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un nuovo pentito

Danilo Turboli, il «luogotenente di Roberto Porcaro» pronto a vuotare il sacco

La collaborazione con la giustizia dopo le esperienze con il «delfino di Patitucci». Le dichiarazioni potrebbero svelare i segreti dei clan bruzi

Pubblicato il: 30/11/2022 – 6:57
di Fabio Benincasa
Danilo Turboli, il «luogotenente di Roberto Porcaro» pronto a vuotare il sacco

COSENZA «I fratelli Alberto e Danilo Turboli, si inquadrano senza ombra di dubbio, saldamente al fianco del loro capo, Roberto Porcaro». Lo mettono nero su bianco i magistrati della Dda di Catanzaro che ha coordinato l’indagine “Reset”. Un sistema quello scoperto dagli investigatori costruito da sette diversi gruppi criminali egemoni a Cosenza e nell’hinterland bruzio accomunati da un unico intento, fare business e arricchirsi. Un’organizzazione confederata all’interno della quale non mancano malumori e dissidi, spesso sedati grazie agli interventi dei vertici delle principali cosche. Un patto di ferro che ha garantito per anni danari, potere ed esercizio di attività illecite fino all’inchiesta “Reset” ed agli arresti seguiti alle indagini. Tra gli indagati figurano i fratelli Alberto e Danilo Turboli, quest’ultimo proprio nelle ultime ore ha deciso di collaborare con la Dda per rendere edotti gli investigatori sui lati oscuri e segreti del “Sistema Cosenza”.

Danilo Turboli, «il luogotenente di Porcaro»

I pentiti Luca Pellicori e Francesco Noblea in alcuni interrogatori, resi tra il 2018 e il 2019, tratteggiano il profilo dei germani vicini al clan Lanzino-Ruà e soprattutto a Roberto Porcaro. «I fratelli Turboli sono da considerarsi indiscutibilmente come figure centrali, persone di assoluta fiducia di Porcaro, che concorrono materialmente, assieme al proprio entourage di fidati sodali, alla realizzazione del pactum scerelis con il dominus». Dalle investigazioni si rileva, inoltre, la profonda vicinanza a Porcaro e alla sua famiglia di Danilo Turboli, che «pur avendo attraversato qualche riscontrato momentaneo periodo di incrinatura dei rapporti, puntualmente supera tali attriti, facendo certamente prevalere su tutto, l’inscindibile ed indiscusso vincolo associativo esistente». E gli investigatori inquadrano Danilo Turboli quale «luogotenente» di Roberto Porcaro, che avrebbe agito, «per suo nome e conto, nell’usura, nelle estorsioni, oltre che nella consumazione di rati in materia di armi e narcotraffico».

La Testa del Serpente

Nell’ambito dell’inchiesta “Testa del Serpente“, scattata nel dicembre del 2019, viene eseguito il fermo di indiziato di delitto nei confronti di 23 indagati, accusati di una serie di reati aggravati dalle modalità e finalità mafiose. Dopo la fase cautelare è stata esercita l’azione penale, per una serie di reati rispettivamente contestati agli imputati, tra i quali figura proprio Danilo Turboli. Tra le imputazioni si segnalano la disponibilità delle armi rinvenute a via Popilia a Cosenza il 7 febbraio 2018, i tentati omicidi di Rocco Abbruzzese detto Pancione(2010) e di Salvatore Muoio (2011) e del concorso nell’omicidio di Luca Bruni avvenuto il 3 gennaio 2012.

La detenzione con Noblea e le confessioni sul gruppo

Francesco Noblea (oggi pentito) e Danilo Turboli hanno condiviso un periodo di detenzione che va dal 13 giugno 2017 al 2 ottobre 2017. Insieme scontano la pena nella casa circondariale “Cosmai” di Cosenza e nei giorni trascorsi in cella i due finiscono col parlare della loro carriera criminale, ripercorrendo tappe e compari incontrati lungo il percorso. Grazie alle dichiarazioni di Noblea, è stato possibile descrivere gli assetti nel crimine organizzato brutio e dunque la posizione di vertice assunta, da Roberto Porcaro nella consorteria mafiosa di ‘ndrangheta “Lanzino/Ruà/Patitucci”. Il collaboratore poi avrà modo di precisare, nel corso di uno degli interrogatori resi ai magistrati antimafia, di aver appreso molte delle notizie dal 27enne Danilo Turboli, neo collaboratore di giustizia. «Come mi raccontò Danilo Turboli, Francesco Patitucci è al primo posto, poi c’è “Renato” Piromallo. Sotto Renato c’era Gianluca Marsico, ora c’è Salvatore Ariello, sotto Roberto Porcaro. Sotto Porcaro, dopo uscito dal carcere c’è Antonio Illuminato. Sotto i fratelli Turboli…». Ed ancora, Noblea avrà modo di aggiungere: «a giugno – luglio 2017, quando facevamo carcerazione insieme, mi diceva che Roberto Porcaro provvedeva ad inviare danaro in carcere sia a lui che a Francesco Patitucci».

Lo spaccio

Estorsioni, ‘mbasciate per conto di Porcaro e anche lo spaccio di droga. Il nome di Danilo Turboli finisce in un verbale reso dal pentito Luca Pellicori nel 2018. Il pentito narra di un episodio che avrebbe come protagonista il neo collaboratore di giustizia. «Porcaro, per il tramite di Danilo Turboli, mi ha ceduto, in due distinte occasioni, un totale di 250 grammi di cocaina, che mi furono consegnati da Danilo a Piazza Europa e più precisamente in via Caduti di Ferramonti dove all’epoca gestivo un bar». La questione legata alla droga emergerà chiaramente anche nel corso di una serie di colloqui in carcere intrattenuti da Turboli con alcuni familiari. Nonostante il regime detentivo, il neo pentito avrebbe continuato a fornire indicazioni utili all’utilizzo dei danari proventi dell’attività di spaccio. (redazione@corrierecal.it)

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