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Per amore del crimine. Il ruolo delle donne nei clan cosentini

Le relazioni si interrompono, ma i business illeciti proseguono per «tessere le trame criminali congegnate dal marito»

Pubblicato il: 16/11/2022 – 6:59
di Fabio Benincasa
Per amore del crimine. Il ruolo delle donne nei clan cosentini

COSENZA Qualcosa si è rotto nel rapporto sentimentale tra Roberto Porcaro e Silvia Guido. Quest’ultima è coinvolta insieme al «delfino di Francesco Patitucci» nell’inchiesta “Reset”, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Guido non può essere considerata nelle grazie di Patitucci. E’ ai ferri corti con il marito, addirittura avrebbe festeggiato quando la Cassazione aveva respinto il ricorso di Porcaro, prolungando cosi la sua permanenza dietro le sbarre dopo l’arresto nell’ambito del procedimento “Testa del Serpente”. Per questo suo atteggiamento, Guido «è stata già ripresa», ma a turbare l’equilibrio all’interno della confederazione cosentina è un altro episodio: la sparizione di settantamila euro dalla “bacinella”, circostanza «da imputare a spese folli e al suo tenore di vita sopra le righe». E’ Michele Rende (indagato nell’operazione “Reset”) a riferire «che sulla Guido pesa un ulteriore sospetto, quello di aver “fatto sparire il quaderno”, ovvero il registro in cui l’organizzazione criminale tiene la propria contabilità illecita, annotando i nomi del le vittime e le relative rate pagate o da pagare». «Che ci sono soldi… pure dei miei», esclama un soggetto intercettato in una conversazione con Rende. A riprova dell’importanza di quel documento che ha finito per mettere nei guai la moglie di Porcaro. La frizione nei rapporti tra i coniugi emerge chiaramente in una circostanza annotata dagli investigatori. «La donna è molto sconfortata perché sembra che il coniuge abbia inviato una lettera a uno dei suoi figli parlandole male della madre, in particolare mettendone in dubbio la moralità». Porcaro avrebbe intrattenuto una relazione sentimentale con un’altra donna e a seguito del suo arresto avrebbe deciso di ufficializzare quel rapporto, lasciando di fatto la legittima consorte. «Malgrado la fine della loro unione, però, Guido continua a curare gli affari del marito all’esterno, raccogliendo per lui i soldi delle attività illecite». Quella lettera però sembra annunciare al figlio la volontà di mettere da parte del tutto l’ex moglie, «riducendola a vivere con il solo stipendio della cooperativa sociale presso cui risulta assunta». Silvia Guido rende edotto Patitucci e con la moglie di quest’ultimo che sembrano darle ragione entrambi, arrivando anche a suggerirle una possibile risposta. Delusa, amareggiata la donna finisce per confessare apertamente il ruolo criminale assunto all’interno dell’organizzazione: «Francè quello non può permettere a chiunque a parlare di me, ti sto raccogliendo soldi ti ho sempre appoggiato e ti ho sempre nascosto (ammucciato ndr), Francé…». La donna riconosce dunque il suo ruolo nella raccolta dei danari per conto del marito. «Mi sono messa al suo fianco, ti sto portando i soldi e dopo tu che fai? Mi dai in testa e mi lasci pure a piedi? Ma vaffanculo. Allora fai l’uomo, nel momento in cui esco mi prendo quello che è mio, io te lo conservo… però lui qua e io dall’altra parte, non possiamo più camminare insieme».

Il ruolo di Rosanna Garofalo

Le donne, per chi indaga, assumono un ruolo importante nella costruzione delle trame criminali tessute da Porcaro e Patitucci. Il collaboratore di giustizia Luciano Impieri, nel verbale di interrogatorio dell’8 marzo 2018, aveva dichiarato alla Direzione Distrettuale Antimafia come, nonostante lo stato di detenzione di Francesco Patitucci, molti commercianti abbiano continuato a portare dei regali a sua moglie. «…All’epoca si diceva che di regali a Patitucci, mentre era in carcere, ne facevano tanti, intendendo che commercianti che lo temevano portavano i soldi a Rosanna, la moglie, che andava a fare i colloqui con lui». Le intercettazioni a carico di Rosanna Garofalo cominciano il 6 dicembre 2019, e dalle captazioni emerge un ruolo fondamentale nell’opera di riorganizzazione del clan nella quale suo marito sembra essersi buttato a capofitto. «È con lei alla guida, infatti, che Patitucci effettua gran parte dei suoi movimenti in auto, approfittando dei permessi ottenuti dal magistrato di sorveglianza che gli consentono di recarsi a Rose per ricevere cure odontoiatriche e a San Lucido per delle sedute di fisioterapia». Dai riscontri effettuati, il sorvegliato speciale è «solito andarsene in giro per la città di Cosenza sempre con la moglie alla guida, fare brevi soste lungo il tragitto ed incontrare persone». Garofalo non assume un ruolo passivo da semplice autista «ma partecipa attivamente a tessere le trame criminali congegnate dal marito».

I contatti tra Garofalo, Guido e le altre mogli

I contatti tra la moglie di Patitucci e di Porcaro sono intensi e non si limitano alle sole telefonate ma, come accertato attraverso il sistema di video sorveglianza, «Guido si reca giornalmente presso l’abitazione di Garofalo». Contatti assidui si registrano anche con le mogli di altri detenuti appartenenti al clan invitate «in prossimità dei giorni in cui le stesse dovranno andare a colloquio con i loro coniugi, ovvero riceveranno telefonate dagli stessi così da veicolare loro messaggi e disposizioni di Patitucci». Ad avvalorare la tesi investigativa è una telefonata captata tra Garofalo e un’altra donna, moglie di un affiliato. La prima invita la sua interlocutrice a raggiungerla a casa e questa le riferisce che passerà dopo che ha ricevuto la telefonata dal carcere di suo marito, Gianfranco Ruà. E’ Patitucci ad aver investito sua moglie e la consorte di Porcaro a delicati compiti di esattrici delle estorsioni e dei crediti usurari, oltre all’onere del mantenimento dei collegamenti tra i vari affiliati. Il primo aprile 2020, Garofalo e Guido su invito di Patitucci si muovono per consegnare del denaro ad una vittima di usura. Prima dell’appuntamento è Patitucci a fornire istruzioni. «In primo luogo dovranno guardarsi intorno per evitare di essere osservate da occhi indiscreti (dalle forze di polizia), quindi dovranno accertarsi che la vittima non rechi al seguito il suo telefono cellulare per scongiurare eventuali intercettazioni ambientali e infine dovranno far parlare prima la vittima, nel senso che, prima di consegnarle il denaro, deve essere lei a indicare l’entità della somma di cui ha bisogno». «Fai parlare prima a lui… se c’è…quanto ti devo dare?… 1.000 euro… guardatevi…».

La “mesata” e la vicinanza di Avolio

Francesco Patitucci apre le porte della propria abitazione ed accoglie Silvia Guido, moglie di Roberto Porcaro. L’incontro fra i due si apre con la consegna di denaro alla donna, verosimilmente la “mesata” che l’organizzazione assicura alle consorti dei detenuti. Patitucci conta i soldi, «Mille…mille due e cinquanta…» – che poi consegna alla donna, annunciandole inoltre l’arrivo imminente del “compare” Michele Di Puppo. «Di Aavolio non ti puoi lamentare, iah!», dice il capoclan, introducendo un tema investigativo importante: il rapporto tra la famiglia Porcaro e Luigi Avolio, «soggetto che il clan ha messo a disposizione della Gudio». Secondo Patitucci però lo stesso Avolio «sta commettendo qualche leggerezza, rischiando così di compromettere la donna». La confessione è chiara: «Mi stanno arrivando brutte notizie su di te … brutte nel senso che ti vogliono arrestare», «…gli ho detto Luì… fammi la cortesia… trova una soluzione diversa… “no ma caso mai… sono arrivate le patate… non sono arrivate le patate…” ste patate sono arrivate? una volta le patate… un giorno i cetrioli». Avolio, dunque, sarebbe punto di riferimento per una delle attività illecite «verosimilmente il traffico di droga, mascherata con un linguaggio criptico». Tutto ruota attorno alla sicurezza della donna, e all’opportunità di metterla in condizioni da incassare denaro senza rischiare di essere arrestata. Tra le altre cose, emerge come Guido avanzi mille euro da Leonardo Bevilacqua, esponente del clan degli Zingari che secondo la donna «è il boss….fa la vita da boss», ciò nonostante però nicchia sulla consegna del denaro a lei dovuto, tanto da indurla a un duro sfogo con Patitucci: «…perchè mi vede… fa finta di niente!… poi mi vede alla macelleria…o mi paga il caffè… a me il caffè non lo voglio pagato!… me lo pago sola! … glielo posso pagare pure io a lui in ogni caso…». Patitucci garantisce che di questo parlerà con Di Puppo «il più adatto a risolvere la questione in virtù dei suoi rapporti con Bevilacqua».

I rapporti si incrinano

I mesi passano e il distacco tra Silvia Guido e il suo ex Roberto Porcaro raffredda anche i rapporti con Patitucci e consorte. La scarsa considerazione che nutrono nei riguardi di Silvia Guido emerge da una conversazione tra i due coniugi. Patitucci consegna ottocento euro alla moglie per sostenere alcune spese e le contesta di essere «spendacciona», la donna si risente e oltre a difendersi si scaglia contro Guido che, a suo dire, gode di un credito esagerato all’interno dell’organizzazione. E’ lo stesso Patitucci a ridimensionare la figura di Guido e di Porcaro. In passato, dinanzi alle critiche mosse contro quest’ultimo da Mario Piromallo detto “Renato”, ed altri, aveva sempre difeso il suo «delfino», ora il boss ammette che nel periodo di reggenza Porcaro, sia lui che la moglie «hanno rotto i coglioni a tutto Cosenza…».

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