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inchiesta “nuova linea”

L’«arroganza criminale» del boss Giuseppe Fulco a Scilla, i contrasti con “gli abusivi” e i timori di una ritorsione

Quando il nipote di Giuseppe Nasone per «rassicurare il sindaco Ciccone» sminuiva la figura di Carmelo Cimarosa, nuovo pentito nelle cosche di ‘ndrangheta di Scilla

Pubblicato il: 18/09/2022 – 19:37
di Mariateresa Ripolo
L’«arroganza criminale» del boss Giuseppe Fulco a Scilla, i contrasti con “gli abusivi” e i timori di una ritorsione

SCILLA «Allora! Buttiamo le carte sul tavolo, qua, a Scilla si fa quello che dico io, quando lo dico io e come cazzo voglio io», «O ti pare che qua puoi venire a fare quello che vuoi (. . .) Ora ti faccio la tassa come gliela metto a quegli altri, andiamo bene così? Ah? Dobbiamo fare così?». A spiegare con tono minaccioso a un fornitore di pesce come ci si “comporta” a Scilla è il boss Giuseppe Fulco. Cinquantuno anni, nipote del defunto Giuseppe Nasone, indicato come il capo storico dell’omonimo gruppo criminale, Fulco è una delle 22 persone arrestate nell’ambito dell‘operazione “Nuova Linea” scaturita dall’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, e dai sostituti procuratori Walter Ignazitto, Nicola De Caria e Diego Capece Minutolo, con un blitz scattato contemporaneamente nel Reggino, a La Spezia e Verona. E questa e solo una delle tante conversazioni captate dagli investigatori e presente nelle carte dell’inchiesta che ha ricostruito nei dettagli l’attività della ‘ndrangheta nel territorio di Scilla e il sodalizio con quella di Villa San Giovanni e Bagnara. Un’indagine che ha provocato un terremoto anche nella vita politica e istituzionale della città. Nelle indagini figura, infatti, anche il sindaco Pasqualino Ciccone, la cui amministrazione, dallo scorso agosto, risulta sottoposta all’accesso di una commissione antimafia.

Lo strapotere di Giuseppe Fulco e la “nuova linea” di ‘ndrangheta a Scilla

Le indagini – si legge nelle carte dell’inchiesta – hanno «confermato che l’articolazione di ‘ndrangheta di Scilla, riconducibile alla storica ndrina Nasone-Gaietti» ha operato sul territorio «infiltrandosi subdolamente nel tessuto sociale ed istituzionale della città, suscitando timori ed atteggiamenti omertosi presso la cittadinanza, dettando regole ispirate a criteri di prevaricazione ed arroganza criminale, imponendo il pizzo agli operatori economici del territorio, rapportandosi con le cosche operanti nei territori limitrofi con vicendevole riconoscimento mafioso». Tornato in libertà nel novembre 2018, Fulco aveva assunto il ruolo direttivo e ricevuto l’avallo della cosca Alvaro di Sinopoli, dando vita alla cosiddetta “nuova linea” di ‘ndrangheta – da qui il nome dato all’operazione – nel territorio scillese.

I contrasti con “gli abusivi” e i timori di una ritorsione

Ma la guida di Giuseppe Fulco non era ben vista da tutti. Il suo ruolo verticistico e la sua “nuova linea”, infatti, stavano stretti a Virgilio Giuseppe Nasone e ai figli Domenico e Francesco, definiti da Fulco e da Antonino Nasone (”Nino”), detto “La Iena”, come “quelli della Piazza” e percepiti come dei veri e propri «nemici interni», «abusivi all’interno dei nuovi assetti associativi». Fulco – sottolineano gli inquirenti era «solito confrontarsi con la “Iena” su ogni tematica di interesse per la consorteria, condividendo con il sodale ogni momento di fibrillazione». «Gli dobbiamo fare sentire il fiato sopra il collo a questi qua. Non si devono permettere di respirare più», diceva Fulco ad Antonino Nasone. I due, – emerge dalle carte dell’inchiesta – tuttavia, temevano che i rivali potessero porre in essere delle ritorsioni nei loro confronti, addirittura ingaggiando un killer per «qualche migliaio di euro al fine di eliminare uno dei rivali nella reggenza di Scilla»: «Questo è pericoloso, ma questo come niente può fare un’azione!», «Questo la può fare una stupidaggine», dicevano.

Le ingerenze nella vita politica e i rapporti con il sindaco Ciccone

Fulco e “i suoi” – è emerso dalle indagini – avrebbero cercato, riuscendoci, di infiltrarsi nelle istituzioni politiche di Scilla. L’obiettivo – scrivono gli inquirenti – era quello di «orientare il consenso elettorale per la scelta degli amministratori comunali, al fine di trarre vantaggi di vario tipo e, in particolare, per infiltrarsi nel lucroso business delle concessioni demaniali sul lungomare di Scilla». Un modus operandi che continuava ad essere seguito nonostante il Comune fosse stato già sciolto nell’aprile del 2018 «in ragione dell’ingerenza della criminalità organizzata e dei pressanti condizionamenti sull’amministrazione comunale». A finire nelle indagini, insieme a un consigliere comunale e a un tecnico, anche il sindaco Pasqualino Ciccone, primo cittadino ai tempi dello scioglimento, rieletto nel 2020 con il 97,84% dei voti.
E con Ciccone, indagato per scambio elettorale politico-mafioso, Fulco aveva avuto diversi contrasti nati dal fatto che «dopo avere chiesto appoggio elettorale alla ‘ndrangheta, ottenuta l’elezione a sindaco di Scilla, abbia disatteso l’accordo per timore di essere tratto in arresto». Fulco – scrivono gli inquirenti –  si diceva pentito per aver sostenuto Ciccone in occasione delle precedenti consultazioni elettorali, manifestando la netta volontà di individuare altri candidati per il futuro: «Non dobbiamo votarlo nessuno più a questo cornuto».
Ma «era sempre Giuseppe Fulco a dare assicurazioni al sindaco Ciccone, garantendo che nessuno avrebbe attentato alla sua vita». Nelle intercettazioni dell’indagine “Lampetra” nel luglio 2021, infatti, erano emerse pesanti minacce da parte di un indagato – oggi nuovo collaboratore di giustizia – nei confronti del primo cittadino. Si tratta di Carmelo Cimarosa, classe 86, nipote di Virgilio Giuseppe Nasone.
Da una conversazione captata emerge che Fulco avesse «tranquillizzato l’avvocato Gaetano Ciccone (fratello del sindaco ndr), sminuendo la figura criminale di Cimarosa e dando assicurazioni sul fatto che nessun atto di violenza sarebbe stato esercitato ai danni di suo fratello Pasquale». Fulco, in sostanza, sottolineano gli inquirenti, «si ergeva a garante dell’incolumità del primo cittadino, con la sicurezza di chi – dall’alto del suo ruolo direttivo della locale criminalità organizzava – si diceva in grado di controllare ogni evento delittuoso, discernendo tra i reali pericoli e le mere millanterie dei soggetti che in quell’ambiente gravitavano».

L’«arroganza criminale» di Fulco. «A Scilla si fa quello che dico io, quando lo dico io e come cazzo voglio io»

Per gli inquirenti il nipote di Giuseppe Nasone avrebbe dimostrato «arroganza criminale» e la «volontà di imporre, con l’intimidazione mafiosa, le sue regole inderogabili». Il gruppo da lui capeggiato avrebbe messo in atto una lunga serie di estorsioni ai danni di numerosi imprenditori impegnati in lavori pubblici e imposto ai ristoranti della zona la fornitura di pesce e pane, commercializzati da imprese governate in modo occulto da alcuni affiliati, oltre che allungare i tentacoli sugli appalti comunali di Scilla, «tramite i contatti inseriti nel comparto amministrativo». «Ora ti faccio la tassa come gliela metto a quegli altri», minacciava il nipote del boss Nasone, parlando dell’imposizione del “pizzo” che solito applicava a tutti gli operatori economici della zona, ricordando ai suoi interlocutori che: «A Scilla si fa quello che dico io, quando lo dico io e come cazzo voglio io».
«Fulco – sottolinea il gip – non si faceva scrupoli a ostentare la sua appartenenza alla ‘ndrangheta anche dinanzi a terzi estranei». Anzi, in una conversazione captata dagli inquirenti nel minacciare un uomo, che si era presentato come marito di un giudice, affermava di «non avere la benché minima considerazione nei confronti di magistrati, avvocati e forze dell’ordine, essendo egli “dell’altro lato. collocandosi, quindi, nella “fazione” contrapposta allo Stato». «… inc … che vostra moglie è Giudice, la prossima volta, che voi vi comportate male (…) io vi dico che a Scilla voi non venite più! Poi tu puoi essere Giudice, Avvocato o Maresciallo. Io sono dell’altro lato! E tu qua non vieni più».

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