arrivare bollette incredibili e insostenibili nell’indifferenza del governo, che ha trovato i soldi per le armi da spedire in Ucraina ma poi non li trova per aiutare imprenditori, esercenti e famiglie. Non è una questione di aiuti saltuari quella di cui si deve parlare, ma occorre un intervento strutturale, un completo cambio di prospettiva».

La Calabria sconta più di altre regioni le conseguenze degli effetti del caro energia e dell’impennata dell’inflazione. Cosa proponete per aiutare famiglie e imprese calabresi?
«Innanzitutto servono politiche economiche anti cicliche e keynesiane. Occorre mettere mano alle risorse attraverso uno scostamento di bilancio a copertura di questi aumenti ingiustificati, dovuti essenzialmente alla speculazione sui mercati e alle sanzioni alla Russia, che stiamo pagando noi. Il Paese sta sprofondando, si rischia una crisi sociale senza precedenti. E l’unica soluzione del governo è di spegnare i riscaldamenti delle case. Se non si cambia rotta si va verso la catastrofe, e fra poco i cittadini se ne accorgeranno».

Quali sono le differenze che vi contraddistinguono rispetto alle altre proposte politiche alternative a centrodestra e centrosinistra e perché un calabrese dovrebbe votarvi?
«Perché proponiamo un modello ideologico e sociale completamente diverso. Perché per primi abbiamo capito che il mondo di oggi si muove con dinamiche nuove, che vanno comprese e affrontate con intelligenza e con sensibilità. Non vogliamo consegnare la nostra società nelle mani di poche multinazionali super potenti che poi, inevitabilmente, ci renderebbero schiavo di un loro modello disumano. Questo nessuno lo dice nel nostro panorama politico, ma è qui che si gioca in modo drammatico questa partita. Ora si stabilisce la forma che avrà il nostro futuro. ItalExit lo vuole libero, umano, fortemente incentrato su diversità e caratteristiche territoriali e nazionali che si devono fondere e incontrare, rafforzandosi l’una con l’altra. Nella diversità e nella collaborazione è lo spirito dell’uomo, non nell’omologazione fredda e nell’arida religione del pensiero unico». (r.desanto@corrierecal.it)

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