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Demoskopika: le misure del Pnrr favoriranno maggiormente il nord del Paese

È quanto emerge dal 18esimo rapporto sull’economia in provincia di Cosenza realizzato per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati

Pubblicato il: 28/11/2022 – 10:05
Demoskopika: le misure del Pnrr favoriranno maggiormente il nord del Paese

COSENZA Il Pnrr quale area geografica del Paese favorirà maggiormente? E, inoltre, sarà in grado di rilanciare e far crescere il Mezzogiorno così da ridurre il divario con le altre aree più sviluppate del Paese? Per 4 intervistati su 10 (44,5%) sarà il Nord-Ovest ad essere maggiormente favorito, per circa 3 su 10 (29,2%) nessuna area in particolare, mentre minime sono le percentuali di chi ha scelto Sud e Isole (7,5%) e l’area del Nord-Est (6,9%). È quanto viene fuori dal 18esimo rapporto sull’economia in provincia di Cosenza, realizzato dall’Istituto Demoskopika per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati. Dall’analisi dei dati emerge, inoltre, un clima di scetticismo da parte degli imprenditori locali i quali, probabilmente, non credono nelle virtù taumaturgiche del Piano. In particolare, la maggior parte degli intervistati, ossia il 35%, ritiene che il divario sia strutturale e non si colmerà mai, mentre per il 32,4% non si riusciranno a spendere tutte, e bene, le risorse a disposizione. Fra gli ottimisti, invece, 1 su 10 (11,9%) crede che si tratti di un’occasione da non perdere assolutamente, mentre 2 su 10 (20,7%) anche se fiduciosi pensano che ci sia bisogno di maggiori risorse.

La business community teme instabilità politica, incompetenza, corruzione e criminalità organizzata

Per più della metà del campione (51%), sarà l’instabilità politica e i contrasti tra i partiti a rappresentare il maggiore ostacolo per il Pnrr. Questa preoccupazione è certamente il risultato dei molti cambi che ci sono stati al governo negli ultimi anni. Basta ricordare, infatti, che nella XVIII Legislatura (dal 23 marzo 2018) ci sono stati tre cambi dell’esecutivo (governo Conte, governo Conte II, governo Draghi), e altrettanti sono stati quelli nella precedente Legislatura (governo Letta, governo Renzi, governo Gentiloni). Analoghe preoccupazioni sono espresse da più di 3 imprenditori su 10 riguardo sia “all’incompetenza delle persone chiamate a gestire il Pnrr” (33,4%), sia ai “vincoli di legge della gestione degli appalti e degli interventi nel nostro paese” (33,3%). Più che significativa, inoltre, la quota, pari al 33%, di chi ritiene la corruzione e la criminalità organizzata fattori determinanti nel mettere in atto gli sforzi, le misure e le risorse finanziarie previste nel Piano di Rilancio e di Resilienza. Un dato ancora più allarmante se rapportato all’universo imprenditoriale calabrese pari ad oltre 60 mila imprenditori. Per più di 2 imprenditori su 10, infine, a rappresentare un ostacolo per il Pnrr è la scarsa efficienza della Pubblica amministrazione (23,4%).

Il 60 per cento teme un peggioramento della crisi energetica

La maggioranza degli imprenditori per il prossimo futuro è preoccupata dalla crisi energetica causata dal conflitto Russia-Ucraina. Dalla nostra indagine campionaria emerge che oltre il 60% prevede che esso avrà ripercussioni abbastanza (51,4%) e molto (10,7%) negative sull’andamento futuro della propria attività, mentre sono in minoranza i soggetti meno preoccupati che si attendono comunque un impatto anche se poco rilevante (29,5%) o per niente sfavorevole, in questo caso solo l’8,4%. La guerra in Ucraina sta generando una perdita di valore aggiunto pari a almeno 16 miliardi di euro. In Calabria, la perdita stimata sarebbe di ben 255 milioni di euro. Oltre 2,3 milioni, inoltre, le aziende attive nei settori maggiormente legati all’energia. In Calabria, le aziende attive nei settori energivori sarebbero oltre 75 mila. Sono sei, in valore assoluto di perdita di valore aggiunto, i sistemi economici territoriali più colpiti: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Veneto, Piemonte e Toscana la cui contrazione della produzione, pari a 11,4 miliardi di euro, rappresenterebbe ben il 70 per cento del dato complessivo italiano. Il tessuto produttivo calabrese si colloca nell’area caratterizzata da un impatto più contenuto, ottenuta rapportando la contrazione stimata del valore aggiunto al numero delle imprese nei settori individuati per regione al fine di una confrontabilità del dato.

Clima di fiducia: prevale la cautela, indice generale stabile rispetto al 2021

Come di consueto l’indagine congiunturale ha l’obiettivo di comprendere l’evoluzione della fiducia degli imprenditori locali e di interpretarla sulla base dei diversi elementi che la influenzano, in primis, i fattori di scenario. Passando all’analisi complessiva dei fattori che definiscono l’indice di fiducia generale, quest’anno sono evidenti i segnali di una relativa stabilità e consolidamento del miglioramento del 2021 del clima di fiducia e delle aspettative di una ripresa dell’economia dopo il periodo di grave crisi, innescata dalla pandemia del Covid-19 che ne aveva determinato una forte flessione. In particolare, nel 2022 l’indice medio di fiducia generale, pari a 90,5, si mantiene stabile e consolida il miglioramento del 2021 quando a seguito di un forte “rimbalzo” dopo il crollo verticale della crisi pandemica in cui era sceso ad un punto minimo della serie storica aveva recuperato ben 35,3 punti attestandosi ai livelli del periodo pre-Covid (88,4). Entrando nel dettaglio dei singoli indicatori, solo alcuni consolidano la ripresa dell’anno precedente, altri restano quasi stabili e altri ancora in leggero calo: fatturato (-0,8 punti), liquidità (-0,7 punti), investimenti (-1,6 punti), occupazione (+9,6 punti), disponibilità di credito (+4,5 punti). Si nota, infine, una leggera flessione anche per il fattore macroeconomico relativo alle aspettative dell’andamento economico regionale: l’indice passa dal 57,4 del 2021 al 52,3 del 2022.

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