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Il summit nell’agrumeto. «Peppe Piromalli chiamò Berlusconi per nome, lo conosceva già»

A ‘Ndrangheta stragista le dichiarazioni del pentito Bruzzese sul presunto incontro tra uomini di mafia, il Cavaliere e Craxi. «Tutte le famiglie mobilitate per un progetto politico»

Pubblicato il: 21/11/2022 – 17:18
di Mariateresa Ripolo
Il summit nell’agrumeto. «Peppe Piromalli chiamò Berlusconi per nome, lo conosceva già»

REGGIO CALABRIA «Così come ci si prepara a una guerra, così in Calabria ci si preparava ai cambiamenti politici». È in quelle che definisce «stanze segrete della ‘ndrangheta» che secondo Girolamo Bruzzese si dovrebbe guardare per «contestualizzare certi accadimenti». Si arricchisce di particolari il racconto del collaboratore di giustizia ascoltato questa mattina dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria presieduta da Bruno Muscolo nel processo “‘Ndrangheta stragista” che vede imputati il boss palermitano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro, condannati entrambi all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo avvenuto nel 1994.
Intrecci e rapporti tra ‘Ndrangheta, Cosa nostra ed esponenti politici. È questo il contenuto di un’informativa della Dia illustrata nel corso di precedenti udienze dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo circa le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia: Gerardo D’Urzo, Marcello Fondacaro e Girolamo Bruzzese. Proprio quest’ultimo – dopo un breve controesame a Fondacaro – è stato ascoltato nel corso dell’udienza odierna. Al centro le dichiarazioni contenute in un verbale del 10 marzo 2021 e la narrazione dell’episodio al quale il collaboratore di giustizia ha detto di «aver assistito personalmente nel ’78-’79, poco dopo l’omicidio di Aldo Moro» e che vede come protagonisti Silvio Berlusconi e Bettino Craxi.

«Peppe Piromalli chiamò Berlusconi per nome»

«Quando Silvio Berlusconi arrivò, Peppe Piromalli lo chiamò per nome. Lo conosceva già». Il contesto dell’incontro, ha raccontato Bruzzese in aula, sarebbe stato un summit avvenuto nel luogo dove il padre, Domenico Bruzzese, avrebbe trascorso la latitanza. «Erano intorno le 8.30-9 del mattino. Mi trovavo nelle campagne di Polistena, nelle terre di Peppe Piccolo, dove c’era un agrumeto». Diverse le persone presenti, oltre al padre, secondo il collaboratore di giustizia: «Vidi Ciccio Albanese, Peppe Piromalli, Mimmo Giovinazzo, Domenico Alvaro, Girolamo Mammoliti». «C’era una certa eccitazione», ha dichiarato il collaboratore di giustizia che ha poi aggiunto: «Si capiva che stava per arrivare qualcuno di importante. Poco dopo vidi arrivare due persone molto distinte, vestite in un modo che attiravano la mia attenzione. Erano vestiti eleganti, quello più alto era Bettino Craxi», ha specificato Bruzzese che ha raccontato di essere stato colpito in particolare «dai cappelli che indossavano». «Ho riconosciuto Craxi perché lo avevo già visto in televisione», ha detto. Di Berlusconi «mi colpì il sorriso a 32 denti». Ma Bruzzese sul leader di Forza Italia racconta anche un altro particolare: «Quando arrivarono, Peppe Piromalli chiamò Silvio Berlusconi per nome. Lo conosceva già. Fu lui a garantire per Craxi».

«Nel 2004 non parlai di questi fatti per paura»

Dell’incontro con Craxi e Berlusconi, Bruzzese, ancora un ragazzo, ricorderebbe solo l’inizio perché poi sarebbe stato allontanato dal padre “su richiesta di Peppe Piromalli”. Ma dell’episodio si fa riferimento anche in un verbale del 2004, dove tuttavia Bruzzese avrebbe omesso il nome del leader di Forza Italia: «Non parlai di Berlusconi perché in quel momento erano successe delle cose che mi avevano spinto a omettere questi accadimenti». Il collaboratore di giustizia ha confessato di avere avuto paura per la sua incolumità, oltre che per quella dei suoi cari: «In carcere ebbi la notizia che era stato ucciso mio suocero che non aveva nulla a che fare con quel contesto. Io evitavo anche di mangiare e di bere».

«Tutta la ‘ndrangheta mobilitata per il progetto politico»

«Così come ci si preparava a una guerra, così in Calabria ci si preparava ai cambiamenti politici». Così Bruzzese descrive gli incontri e le strategie che sarebbero servite per delineare la linea in Calabria. Incontri e strategie di cui si sarebbe discusso in quelle che il collaboratore di giustizia ha definito «stanze segrete della ‘ndrangheta». «Un progetto politico» che – ha spiegato in aula – sarebbe stato appoggiato da più parti e «per il quale si mobilitarono tutte le famiglie di ‘ndrangheta, da Cosenza a Reggio Calabria». (redazione@corrierecal.it)

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