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Medici dai Caraibi o medici in affitto? In attesa dei concorsi la situazione non consente soluzioni immediate

Viaggio nella carenza di personale nella sanità calabrese. Le opzioni per il breve periodo sembrano solo due: o si ripiega sulle società private o si “dirotta su Cuba”. In ogni caso, chi deve rispo…

Pubblicato il: 07/09/2022 – 16:29
di Emiliano Morrone
Medici dai Caraibi o medici in affitto? In attesa dei concorsi la situazione non consente soluzioni immediate

L’accordo per l’utilizzo di 497 medici cubani negli ospedali calabresi è ancora tema di scontri tra politica, Ordini professionali e sindacati di categoria.
La vicenda ha riproposto il problema della carenza di personale medico nella sanità pubblica della Calabria, già emerso nei due anni dell’emergenza Covid e legato alle limitazioni del Piano di rientro, ai bilanci in rosso delle aziende sanitarie, al numero chiuso dei corsi di laurea in Medicina e a contratti e compensi molte volte sconvenienti. Il problema dipende anche «da disorganizzazione e immobilismo opportunistico nella dirigenza sanitaria», accusa uno specialista indotto a fuggire dal contesto locale, nonostante i volumi e livelli elevati delle prestazioni rese nel pubblico.
Il fabbisogno di medici, dato recente della Regione Calabria, è di 2.407 unità nelle discipline Medicina e Chirurgia d’accettazione d’urgenza, Pediatria, Terapia intensiva e Rianimazione, Chirurgia generale, Malattie dell’apparato cardiovascolare, Ginecologia e Ostetricia, Radiodiagnostica, Ortopedia e Traumatologia. In pratica manca un medico ogni 822 abitanti, se non consideriamo i posti vacanti in tutti gli altri ambiti della sanità pubblica.
Negli ultimi giorni, in Calabria il dibattito si è concentrato sui costi dei medici in affitto, paragonati a quelli del contingente cubano, che comporterebbe un esborso pubblico di 2,3 milioni di euro al mese, nell’ipotesi di impiego a pieno organico.
Spesso le aziende sanitarie calabresi si rivolgono a società italiane private per garantire la copertura temporanea dei turni con professionisti esterni. Talvolta, invece, cercano la disponibilità dei medici ad assumere incarichi provvisori in casi necessari. Ne è un esempio l’avviso dello scorso 21 luglio, dell’Asp di Reggio Calabria, finalizzato a «reclutare personale medico, da utilizzare in caso di esaurimento delle vigenti graduatorie aziendali di disponibilità nel settore della Continuità Assistenziale».
L’11 luglio 2022, invece, sempre l’Asp di Reggio Calabria ha pubblicato un avviso esplorativo per «individuare operatori economici interessati all’affidamento del servizio di copertura turni di personale medico», per i soli luglio e agosto 2022, nelle «Unità operative complesse di Anestesia e Rianimazione e Medicina e Chirurgia d’Accettazione ed Emergenza (Pronto Soccorso) dei presidi ospedalieri Spoke di Polistena e Locri». Nell’atto figura che «l’importo complessivo presunto a base d’asta è pari ad € 175.920», iva esclusa, per un totale di 4.398 ore.
Nell’archivio on line degli atti dell’Asp di Cosenza, troviamo la delibera del 26 maggio 2021, relativa a «Servizi di fornitura di personale medico» per un costo di 397.440 euro, iva esclusa, necessaria alla «copertura della Guardia medica pediatrica nello Spoke di Corigliano-Rossano» per tre mesi.
Ancora, con delibera dello scorso 8 agosto, l’Asp di Cosenza ha affidato fino al 31 gennaio 2023 la «Guardia medica anestesiologica e rianimatoria» per l’ospedale di Praia a Mare alla Nuova Hypnos srl Tp. Il relativo costo è di poco meno di 400mila euro e comprende un servizio integrativo negli ospedali di Paola-Cetraro e di Corigliano-Rossano. La stessa società aveva già in carico il servizio originario nel presidio di Praia a Mare. Per mantenere il servizio, l’importo stanziato a suo tempo, pari a 210mila euro, era insufficiente.
Reca la data del 6 maggio 2022 un’altra delibera dei vertici dell’Asp di Cosenza volta ad assicurare, con una spesa di quasi 126mila euro e il legittimo affidamento diretto alla Cmp Global Medical Division, una guardia attiva di: Anestesia, con 38 turni mensili, negli ospedali di San Giovanni in Fiore, Praia e Rossano; Pronto soccorso, con 52 turni al mese, per le sedi di San Giovanni in Fiore, Trebisacce e Corigliano; Pneumologia, con 13 turni mensili, nell’ospedale di Rossano. La delibera in questione – in cui è l’Asp premette che, «nonostante l’attivazione delle procedure di reclutamento del personale, non riesce a sopperire alla carenza di personale medico per garantire il servizio sanitario» – non specifica la durata del servizio, comunque temporanea e subordinata all’importo delle risorse impegnate, né fornisce indicazioni sui costi orari delle prestazioni.
Lo scorso 2 agosto l’Asp di Cosenza ha deliberato un accordo con la Pediacoop. L’azienda ha ricomprato, nello specifico a poco più di 270mila euro, un servizio di turni di «Guardia medica pediatrica» per l’ospedale di Corigliano-Rossano: 21 in agosto e 16 nei mesi successivi fino al successivo ottobre (compreso).
È probabile che, con le persistenti, gravi carenze di personale nella sanità pubblica calabrese e l’aumento in atto dell’inflazione, l’affitto di medici da società private abbia una lievitazione dei prezzi. I servizi già assegnati con questo sistema riguardano, come visto, settori primari dell’assistenza sanitaria, che le aziende pubbliche della salute sono tenute a garantire. Peraltro, con riferimento al 2019, la griglia dei Livelli essenziali di assistenza registra, per la Calabria, un punteggio di 125, che la pone al penultimo posto della classifica, davanti alla Sardegna.
In sintesi, la situazione non consente soluzioni immediate, in attesa dell’espletamento dei concorsi e, si spera, della disponibilità di nuovi laureati in Medicina e specializzati nelle varie discipline. La sanità calabrese resta poco attrattiva per i medici che lavorano in altre regioni, «soprattutto – ritiene un docente universitario del settore – per l’immagine che dà di sé, per la generale assenza di meritocrazia, per gli ostacoli interni che nelle aziende pubbliche continuano a porre detentori di quote di potere, sempre al loro posto a prescindere dai dati della produzione e in quanto mai si prevede una stima obiettiva delle singole responsabilità».
Al momento, le opzioni per il breve periodo sembrano soltanto due: o si ripiega sulle società private italiane o, a dirla con una battuta, si dirotta su Cuba. In ogni caso, chi deve risponderne? (redazione@corrierecal.it)

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