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La vicenda

In coma dopo un volo dalla finestra, le accuse agli agenti: «Lo hanno buttato giù»

Esposto dei genitori del 36enne sordomuto caduto a Roma. Presentata interrogazione parlamentare

Pubblicato il: 12/09/2022 – 17:04
In coma dopo un volo dalla finestra, le accuse agli agenti: «Lo hanno buttato giù»

ROMA Un uomo in coma e tanti punti da chiarire. È la vicenda di Hasib Omerovic, disabile di 36anni, precipitato dalla finestra di un appartamento di uno stabile di edilizia popolare a Primavalle nel corso di una perquisizione delle forze dell’ordine. Una vicenda drammatica denunciata dai familiari dell’uomo e che ha portato l’onorevole Riccardo Magi a presentare una interrogazione parlamentare alla ministra dell’Interno. Il fatto risale al 25 luglio scorso.

L’esposto della famiglia


Secondo quanto emerge dall’esposto presentato dai genitori di Omerovic, l’uomo sarebbe stato picchiato e poi lanciato dalla finestra. Il racconto di quanto avvenuto si basa sulla testimonianza della sorella minore di Hasib, presente nell’appartamento durante l’attivita’ di agenti in borghese. Nella denuncia, che ha portato la Procura di Roma ad aprire un fascicolo per tentato omicidio al momento contro ignoti, si fornisce la versione della sorella. La mattina del 25 luglio, Omerovic, affetto da una grave forma di sordita’, era nella sua abitazione a Roma, in via Gerolamo Aleandro, in compagna della sorella minore, disabile anche lei, mentre i genitori e l’altra sorella erano fuori casa. Nell’appartamento arrivano quattro agenti. Qui si deve riavvolgere il nastro: il giorno precedente, infatti, una delle sorelle era stata avvicinata dal proprietario di un bar della zona che le aveva riferito che stava girando su Facebook un post in cui si accusava Hasib di avere importunato alcune ragazze del quartiere e che lo avrebbero «mandato all’ospedale», chiedendo di vedersi anche con il 30enne il giorno dopo per parlarne.
Secondo quanto si afferma nella denuncia il post sarebbe stato rimosso, ma i familiari sono riusciti a fare uno screenshot. Il testo, accompagnato dalla foto del ragazzo, recitava: «fate attenzione a questa specie di essere, perché importuna tutte le ragazze bisogna prendere provvedimenti». Alle 13.12 del 25 luglio la sorella ha ricevuto una telefonata della vicina che li invitava a tornare immediatamente a casa. La vicina ha poi passato il telefono ad una agente che ha avvisato i familiari del fatto che Hasib era ferito e si trovava in ospedale ma che «aveva solo un braccio rotto». La situazione era però diversa: il 36enne infatti era stato ricoverato al policlinico Gemelli in rianimazione con fratture su tutto il corpo ed in stato di coma vigile. Su quanto avvenuto nell’appartamento ci sono due ricostruzioni diametralmente opposte.
Secondo la sorella minore dopo che gli agenti hanno chiesto all’uomo i documenti quest’ultimo, impaurito, si sarebbe chiuso in una stanza. Qui la situazione, a detta della giovane, avrebbe preso una piega drammatica. Gli agenti avrebbero forzato la porta. «Lo hanno picchiato con il bastone, è caduto e hanno iniziato a dargli i calci – ha riferito la sorella – è scappato in camera e si è chiuso, loro hanno rotto la porta, gli hanno dato pugni e calci e lo hanno preso dai piedi e lo hanno buttato giù». Sempre secondo quanto riportato nell’esposto, nei giorni successivi un agente del commissariato avrebbe riferito informalmente ai familiari che Omerovic avrebbe «infastidito molestandole alcune ragazze del quartiere», per cui gli agenti si sarebbero recati nella sua abitazione per chiedere l’esibizione dei documenti.

La versione dell’agente

Secondo il racconto dell’agente, Hasib sarebbe rimasto tranquillo ma mentre stavano andando via, avrebbero sentito alzare la tapparella della finestra della camera da dove si sarebbe buttato. Risposte su quanto avvenuto arriveranno dall’indagine dei pm di piazzale Clodio che hanno sequestrato alcune lenzuola con macchie di sangue e il bastone di una scopa spezzato. La vicenda arriverà anche all’attenzione del ministro Lamorgese. Nell’interrogazione l’onorevole Magi chiede infatti alla numero uno del Viminale «se, al di là dei profili di competenza dell’autorità giudiziaria, non ritenga di avviare con la massima urgenza un’indagine interna per fare luce sugli obiettivi e le modalità dell’intervento della Polizia di Stato e su eventuali violazioni anche disciplinari poste in essere, se vi sia un rapporto di servizio sull’intervento e quale sia il contenuto dello stesso».

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