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‘Ndrangheta a Bagnara, armi e intimidazioni: il controllo criminale del trio De Giovanni-Praticò-Buscetti

Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip di Reggio Calabria la ricostruzione delle gerarchie per il controllo del territorio

Pubblicato il: 11/09/2022 – 13:30
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta a Bagnara, armi e intimidazioni: il controllo criminale del trio De Giovanni-Praticò-Buscetti

REGGIO CALABRIA L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria “Nuova linea” che, nei giorni scorsi, ha portato all’arresto di 22 persone, sebbene si sia concentrata particolarmente sulle attività delle cosche della ‘ndrangheta sul territorio di Scilla, ha permesso anche di ricostruire l’esistenza sul territorio di Bagnara Calabra di un’articolazione di ‘ndrangheta particolarmente agguerrita. Nomi e figure di spicco che ritornano, come accade spesso nei contesti territoriali.

I nomi che ritornano

Già negli anni scorsi, infatti, gli inquirenti erano riusciti a ricostruire un quadro ben definito costituito da Rosario De Giovanni, tra gli arrestati del nuovo blitz. Il classe ’55, nato a Bagnara Calabra e noto come “Melu u Bastuni” era già finito al centro dell’inchiesta “Crimine”. Secondo gli inquirenti, però, De Giovanni si sarebbe avvalso del contributo – fondamentale – di Fortunato Praticò, reggino classe ’79, già condannato nel processo “Family Gang” e finito in carcere anche lui. Altro elemento di vertice e preposto essenzialmente a mantenere i contatti con gli esponenti della ‘ndrangheta attiva a Scilla era, secondo gli inquirenti, Rocco Buscetti. Il classe ’73, nato a Bagnara, per gli inquirenti si sarebbe prodigato essenzialmente alle attività estorsive oltre che ad essere il vero collante tra famiglie.

L’escalation criminale e il controllo di Praticò

L’attività investigativa, così come riportato nell’ordinanza firmata dal gip Sabato Abagnale, ha presto spunto essenzialmente dall’allarmante escalation criminale che, tra l’8 agosto e l’8 dicembre 2017, si è registrata a Bagnara Calabra. Il protagonista è proprio Fortunato Praticò. Sarebbe stato lui, in particolare, l’8 agosto 2017 a sparare ripetutamente contro l’abitazione del comandante della Polizia Municipale di Bagnara, Rosario Bambara con una pistola Browning calibro 6,35. Una ritorsione, riporta il gip nell’ordinanza, per i controlli «sempre più stringenti che lo stesso Bambara avrebbe svolto nei confronti dei venditori ambulanti presenti nel territorio di Bagnara Calabra». Il 7 novembre dello stesso anno Praticò, insieme ad altri due soggetti di cui uno minorenne, sarebbe stato trovato a vagare per le strada di Bagnara Calabra armato di fucile mentre pianificava un attentato contro un uomo che, secondo Praticò, «aveva mancato di rispetto Rosario Leonardis», ovvero suo suocero. Secondo gli inquirenti, inoltre, quella stessa sera il gruppetto capeggiato da Praticò avrebbe effettuato una consegna di poco più di 1 kg di droga, provando poi il funzionamento del fucile in una zona isolata di Bagnara, per verificare la presenza della vittima designata e poi nascondere l’arma. Un gruppo agguerrito, disposto a tutto: anche ad ingaggiare, senza paura, un eventuale scontro a fuoco con i Carabinieri senza temere di ucciderli.

Il tentato omicidio per vendicare il cugino

Poche ore dopo, come se non bastasse, il gruppo guidato da Praticò – riporta ancora il gip nell’ordinanza – avrebbe anche sparato alcuni colpi di fucile davanti al Municipio, di giorno e quindi in pieno centro. Lo stesso fucile che, l’8 dicembre 2017, è stato trovato fra le mani di Praticò, appostato nei pressi di un’abitazione nonostante si trovasse, in quel periodo, agli arresti domiciliari. Grazie alle intercettazioni dei colloqui con i familiari, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il piano omicida di Praticò: il suo intento, infatti, era quello di vendicare l’omicidio del cugino, Francesco Catalano, ucciso il 21 febbraio 2010 a Bagnara Calabra, rimasto vittima di un agguato ‘ndranghetistico con 19 colpi d’arma da fuoco cal. 9 e tre colpi di fucile cal. 12 per imporre la sua egemonia criminale nel territorio di Bagnara Calabra, spalleggiato dal “capobastone” Rosario De Giovanni. Per gli inquirenti sarebbe stato proprio lui a consegnare a Praticò il fucile. (redazione@corrierecal.it)

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