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L’intervento

Inchiesta “Reset”, Morra: «Commissione d’accesso per Rende e Cosenza»

Il presidente dell’Antimafia sollecitata l’istituzione degli strumenti di controllo per i due Comuni dopo gli arresti del sindaco Manna, dell’assessore della “sua” giunta Munno nonché del membro de…

Pubblicato il: 03/09/2022 – 16:52
Inchiesta “Reset”, Morra: «Commissione d’accesso per Rende e Cosenza»

RENDE «Si è dimostrata una promiscuità tra ambienti politici, imprenditoriali e ambienti criminali che sono presenti nella città di Rende e di Cosenza» per questo «credo che una Commissione d’accesso sia doverosa sia per il Comune di Rende sia per il Comune di Cosenza». Così il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra, in un lungo video postato sul profilo facebook ha commentato l’operazione “Reset” che ha coinvolto tra gli altri il sindaco di Rende Marcello Manna, l’assessore della “sua” giunta Pino Munno nonché il membro dell’esecutivo cosentino Francesco De Cicco. Morra a questo proposito ha annunciato di aver «parlato con chi di dovere» proprio al fine di attivare le procedure necessarie all’insediamento delle due commissioni. Ma nel video, Morra commenta il profilo politico dei personaggi coinvolti nell’indagine. Ad iniziare dal sindaco di Rende «ma non soltanto», ha ricordato Morra. «Circa un anno e mezzo fa – ha sottolineato – i sindaci calabresi, pur essendo noto a tutti che l’avvocato Marcello Manna fosse coinvolto in indagini particolarmente rilevanti e, molti ricorderanno un fotogramma che pochissimi hanno pubblicato in rete – perchè nella mia regione certe immagini non possono essere proposte – lo elessero presidente (regionale, ndr) dell’Associazione nazionale comuni italiani. Sapevano, i sindaci calabresi, che Manna era oggetto di indagini, però se ne son fregati. Manna, fra l’altro, a gennaio passato, ha subìto anche un’interdizione dell’esercizio della professione d’avvocato». E qui il presidente della Commissione nazionale antimafia ha fatto emergere «la paradossalità della vicenda». «All’avvocato Manna si impedisce di esercitare la professione forense, quindi si interviene su un aspetto privatistico, però gli si consente di continuare a fare il sindaco, aspetto pubblicistico. Soltanto in Italia possono avvenire certe cose».
«Manna – ha proseguito ancora Morra – è stato eletto sindaco la prima volta nel 2014, poi è stato riconfermato nel 2019. Rende è un Comune che conta circa 37mila residenti in cui l’età media è assai giovane perché ci abitano soprattutto universitari. I giovani hanno necessità di particolari servizi e, guarda caso, il tessuto imprenditoriale impregnato di ‘ndrangheta si era immediatamente messo a lavorare per offrire questi servizi ai ragazzi che da tante parti della Calabria convergono su Rende per poter studiare». E qui emerge l’altra anomalia segnalata da Morra. «Manna che è stato messo ai domiciliari, non mettetevi a ridere, decaduto, verrà sostituito come facente funzione, da un assessore alle Politiche sociali, Annamaria Artese, il cui fratello è stato arrestato anche lui. È un imprenditore ed è stato anche lui arrestato. Si chiama Ariosto Artese».
«Annamaria Artese – ha detto ancora nella sua descrizione Morra – è assessore della Giunta Manna ma è anche segretaria cittadina del Partito democratico di Rende da maggio 2022. Ma se Manna è sindaco del centrodestra come fa ad avere in Giunta un assessore che è segretario cittadino del Pd?», s’interroga il presidente dell’Antimafia. «Semplice: Perché in Calabria, così come in altri territori, vige il trasversalismo. Per cui un anno di qua e un altro di là, poi si vedrà». Per questo ha sottolineato Morra, Manna si è avvicinato nel tempo a chi riteneva fosse «il più forte». «Perchè dalle nostre parti vige la regola – ha evidenziato – “Francia o Spagna purché se magna”».
Ma il presidente della commissione parlamentare antimafia ne ha avuto nel suo video commento anche per quanto avvenuto a Cosenza, comune in cui è finito a domiciliari l’assessore De Cicco. «Questa è una storia ancor più simpatica – ha detto ironicamente Morra –. A Cosenza si va al voto, l’anno scorso, alle Comunali, al primo turno il candidato del centrodestra, Caruso, non ottiene la maggioranza assoluta e quindi si va al ballottaggio. Ma contro chi si era schierato Caruso, figlio di una maggioranza di centrodestra? Si era confrontato con i candidati di altri gruppi politici fra cui De Cicco che era però suo avversario per le Comunali, ma al tempo stesso assessore della Giunta Occhiuto». Dunque anch’egli esponente di centrodestra. «Poi succede che si va al ballottaggio – ha ricostruito Morra – e vincerà il candidato del cosiddetto centrosinistra, Franz Caruso». Tra gli esponenti che contribuiranno a quella vittoria, ha ricordato Morra c’è anche «il candidato Francesco De Cicco» «diventando poi assessore alle Politiche sociali della giunta di centrosinistra». Passaggio che serviranno al presidente dell’Antimafia a far concludere che questo potrà accadere «fin quando noi accetteremo che in politica si possa passare da un fronte all’altro non dopo vent’anni – ha detto Morra – ma in funzione solo della convenienza».
Ritornando poi sull’operazione, Morra ha sollecitato appunto l’istituzione delle commissioni d’acceso per i due comuni, ricordando lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, di alcuni anni addietro del Comune di Rende. Ma anche l’intervento da parte della Corte dei Conti su Cosenza che ha portato alla dichiarazione di dissesto finanziario: «Come la relazione della Commissione Antimafia ha dimostrato – ha detto Morra – le finanze di Comuni gravemente infiltrati sono assai spesso governate da chi, piuttosto che rispettar la legge dello Stato italiano, favorisce interessi criminali. Sono ipotesi che vanno verificate. Credo che la Prefettura abbia l’obbligo – ha concluso Morra – di promuovere una Commissione d’accesso sia presso il Comune di Rende, sia presso il Comune di Cosenza, per verificare se le condotte degli amministratori attinti siano state lesive della trasparenza e della legalità che debbono sempre accompagnare le azioni delle amministrazioni locali».

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