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I pediatri vincono i concorsi ma “snobbano” la Calabria. «Si usano le coop senza controllo, medici a 100 euro l’ora»

Viaggio nelle difficoltà delle cure infantili. Un minore di 14 anni su 4 si cura fuori regione. Il nodo è l’assenza del reparto di Neuropsichiatria

Pubblicato il: 23/11/2022 – 12:22
di Emiliano Morrone
I pediatri vincono i concorsi ma “snobbano” la Calabria. «Si usano le coop senza controllo, medici a 100 euro l’ora»

Lo scorso 20 novembre è stata la Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Al riguardo, sui social diversi esponenti politici hanno in astratto auspicato un miglioramento delle condizioni di vita dei minori. Tuttavia, quasi nessuno ha accennato ai bisogni dell’assistenza pediatrica, che specie in Calabria «risente – osserva Giuseppe Frandina, dirigente medico del reparto di Pediatria dell’ospedale pubblico di Crotone – dei risaputi e remoti errori di programmazione commessi a livello nazionale». 
Fra i pazienti minori di 14 anni residenti in Calabria, più di uno su quattro è curato in altra regione. La stima, del 2019, è della Società italiana di Pediatria. Ancora, il 42 per cento dei bambini che vivono in Calabria presenta eccesso ponderale tra casi di sovrappeso e di obesità, con successivi costi sanitari e sociali piuttosto ignorati. Negli ospedali e negli ambiti territoriali calabresi mancano molti pediatri di ruolo, il che spinge le Asp ad affidare numerosi turni di reparto, talvolta anche per 100 euro all’ora, a professionisti esterni forniti da cooperative di servizi. Inoltre, in Calabria non è ancora stato attivato un reparto di Neuropsichiatria infantile con posti letto; la rete dell’Oncoematologia pediatrica andrebbe rivista ed esiste una sola Terapia intensiva pediatrica con quattro posti, ricavata come struttura semplice nell’ospedale pubblico di Cosenza.

Frandina: «In queste condizioni, la situazione è destinata a peggiorare»

«Le cause della forte migrazione sanitaria – commenta Frandina – si possono spiegare facilmente. Se in Calabria non si riescono a garantire i Livelli essenziali di assistenza, diventa complicatissimo fare alta specialità. Si registra una carenza drammatica di anestesisti e quindi anche di anestesisti pediatrici. Mancano medici e i colleghi giovani non hanno più tanta voglia di venire a lavorare in ospedale. Il punto vero è, come ha confermato l’emergenza Covid, ripensare il sistema territoriale, sia per la Medicina di base che per quella pediatrica. Codici verdi e codici bianchi ingolfano le unità di Pronto soccorso. Perciò le Case della salute vanno realizzate rapidamente, anche con contestuale assistenza infermieristica e con specialisti che risolvano i problemi più comuni. Vanno decongestionati gli ospedali, in modo da non affaticare chi lavora su patologie più importanti. Le assunzioni di nuovi medici restano insufficienti in tutta Italia. Persistono – precisa Frandina – drammatiche carenze di personale a fronte dei pensionamenti avvenuti. Mentre le altre regioni riescono ancora a contenerne gli effetti, per noi, che siamo in Piano di rientro da oltre 12 anni, è molto più difficile mantenere i servizi principali. Soprattutto, a causa degli incentivi inadeguati, non soltanto sul piano economico, molti colleghi hanno scelto di lasciare il pubblico per andare nelle cliniche private. Nel frattempo, in Calabria la riorganizzazione delle reti assistenziali è influenzata dalla complessa ricognizione dei debiti delle aziende sanitarie. Nonostante gli sforzi in atto per uscire dalla lunga crisi, in queste condizioni la situazione è purtroppo destinata a peggiorare. Sembra quasi – accusa Frandina – come se negli ultimi 15 anni ci fosse stata una regia occulta a beneficio del privato. A cascata, in Calabria si registrano problemi molto seri. Per esempio, abbiamo un’Oncologia pediatrica in grado di trattare le patologie complesse? I nostri Livelli essenziali di assistenza si limitano molto spesso alle patologie invernali. C’è un’Oncoematologia a Catanzaro che funziona. Potrei dire che nell’ospedale di Crotone abbiamo una buona Pediatria, ma da medico devo guardare avanti. Penso che gli scenari futuri non siano assolutamente belli». 

Sperlì: «Necessario il reparto di Neuropsichiatria infantile»

Secondo Domenico Sperlì, primario di Pediatria nell’ospedale di Cosenza e al momento commissario straordinario dell’Asp di Crotone, «malgrado le criticità, in Calabria viene assicurata l’assistenza pediatrica per le patologie più comuni e per quelle complesse, sia negli ambiti ospedalieri che in quelli territoriali». «Da anni – continua – c’è una rete diabetologica calabrese di tutto rispetto, istituzionalizzata e riconosciuta a livello nazionale. Essa è diventata punto di riferimento specifico ed ha contribuito a ridurre la migrazione sanitaria. Nei tre Hub della regione vengono seguite patologie ad elevata complessità assistenziale. La Terapia intensiva pediatrica di Cosenza fornisce buone risposte. Manca, però, un’unità operativa di Neuropsichiatria infantile con annessa degenza, di cui c’è evidente necessità. 
In quanto ai pediatri di libera scelta, stanno svolgendo bene il loro lavoro nel campo dell’assistenza primaria dei soggetti in età evolutiva. Inoltre, gli stessi pediatri sono impegnati nelle vaccinazioni dei bambini secondo il “Calendario per la vita” e vanno incontro alle esigenze delle famiglie. 
Per quanto riguarda la Chirurgia pediatrica, ci sono due unità operative pubbliche: una a Catanzaro, l’altra a Cosenza. Quest’ultima svolge un’attività in linea con i risultati degli anni precedenti. Credo, però, che ci sia ancora tanto da fare. Già nel 2015, come Società italiana di pediatria elaborammo una proposta di riorganizzazione della rete pediatrica calabrese, sia a livello ospedaliero che territoriale. La proposta è stata aggiornata di recente e presentata al commissario governativo per l’attuazione del Piano di rientro e al dipartimento regionale Tutela della salute». 

Scarpelli: «Turni pediatrici da 100 euro all’ora e 36 ore continuative»

Gianfranco-Scarpelli
Gianfranco Scarpelli

«Intanto, abbiamo una grave diminuzione delle nascite in Calabria. L’ultimo anno siamo scesi a 14.500 nati, dieci anni fa – racconta Gianfranco Scarpelli, primario di Neonatologia nell’ospedale di Cosenza – ne avevamo quasi 21mila. Ancora, non ci sono pediatri disposti a venire a lavorare nella nostra regione. Si stanno facendo concorsi per dirigenti pediatri, ma poi i vincitori non accettano l’assunzione. Perciò si sta tamponando con l’utilizzo di cooperative che offrono pediatri a 100 euro all’ora. La spesa è considerevole per le aziende sanitarie e non va trascurato che con questa soluzione viene meno, nelle unità di Pediatria, la continuità assistenziale e la condivisione delle procedure. Si sta arrivando alla privatizzazione del rapporto di lavoro. Questi pediatri in affitto fanno 36 ore di continuo, ben oltre i limiti di legge. Si è perso qualsiasi controllo in proposito. Come Società italiane di Pediatria e di Neonatologia, stiamo chiedendo da tempo di mettere mano a codesta situazione, che non va affatto». 

«La mancanza del reparto di Neuropsichiatria infantile è la prima causa della migrazione sanitaria dei minori»

«In quanto all’assistenza territoriale, in Calabria – continua Scarpelli – abbiamo tanti consultori, che però non hanno personale. Bisognerebbe ridurne il numero e concentrare le risorse in poche sedi, in modo da dare servizi migliori. 
Gli Hub calabresi sono messi bene. Riusciamo a dare buone risposte, ma servirebbe più formazione. Nello specifico ci può aiutare molto la convenzione regionale con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, permettendo agli specialisti calabresi di frequentarne i reparti. 
Le espongo alcuni limiti generali. Non possiamo effettuare particolari indagini genetiche a fini diagnostici. Il Bambino Gesù ci potrebbe venire incontro anche in questo. Così potremmo fare diagnosi complete e trattenere i bambini nella nostra regione. In Calabria non abbiamo un reparto di Neuropsichiatria infantile, il che è la prima causa di emigrazione sanitaria. C’era l’indicazione di realizzarlo nel policlinico dell’Università di Catanzaro, ma poi l’idea non ha avuto seguito e purtroppo non se ne parla più. Inoltre, vi sono servizi ambulatoriali diventati insufficienti. Vede, c’è molta patologia, specie in età adolescenziale». 

«Comunque siamo messi discretamente»

«Circa la Chirurgia pediatrica, quella dell’ospedale di Cosenza – prosegue Scarpelli – sta lavorando a tutto spiano. Specialmente per i neonati, sta eseguendo interventi su tutte le malformazioni. Guardi, abbiamo avuto due bambini operati rispettivamente al Gaslini di Genova e al Bambino Gesù di Roma. Poi i bimbi hanno avuto un reintervento, a Cosenza, per complicanze sopraggiunte al loro rientro in Calabria. Le posso dire che abbiamo ricevuto i complimenti da parte dei chirurghi dei due centri che le ho citato. Insomma, diamo risposte a tutta la regione. Dal punto di vista anestesiologico, a Cosenza abbiamo quattro posti letto di Terapia intensiva pediatrica e anestesisti dedicati. Posso affermare che al riguardo siamo messi discretamente. A noi mancano le attività ultraspecialistiche, ma per queste non abbiamo il bacino di utenza richiesto dal regolamento sugli standard ospedalieri. Come sa, i volumi di attività sono strettamente collegati alla qualità delle prestazioni. Dobbiamo quindi concentrare gli sforzi per dare risposte di qualità. Bisogna però accettare che in alcuni centri si facciano alcune cose soltanto. Da noi, purtroppo, non è ancora entrata questa mentalità».

«Ecco che cosa ci serve»

«Se nei centri hub la qualità del servizio è adeguata, negli Spoke si soffre il problema della carenza di personale. Per esempio, a Polistena ci sono soltanto due pediatri dipendenti e a Corigliano non se la passano meglio. Ciò significa – spiega Scarpelli – che lì si devono appoggiare a delle cooperative. L’assistenza pediatrica di famiglia ha una buona copertura. Il problema è che vanno potenziati poliambulatori e consultori, altrimenti tutto si riversa sull’ospedale. La prima necessità è l’attivazione di un reparto di Neuropsichiatria infantile, ma abbiamo bisogno anche di un’Ortopedia pediatrica e di centri per la diagnosi delle malattie metaboliche e genetiche. Ad oggi noi facciamo lo screening neonatale esteso, grazie ad una convenzione siglata anni fa con Napoli, che scadrà il prossimo 31 dicembre. Al momento non sappiamo se verrà prorogata». 

«Prevenzione già prevista ma non applicata»

«Nel complesso – ritiene Scarpelli – la situazione è discreta, non è così pessima come spesso viene descritta. Mancano le azioni di prevenzione e persiste un’alta percentuale di bambini con obesità. Rammento che il 55% delle donne residenti in Calabria non allattano al seno nei primi sei mesi di vita del proprio figlio. Ciò perché non viene fatta una promozione adeguata e non vengono attivati i corsi di preparazione alla nascita. Consideri che ci arrivano donne che non hanno mai avuto un controllo in gravidanza, con tutte le conseguenze del caso. Le fasce più colpite dal fenomeno sono quelle socialmente più disagiate e con un basso livello di istruzione da parte della mamma. È un problema economico-sociale che incide molto a livello sanitario.
La Regione, però, non è rimasta a guardare. Infatti, l’anno scorso ha approvato il Piano di prevenzione regionale 2022-2025, che riguarda le azioni di prevenzione dal concepimento fino ai due anni di vita del bambino. L’allattamento al seno riduce la percentuale di obesità dei piccoli e aumenta le loro difese immunitarie. Con la azioni preventivate, gli effetti positivi si potranno vedere nell’età adulta. I documenti scritti li abbiamo, ma non sono ancora applicati».

Minasi: «Occorre lavorare su Neuropsichiatria infantile, Cure palliative pediatriche, Oncoematologia ed Emergenza/Urgenza»

«Nei tre Hub della Calabria – dichiara Domenico Minasi, presidente della sezione calabrese della Società italiana di Pediatria e primario nel Gom di Reggio Calabria – abbiamo senz’altro delle condizioni favorevoli per curare le patologie complesse, sia croniche che acute. Certo, ci sono situazioni logistiche e organizzative che potrebbero essere migliorate in modo da incrementare la qualità delle prestazioni. Esistono criticità legate ad aree specifiche. Mi riferisco, in particolare, alla Neuropsichiatria infantile e alla rete delle Cure palliative pediatriche. Si tratta di questioni che abbiamo segnalato ripetutamente; non ultimo nel documento sulle linee di indirizzo per migliorare l’appropriatezza organizzativa dell’assistenza pediatrica e neonatologica in Calabria. Nel testo abbiamo fornito anche indicazioni specifiche e concrete per la parte attuativa. Bisognerebbe ristrutturare l’Oncoematologia pediatrica e istituire il reparto di Neuropsichiatria infantile. Andrebbe insieme rivista tutta la storia sull’Emergenza/Urgenza, focalizzando l’attenzione sulla Terapia intensiva pediatrica. Ora abbiamo quattro posti di intensiva a Cosenza, ma all’interno di un’unità che è articolazione della struttura complessa dell’adulto. Sarebbe meglio creare una Terapia intensiva pediatrica autonoma e definita». 

«Necessario discutere della parte pediatrica della nuova assistenza territoriale»

«In quanto alle strutture territoriali, esse stanno vivendo – dice Minasi – un periodo di forti criticità per via dei pensionamenti e di un turnover a singhiozzi. Cominciano a mancare i pediatri di famiglia a causa della cattiva programmazione degli anni scorsi, che non ha garantito adeguato ricambio del personale. Andrebbe però fatto un discorso più complesso, per esempio sull’organizzazione delle Case della comunità e delle Case della salute, in modo da capire la gestione della parte pediatrica. È un progetto di cui non si parla e di cui bisognerebbe parlare. Poi non si può ragionare a compartimenti stagni: ospedale e Territorio non possono rimanere due strade parallele, ma vanno trovati forme e strumenti per la loro convergenza».

«Nell’ultimo Programma operativo non ci sono dati sulla migrazione pediatrica»

«Il problema della migrazione sanitaria dei bambini è quarantennale. Se ne parlava allora, oggi – riassume Minasi – non è cambiato alcunché. Guardi, nel Programma operativo 2022-2025 (in attesa di approvazione, ndr) non ci sono dati sulla migrazione pediatrica. Nel 2019, fonte Fondazione Gimbe, la Calabria ha speso 70 milioni per la migrazione dei bimbi. L’analisi dei dati è fondamentale per l’individuazione di eventuali misure correttive. Se non sappiamo quanti bambini emigrano e per quali necessità, non è possibile riorganizzare i servizi e operare con una visione concreta. Bisogna partire dai numeri». 

«Obesità infantile, essenziali sinergie tra attori culturali e dirigenza sanitaria»

«In quanto all’obesità dei bambini calabresi, si tratta – sottolinea Minasi – di un fenomeno che rientra nel più ampio contesto nazionale. L’Italia è il primo Paese dell’Europa per obesità infantile. Al riguardo, la Calabria è la seconda regione italiana dopo la Campania. Il problema andrebbe affrontato in termini culturali, non soltanto in termini sanitari. Ciò significa che occorre un lavoro di interazione e sinergia tra attori culturali e dirigenza sanitaria. Se vogliamo prevenire le malattie dell’adulto, obesità, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari eccetera, vanno messi a sistema interventi culturali e di educazione sanitaria».
«In quanto alla diagnostica, negli Hub – conclude Minasi – la situazione è soddisfacente. Nella mia unità operativa ho una neurologa pediatrica. Oggi crescono le patologie neuropsichiatriche, per cui andrebbe incentivata la risposta diagnostica, e più in generale sanitaria, a queste problematiche. Ciò richiede un progetto di carattere più ampio, posto che abbiamo creato ospedali hub e ospedali spoke ma li abbiamo lasciati a due amministrazioni distinte e separate».
Nell’odierno approfondimento di Corriere Suem, c’è materiale su diversi problemi dell’assistenza pediatrica in Calabria, che «meriterebbero di essere ripresi e discussi – auspica il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Antonio Marziale – a prescindere dalle differenze tra i partiti, tenendo conto delle priorità inquadrate e del fatto che, soprattutto in materia di salute dei minori, le contrapposizioni e le distrazioni politiche non giovano ad alcuno». (redazione@corrierecal.it)

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