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Locride Capitale della cultura? Si può fare (ma mettiamo da parte gli stereotipi)

Un progetto che può andare oltre il peccato originale di Duisburg. Lo Svizzero che ha sposato la Calabria (e Goel). L’altra emigrazione di Julia Russ, monsignor Savino sul tetto e le altre storie d…

Pubblicato il: 05/11/2022 – 7:00
di Paride Leporace
Locride Capitale della cultura? Si può fare (ma mettiamo da parte gli stereotipi)

La Locride è candidata a Capitale italiana della cultura. Il ministero il 15 novembre designerà la short list di dieci finaliste.
È un progetto nato dal basso, molto meditato e che meriterebbe più adesione collettiva tra i calabresi.
Nei giorni scorsi la Giunta della Regione Calabria su proposta del vicepresidente Giusi Princi ha dato il suo sostegno politico un po’ tardivamente ma pur sempre con un suo valore. Annunciato lo stanziamento di 50.000 euro preventivi in caso di riuscita dell’impresa. Dal punto di vista economico il braccino è stato troppo corto. A Matera, per il traguardo europeo, fu messo nel bilancio previsionale del dossier un milione di euro dalla Regione, cosa che fu molto ben valutata dalla Commissione esaminatrice di Bruxelles e fu molto utile da investire a vittoria acquisita.
Come accaduto in altre candidature calabresi, l’adesione è stata localistica e molto territoriale, concentrata nell’area dei 42 comuni della Locride.
Mi ha molto colpito negativamente in queste ore la presa di posizione del collega reggino Claudio Cordova espressa sul sito che dirige, “Il Dispaccio”. A suo giudizio la Locride non merita questo titolo. Tra distinguo ambigui, il peccato originale è che questo territorio richiama più Duisburg e i raduni mafiosi che oscurerebbero la sontuosità della cultura magnogreca, i suoi pensatori e scrittori, la bellezza dell’Aspromonte che guarda il mare, la lingua grecanica, l’espressione di un pensiero altro da difendere.
Il quadro culturale della Locride che descrive Cordova è totalmente negativo. Tutta colpa della ‘ndrangheta e di «quei due o tre intellettuali da strapazzo che ci dicono quanto sia peculiare l’Aspromonte». Spero non siano contemplati i defunti Corrado Alvaro, Pasquino Crupi, Totò Delfino; comunque faccio parte della brigata perché condivido il pensiero.
Una candidatura definita «foglia di fico per celare anni di assassini della cultura», e poi la difficoltà di accesso per arrivarci (si diceva la stessa cosa per Matera che non ha una stazione ferroviaria), i cellulari che non hanno campo, l’analfabetismo, per fortuna non sono state contemplate le cavallette e la scomparsa delle lucciole.
Il ragionamento di Cordova è molto contorto e anche un po’ ambiguo. Infatti l’editoriale si conclude in questo modo: «La Locride nonostante la sua storia e le sue potenzialità, non merita di essere Capitale della cultura italiana. Anche se questo non cancella il fatto che tutti facciamo il tifo perché possa farcela».
Il buon Cordova tira il sasso ma ritira la mano. Non meritiamo il titolo ma tifiamo perché questo avvenga. Che ragionamento è mai questo?
Matera che ha tracciato un solco su questo campo, da vergogna italiana si è trasformata in un’eccellenza. È quello che come calabresi dovremmo auspicare. Pur non vincendo il titolo ma impossessandoci di un nuovo agire che sappia trasformare lo stereotipo della malapianta in un diverso pensare, comunque vada. La Locride da mamma del malaffare va trasformata in terra d’industria culturale. Ne ha potenzialità materiali e immateriali.
Cordova è un eccellente cronista di fatti criminali. È stato l’unico giornalista italiano ad essere selezionato dal Dipartimento di Stato americano a partecipare all’Edward Murrow Program ed ha vinto il Premio Borsellino. Schiena dritta ineccepibile ma come influencer culturale voto 4 per eccessivo emergenzialismo da mafiologo. Le ferite si curano con l’olio non con l’aceto scrivevano i frati francescani nel difendere Pier Paolo Pasolini dall’accusa di vilipendio alla religione.

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DALLA SVIZZERA ALLA LOCRIDE | Gerhard Bantel

Gerhard Bantel era un agente della Borsa di Zurigo con master a Wall Street che da giovane viene in Calabria a Roccella Jonica per vedere da vicino il progetto di adozione a distanza che finanziava dalla Svizzera. Ha deciso di rimanerci a vivere. La sua storia l’ha raccontata a Giuseppe Chiellino del Sole 24 ore.
Quel viaggio in Calabria l’ha cambiato per sempre. È diventato con la moglie missionario evangelico. Questo straniero diventato calabrese, che ora tutti chiamani Gery, ha fatto nascere con altri compagni strada “Goel” il consorzio nella Locride che dopo quasi vent’anni di attività sfiora i 10 milioni di euro di fatturato aggregato, realizzato da circa 50 realtà, tra cui 13 cooperative sociali, due cooperative agricole, due associazioni, una fondazione e più di 30 aziende, prevalentemente agricole. Come gruppo conta quasi 350 dipendenti e difende la dignità del lavoro di tutti contro la mafia locale.
Un bel 9 a Banthel per la sua scelta e 10 a Goel per le sue buone opere. Anche per questo la Locride può ambire a diventare Capitale italiana della cultura.

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Giuliana Russotto su Fb si chiama Julia Russ, vive a Jonadi e nella sua foto profilo mostra una Calabria tatuata sul polso. Era un imprenditrice milanese. Ha deciso di trasferirsi al Sud, aprire un’azienda dalle nostre parti con tutta la famiglia e di cambiare decisamente vita complice un marito calabrese. Sulla sua bacheca si legge: «Avevo perso la mia essenza e l’ho ritrovata qui. Tra la semplicità, l’umiltà, le botteghe di paese, la fiducia nelle persone, l’educazione. Penso che in 45 anni, questa sia stata la scelta migliore della mia vita». Come non darle 9 per resilienza. Un’altra emigrazione è possibile.

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Una vertenza difficile quella degli operai del Consorzio di Bonifica di Trebisacce che vantano 7 mensilità arretrate. Disperati, mercoledì scorso, sono saliti sul tetto della loro azienda. Il vescovo di Cassano, monsignor Savino, non si è perso d’animo ed è andato a parlamentare salendo sul tetto imbracato su un mezzo dei Vigili del Fuoco. Li ha convinti a scendere assicurando che si incatenerà con loro se non trovano ascolto. 8 al vescovo per la determinazione, agli operai 10 per non aver perso la voglia di lottare.

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L’associazione “A Buon Diritto” presieduta dall’ex senatore Luigi Manconi con una raccolta fondi garantisce per due anni il pagamento delle borse lavoro e degli stipendi del doposcuola per stranieri a Riace nate con il modello Mimmo Lucano. 8 per disobbedienza attiva e per continuare a credere che un altro mondo è possibile.

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Per la quarta volta il regista e attore cosentino, romano di formazione, Adolfo Adamo, ha portato in scena al Teatro Rendano 8 detenuti e un ex carcerato per un adattamento de “Il deserto dei tartari”. Prossimo obiettivo fondare una compagnia stabile all’interno della casa circondariale così come ha fatto Armando Punzo a Volterra con la Compagnia della Fortezza. 9 al regista per aver fatto nascere il riscatto creativo in un luogo di afflizione come il carcere.

Adolfo Adamo
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