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Lucano: «Sui migranti la visione punitiva è nel Dna della destra, Riace era un modello»

L’ex sindaco commenta il braccio di ferro tra Viminale e ong: «Il copione si ripete con il solito scaricabarile, quello che accade è mortificante»

Pubblicato il: 02/11/2022 – 16:44
Lucano: «Sui migranti la visione punitiva è nel Dna della destra, Riace era un modello»

REGGIO CALABRIA «Non c’è niente di nuovo. Il copione delle destre si ripete in una lettura kafkiana della realtà». Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi di carcere per le sue politiche sull’accoglienza dei migranti nel piccolo paese della Locride, non appare stupito. Il braccio di ferro tra il Viminale e le ong – tre quelle in attesa di ottenere un porto sicuro di sbarco con quasi mille migranti a bordo – se lo aspettava. «La visione punitiva e restrittiva è nel Dna della destra. Quello che accade è mortificante perché sullo sfondo ci sono esseri umani con tutte le loro sofferenze», dice all’Adnkronos l’ex primo cittadino per il quale la Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto nel processo di appello la condanna a 10 anni e 5 mesi di reclusione.
«Sul piano personale sto vivendo un calvario, ma Riace è stato un modello: ha dimostrato che era possibile la convivenza della multiculturalità e che il racconto dell’invasione è una finzione». Il senso del fare politica per lui è «contribuire alla causa della giustizia sociale, dell’eguaglianza. Allora bisognerebbe interrogarsi, chiedersi perché questa umanità è costretta ai viaggi della speranza, a bordo di barconi insicuri che attraversano il mare». La risposta chiama in causa l’Occidente. «Abbiamo colonizzato e saccheggiato i loro territori – dice Lucano -, abbiamo esportato la guerra, imposto un sistema economico fondato sulle diseguaglianze». Un’alternativa è possibile. «Riace, un piccolo comune con tantissime problematiche tipiche dei paesi del Sud alle prese con la mancanza di lavoro e il condizionamento delle mafie, ha dimostrato che l’immigrazione può essere soluzione. È stato un luogo che ha dato speranza alle persone in fuga dalle guerre ma che, a sua volta, ha ricevuto speranza, quella di poter immaginare ancora un futuro. Luogo pulsante di umanità invece che borgo fantasma come tanti ce ne sono in Calabria».
«Nell’Europa dei fili spinati, in cui ognuno punta a proteggere i propri confini – conclude l’ex sindaco di Riace – noi li abbiamo dissolti. A chiunque è stato assicurato il diritto di abitare, ognuno è stato considerato un cittadino prezioso e non un problema di ordine pubblico. Mi rammarica e mi deprime sentire di nuovo parlare di blocchi navali e vedere questa umanità sofferente in attesa di una decisione mentre tra Stati e Governi prosegue lo scaricabarile. Sulla pelle di esseri umani». (AdnKronos)

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