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sette giorni di calabresi pensieri

La storiella a luci rosse di Malena tra pubblicità inconsapevole e stroncature “marziali”

La visita della pornostar e il trambusto in provincia. Sindaci sulla graticola a Reggio Calabria e Rende. I calabresi che (non) uccisero Cristo. Diamo i voti ai fatti della settimana

Pubblicato il: 12/11/2022 – 7:07
di Paride Leporace
La storiella a luci rosse di Malena tra pubblicità inconsapevole e stroncature “marziali”

Malena, chi è costei? Non è quella del film di Tornatore. Scriviamo di Filomena Mastromarino, pornostar pugliese che arrotonda con successo da qualche tempo con il suo memoir “Pura” pubblicato da Mondadori e che reca l’esemplificativo sottotitolo “Il sesso come liberazione”.
Quarantenne, lanciata da Rocco Siffredi nel porno, va in televisione seminando frasi ad effetto quali «Non ho più una vita sessuale perché gli uomini hanno paura di me».
Vero cazzeggio produttivo da società dello spettacolo con annessi presunti flirt con attori e calciatori di successo. Non manca anche una comparsata a un’assemblea nazionale del Pd, partito che per farsi del male non si fa mai mancare nulla.
In Italia anche nell’editoria tira più un pelo che una corda e Malena attrae alle presentazioni.

L’occasione non è sfuggita a Cine book food costola di Cineincontriamoci di Acri che con il suo patron Mattia Scaramuzzo ha puntato sul libro a luci rosse.
Gli organizzatori chiedono il patrocinio al Comune e lo ottengono, come fosse un certificato, dal competente assessore Bonacci e siccome in provincia si usa strafare si aggiungono come marche da bollo anche i loghi di Fidapa, Rotary, Lions, Pro Loco, il museo locale e meno male che si è evitato quello della parrocchia.
Locandina pronta e logata con Malena rosso vestita.
Ad Acri in rete, sito iperlocale seguitissimo, arriva l’invito ma si evidenzia anche la presa di posizione del Sidef, sindacato delle famiglie, che martella chi ha patrocinato l’iniziativa.
Si rompe la brocca e si apre la bolla. Dal municipio dicono che non hanno alcun pregiudizio ma l’iniziativa «non risulta patrocinata dal Comune». Imbarazzo dai club service di zona.
Si diffonde una nuova locandina e tutti i loghi sono spariti con Cassazione moralista.
La vicenda viene all’occhio ad Antonio Marziale garante dell’infanzia che sale in cattedra per menare fendenti ai patrocinatori poco attenti ai disturbi psicosessuali della sua categoria protetta (certe pratiche si diceva provocassero la cecità ma cambiando le epoche cambiano anche le presunte conseguenze). Ma ecco il colpo di scena. Il comune di Acri concede il patrocinio. Gli altri hanno preferito soprassedere.
Malena e il suo libro domenica saranno ad Acri dove la presentazione inizialmente annunciata in un bar si sposterà a Palazzo Sanseverino-Falcone. La storiella a luci rosse è persino rimbalzata sul sito americano specializzato Xbix e sul magazine lifestyle Mow. Torme di fans e curiosi calabresi hanno cambiato i programmi domenicali.
A Malena 8 per solidarietà anticensoria, agli organizzatori 9 per situazionismo propagandistico, ai patrocinanti pentiti 3 per inettitudine, al Comune 6 nonostante i dubbi e i tentennamenti, Marziale di nome e di fatto 7 per la grande pubblicità consegnata alla presentazione.
Canta Faber “il bene effimero della bellezza”.

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I calabresi hanno ucciso Cristo. Ancora? Sulla timeline mi compare un titolo de La Stampa: “E’ stato un calabrese a trafiggere Gesù” accompagnato da un “ora comprendo tante cose” del retwittatore che non merita menzione.
La Rete spesso restituisce antichità. Il pezzo è del 30 aprile 2010, stranamente non firmato, ma frutto dello scrittore calabrese Mimmo Gangemi che in un elzeviro di scrittura creativa aveva giocato su stereotipi, leggende e vulgate varie ritengo più per strappare un sorriso che per diffondere una certezza. L’archeologo Battista Sangineto pochi giorni dopo in quel 2010, da buon conoscitore di fonti latine rubricò tutto a sciocchezze. Per far chiarezza e difendersi da molte tesi in libertà di corsivisti improvvisati cerchiamo di far chiarezza.
Lo storico calabrese Augusto Placanica, autorevole per studi e onori accademici, nei suoi libri analizza molto bene la questione sulla nascita della Calabria come problema e della insorgenza di stereotipi e pregiudizi che spaziano da Giuda calabro a centurioni bruzi guidati da Ponzio Pilato. Nomee alimentate nel corso dei secoli da personaggi letterari come la ruffiana Gerarda nella Dorotea di Lope de Vega. Denigrazioni segnalate da Benedetto Croce, confutate da disquisizioni di Pietro Paolo Frentano o gli opuscoli del prete Giovanni Polidori. “Giuda ballerino” esclamerebbe Dylan Dog che ebbe la sorte di essere disegnato in copertina nella brutia Cosenza dalla manifestazione “Le Strade del paesaggio” quando l’orgoglio identitario iniziò a vederci come calabresi riscattati.
Io posso dare voto zero all’incolto retwittatore di pregiudizi e 10 agli storici che analizzando sudate carte hanno smontato leggende archetipiche.

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Morto Giuseppe Bono, calabrese per 20 anni alla guida di Fincantieri

La morte del calabrese Giuseppe Bono, 78 anni, manager di successo di Finmeccanica e Fincantieri ha ricevuto omaggio da Mattarella a tutto il Palazzo italiano. Bono, rimasto orfano di padre, a 18 anni emigrò a Torino da Pizzoni (in provincia di Vibo, all’epoca di Catanzaro) per essere assunto come operaio di linea alla Fiat. Un self made man che ebbe la capacità di diventare uno dei più bravi capitani d’azienda italiani. 10 all’ascensore sociale del boom economico e a un calabrese testa dura e determinato molto apprezzato anche dagli operai di numerosi cantieri navali.

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Giuseppe Mangiavalori fermato sulla soglia dell’essere sottosegretario perché comparso in una prosa giudiziaria antimafia è stato eletto presidente della Commissione Bilancio della Camera. 4 alle ipocrisie della politica tricolore.

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L’ex governatore della Calabria Mario Oliverio “assolto perché il fatto non sussiste” per una kermesse organizzata a Spoleto con Paolo Mieli per promuovere la Regione. Non era peculato. Invece di discutere se era giusto promuovere la Calabria spendendo centomila euro a favore di un evento di una grande firma si è alimentato una scandalo giornalistico e giudiziario che ha contribuito ad azzoppare la candidatura di Oliverio per un’eventuale riconferma. 3 a chi urla alla luna, 4 a chi formula ipotesi di reato senza valutare conseguenze politiche collettive. A Mario Oliverio un abbraccio per le pene umane sopportate ingiustamente.

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Reggio Calabria e Rende scosse da vicende giudiziarie che riguardano i loro sindaci colpiti da provvedimenti giudiziari e condanne.
Reggio, la città più rappresentativa della Calabria assiste attonita alla nuova condanna in Appello per abuso d’ufficio che colpisce Giuseppe Falcomatà erede di un santo laico come Italo, che seppe resistere con i suoi cittadini a processi e iniziative giudiziarie di ogni sorta e di poca valenza.
Falcomatà junior è colpito dalla legge Severino che fu voluta dal suo stesso partito in un momento di fregola giustizialista. Il nuovo ministro Nordio ha annunciato di voler sopprimere il reato di abuso d’ufficio, e Sgarbi da sottosegretario in Riva allo Stretto ha difeso il sindaco dello schieramento a lui avverso attribuendogli patente positiva di amministratore e ruolo di vittima di provvedimento liberticida.

A Rende, la città più ricca economicamente e la più istruita per la presenza dell’Unical, frutto di una gestione della famiglia Principe che ha registrato un calvario giudiziario per l’ex sindaco Sandro uscito assolto da ogni accusa per rapporti con la mafia, vige il caos amministrativo in conseguenza dell’ultima puntata poliziesca segnata da nuovi arresti e misure paralizzanti.
Il sindaco Marcello Manna dopo la vicenda Petrini e l’inchiesta della Dda somma nuove pesanti accuse per appalti inquinati da parte della Procura di Cosenza con interdizione dai pubblici uffici e divieto di dimora a Rende. Vicesindaco, assessori, funzionari sono colpiti da provvedimenti restrittivi. In municipio la Commissione d’accesso raccoglie documenti e nel giro di 6 mesi lo scioglimento del Comune da parte della presidenza del Consiglio è un’ipotesi molto probabile.
Il dibattito balbettante e balbuziente non offre prospettive. Non ci sono più neanche i giustizialisti di un tempo. Quasi tutti garantisti per partito preso più che per convinta adesione; chi invoca dimissioni le chiede per convenienza. Nessuna seria autocritica da parte degli inquisiti.
Restiamo perplessi sotto il tendone della politica osservati da un voyeurismo che si appassiona a leggere nomi e a non considerare nessun contesto. Anche il populismo è annacquato.
Prendiamoci tutti uno zero e cerchiamo di far meglio agli esami di riparazione. Solo 8 a Sgarbi per situazionismo spiazzante. (redazione@corrierecal.it)

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