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Spaccio a Cosenza e l’orgoglio del gruppo dei “Banana”. «Dobbiamo attaccare sempre»

Nelle pagine dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro, la ricostruzione dell’autonomia del gruppo criminale guidato dai fratelli Abbruzzese

Pubblicato il: 07/09/2022 – 17:44
di Giorgio Curcio
Spaccio a Cosenza e l’orgoglio del gruppo dei “Banana”. «Dobbiamo attaccare sempre»

COSENZA Avevano al soldo un ampio numero di pusher, quelli necessari per soddisfare una piazza di spaccio esigente e vasta, e una domanda rilevante e capillare di droga. Un business proficuo e complesso, ma saldamente controllato dai “Banana”, storico gruppo criminale degli Abbruzzese attivo nel territorio Cosentino. Non una famiglia qualunque perché quella dei fratelli Luigi, Marco e Celestino Abbruzzese (quest’ultimo già collaboratore di giustizia) è, di fatto, un gruppo autonomo, e lo si capisce chiaramente dalle numerose conversazioni intercettate nel corso dell’attività investigativa che ha portato all’operazione “Reset”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri. Tutti dettagli finiti nelle pagine dell’ordinanza firmata dal gip Alfredo Ferraro.

Nessuna interferenza esterna

«E fammi capire! Tu mi vieni a parlare… Se mi parli di Luigi Banana (Luigi Abbruzzese), parli dello “Struzzo” (Marco Abbruzzese), parli di Antonio (Antonio Abruzzese), allora alzo le mani! Tu mi stai parlando di uno che con noi non ci fa parte proprio! È una cosa a parte! E perché non lo porti qua e vediamo se è con noi?». È il 20 settembre 2018 quando gli inquirenti intercettano una conversazione tra Andrea Greco, finito in carcere, e Ivan Trinni, finito invece ai domiciliari. Quest’ultimo si lamentava di Gennaro Presta che, probabilmente, non ha voluto assecondare qualche sua richiesta di fornitura di stupefacente. Greco, sentendo però il suo nome si altera e specifica chiaramente che (Presta) non fa parte del gruppo. Già perché quello dei Banana è un gruppo criminale particolarmente agguerrito e non accetta interferenze di soggetti “esterni”. Lo scrive nero su bianco il gip, ma era già emerso dalle numerose inchieste e nel corso del processo tuttora in fase di svolgimento nel Tribunale di Cosenza, “Testa di serpente”.

L’autonomia dei “Banana”

Che sia autonomo, poi, lo si coglie anche dalle intercettazioni captate dagli inquirenti e finite nell’ordinanza del gip. C’è Andrea Greco, ad esempio, che il 27 ottobre 2018, nel corso di un incontro con Pietro De Mari noto come “Coccobill”, anche lui finito in carcere, racconta quanto accaduto il giorno prima nel corso di un posto di blocco dei Carabinieri. «Ieri mi hanno smontato (…) venti pezzi ho buttato» e De Mari commenta: «Ce li mandano (…) non lo vuoi capire che ce li mandano!». Greco, nel corso nel dialogo, si mostra comunque contento di essere riuscito a scappare dal posto di blocco. «Quello della Giulietta mi aveva già bloccato qua sotto! Meno male che sono stato intelligente! Come sono scappato (…) me ne sono scappato dietro il bigliardo!». Ma, nel corso della conversazione, emerge ancora più chiaramente la spregiudicatezza degli appartenenti al gruppo criminale. Greco, in particolare, si mostra fiero di essere riuscito ad eludere un posto di blocco e di essersi poi sbarazzato della droga. «No, il compare tuo l’aveva già buttata sotto là! Però inculachilé l’hanno trovata dopo». «Te l’hanno accollata?» chiede De Mari a Greco che risponde: «E come fanno ad accollarmela? (…) io ho detto, tu trovi un morto a cento metri ed è il mio il morto, che stai dicendo!? No, ha detto, non sia mai! Avevano bloccato qua, hai capito come ci sono passato vicino?». 

«Dobbiamo attaccare sempre»

E, contenti per lo scampato pericolo, i due si vantano di essere tutti una squadra vincente e agguerrita. «E, noi abbiamo sempre i denti di fuori il compare tuo!» «noi siamo sempre attaccanti, uno il numero nove e il numero uno (…) Si, noi dobbiamo attaccare sempre. Non siamo difensori!». Confermando, così, di essere tutti sodali della stessa organizzazione criminale. (redazione@corrierecal.it)

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