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Ex carabiniere ucciso perché si oppose al clan Tegano, la Dda di Reggio chiede due ergastoli

Bruno Ielo, da pensionato, gestiva una tabaccheria che, secondo l’accusa, era invisa alla cosca. La requisitoria del processo “Giù la testa”. Invocati 30 anni per l’uomo di fiducia del boss

Pubblicato il: 07/11/2022 – 17:19
Ex carabiniere ucciso perché si oppose al clan Tegano, la Dda di Reggio chiede due ergastoli

REGGIO CALABRIA Due ergastoli sono stati chiesti dalla Dda di Reggio Calabria per l’omicidio di Bruno Ielo, l’ex carabiniere che da pensionato gestiva una tabaccheria a Gallico nella periferia nord della città, ucciso il 25 maggio 2017. Al termine della requisitoria davanti alla Corte d’Assise del pm Stefano Musolino nel processo “Giù la testa” nato da un’inchiesta della Dda coordinata anche dal procuratore Giovanni Bombardieri, l’accusa ha chiesto il carcere a vita per Franco Polimeni che, pur non avendo mai riportato condanne definitive per associazione mafiosa è sospettato di essere uno dei vertici della cosca Tegano di Archi, e per Francesco Mario Dattilo, ritenuto il killer che sparò due colpi di pistola uccidendo Bruno Ielo nel quartiere di Catona mentre rientrava a casa. Il pm Musolino ha chiesto, inoltre, la condanna a 30 anni di carcere per Cosimo Scaramozzino, ritenuto l’uomo di fiducia del presunto boss. Oltre che dell’omicidio, i tre imputati sono accusati di estorsione e illecita concorrenza con minaccia per aver compiuto «atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Ielo e la figlia a chiudere, o comunque, diminuire il volume di affari della rivendita». Reato, quest’ultimo, contestato anche a Giuseppe Antonio Giaramita per il quale il pm ha chiesto 15 anni di carcere per tentato omicidio. Giaramita, infatti, è ritenuto il complice che assieme a Dattilo e a Polimeni risponde della rapina subita alcuni mesi prima dal tabaccaio che, in quell’occasione, fu ferito gravemente con un colpo di pistola in bocca.

Ielo aveva messo in discussione il “prestigio” della cosca

Stando alle indagini, nonostante le minacce subite, l’ex carabiniere non aveva mai abbassato la testa davanti a Franco Polimeni, considerato dai magistrati il mandante dell’omicidio. Per gli inquirenti, infatti, Ielo era «un semplice e onesto tabaccaio» che, da solo, aveva messo in discussione il ruolo e il prestigio della cosca Tegano. Polimeni è il cognato di Pasquale Tegano e aveva la sua attività commerciale a poche centinaia di metri da quella di Ielo. Al termine della requisitoria, il pm ha chiesto infine l’assoluzione per Rita Polimeni che, con il padre Franco, era accusata di un’intestazione fittizia per la gestione della tabaccheria concorrente di quella della vittima. Il processo è stato rinviato al prossimo 28 novembre quando sono previste le arringhe degli avvocati Francesco Calabrese, Basilio Pitasi, Corrado Politi e Gianfranco Giunta. La sentenza dovrebbe arrivare il primo dicembre dopo l’intervento dell’avvocato Giacomo Iaria.

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