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La riflessione

«La triste guerra di campanile di Catanzaro contro l’Unical»

Stamattina, in una piazza di Catanzaro Lido, si è tenuto un sit-in di protesta contro l’ipotesi dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università della Calabria. Alcuni pa…

Pubblicato il: 22/09/2022 – 16:24
di Giuseppe Ciacco*
«La triste guerra di campanile di Catanzaro contro l’Unical»

Stamattina, in una piazza di Catanzaro Lido, si è tenuto un sit-in di protesta contro l’ipotesi dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università della Calabria. Alcuni partecipanti portavano sulle spalle anche una bara con un manifesto, con il quale si proclamava la morte dell’ateneo catanzarese. Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio comunale di Catanzaro ha annunciato l’imminente convocazione di una seduta aperta del civico consesso, con all’ordine del giorno la l’approvazione di una mozione finalizzata a mantenere a Catanzaro l’unica Facoltà di Medicina attiva in Calabria. Il sindaco di Catanzaro ha lanciato, a tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale, l’appello a fare quadrato, invitandole a concordare e approvare, in una logica bipartisan, un documento unitario, che rivendichi l’esclusività della facoltà di medicina solo presso l’ateneo del capoluogo di regione. Gli ha fatto, subito, eco il leader dell’opposizione consiliare, che ha manifestato piena disponibilità verso il documento unitario. Il rettore dell’Università di Catanzaro, l’altro giorno, ha disertato la cerimonia celebrativa dei 50 anni di vita dell’Unical e ha manifestato, apertamente, assoluta contrarietà all’istituzione della facoltà di Medicina presso l’Università della Calabria. Questo è il quadro di riferimento. E, allora, senza troppi giri di parole e, assai francamente, occorre prendere atto del seguente dato: la Città di Catanzaro, con in testa i suoi massimi vertici istituzionali e accademici ha, unilateralmente, dichiarato una guerra di campanile all’Università della Calabria. Questo è l’indiscutibile dato di fondo: una guerra di campanile insensata e fratricida. Per alcuni versi anche indecifrabile. Che infiacchisce e indebolisce lo spirito pubblico della regione. Che inocula il micidiale veleno del “separatismo” in una latitudine, che, viceversa, dovrebbe, sapientemente, ricercare e valorizzare le ragioni profonde del “proprio stare insieme”. E, allora, non si può rimanere impassibili.
Alla crociata dichiarata contro l’Unical occorre reagire. Senza proseguire sulla strada accidentata degli ottenebranti fondamentalismi, ma utilizzando, dentro la feconda cornice del pluralismo dialettico, il dizionario del ragionamento e del confronto. Bandendo i macabri simboli della morte, ma adoperando, viceversa, gli utensili generatori di fertile linfa vitale per tutta la regione: da Nocara a Melito di Porto Salvo. Partendo da un punto di domanda: ma perché, proprio oggi, è stato scatenato tutto questo finimondo?  Ma all’Unical il corso di laurea in “Medicina e Tecnologie digitali”, non è stato attivato già dall’anno scorso, in perfetta sinergia con l’Università Magna Graecia? Anzi, per quel che io ne so, il corso di laurea dell’Unical è una costola della Facoltà di Medicina di Catanzaro ed è stato attivato, previo formale assenso degli organi accademici di Catanzaro.
E, allora, perché oggi si solleva cotanto polverone?  Quali sono le ragioni di un ripensamento così fulmineo? Se non sono ragioni inconfessabili, si abbia il pudore di renderle pubbliche. Dopodichè, sia chiaro a tutti: quando si parla dell’Unical, si parla di uno degli atenei più prestigiosi del mondo. Un formidabile arcipelago composto da docenti dalle superlative virtù professionali e da studenti e studentesse, che sono autentiche eccellenze. Una meravigliosa fucina di cultura e di sapere. Della quale la Calabria e, l’Italia tutta, devono menar vanto e orgoglio. E, allora, dire che con l’istituzione della facoltà di Medicina all’Unical significherebbe “ fare qualcosa che domani non servirà a nessuno” è, assolutamente ingeneroso. Forse è anche sfacciatamente oltraggioso. Detto questo, io, sinceramente, non so se esistono, per davvero, nell’attualità, le condizioni per istituire una autonoma facoltà di Medicina all’Unical. Tuttavia so che è inconcepibile collocare il tema dentro l’infernale spirale del cieco fanatismo. Lo sviluppo del sistema universitario fa bene a tutta la Calabria. E parlare di “dannoso sbilanciamento” del sistema universitario è una contraddizione in termini. Lo sviluppo del sistema universitario è, sempre e solo, una risorsa per tutta la regione, dovunque esso matura e si realizza. La questione dello sviluppo dell’università calabrese – e rimarco, dell’università calabrese – deve essere affrontata senza prevaricazioni di una parte sull’altra. E il NO deciso e apodittico, coralmente pronunciato a Catanzaro, contro l’eventuale apertura di una facoltà di Medicina all’Unical è una intollerabile prevaricazione. Suona come una sinistra contestazione del borbonico delitto di lesa maestà. E, per finire, mi domando: ma se l’Università di Catanzaro ha – come dice il suo Rettore – una storia di 45 anni di medicina, perché mai, allora, la facoltà di Medicina all’Unical dovrebbe decretare la morte della pluridecennale facoltà di Catanzaro? O, forse, a qualcuno fa paura l’iperbolica eccellenza dell’Unical? È questa, l’inconfessabile ragione di cotanta parossistica mobilitazione catanzarese?

*consigliere comunale della Città di Cosenza

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