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Lea giù, risonanze “appaltate” ai privati, «sconfortante» gestione dell’emergenza: la Corte dei Conti boccia la sanità calabrese – VIDEO

Il negativo quadro del settore emerge dalle relazioni al giudizio di parifica del Rendiconto 2021: preoccupa la mobilità passiva

Pubblicato il: 01/12/2022 – 14:51
Lea giù, risonanze “appaltate” ai privati, «sconfortante» gestione dell’emergenza: la Corte dei Conti boccia la sanità calabrese – VIDEO

CATANZARO «Nonostante la Calabria riceva ingenti risorse destinate alla salute dei cittadini e sebbene i calabresi in questi dodici anni abbiamo continuato a finanziare copiosamente la sanità regionale con il versamento delle extra aliquote Irap e Irpef i medesimi cittadini non godono di servizi sanitari adeguati». Lo rileva la sezione di controllo della Corte dei Conti della Calabria nella relazione per il giudizio di parifica del Rendiconto 2021 della Regione: il report mette in evidenza in particolare le gravi criticità nella gestione della sanità calabrese in piano di rientro dal 2009 e commissariata dal 2010.

«Lea giù, estremamente precaria l’offerta sanitaria»

«Nell’ultimo monitoraggio dei Lea del maggio 2021 – prosegue la Corte dei Conti – a Calabria si è collocata all’ultimo posto in Italia avendo totalizzato un punteggio pari a 125 su un minimo di 160 in diminuzione rispetto all’anno precedente ove il punteggio ottenuto era stato di 162. L’offerta dei servizi sanitari dunque è estremamente precaria». Secondo la magistratura contabile poi «la Giunta regionale della Calabria negli anni non ha mai approvato il bilancio di esercizio consolidato del servizio sanitario regionale in aperta violazione della legge. La mancata approvazione del documento contabile non pone alcuna certezza in ordine alle modalità di impiego delle risorse e dei risultati conseguiti dal servizio sanitario».

Lo (storico) vulnus della mobilità passiva

La sezione di controllo della Corte dei Conti inoltre segnala che «la Regione Calabria storicamente mostra uno scarso indice di attrattivà sanitaria a fronte di una elevatissima mobilità passiva di chiaro stampo patologico. Circa il 20% dei ricoveri dei residenti calabresi risulta effettuato presso strutture collocate al di fuori del territorio regionale, a fronte di una media nazionale della mobilità passiva pari all’83%. Nel 2021 il saldo della mobilità interregionale è pari a -242 milioni di euro».

«Su 55 risonanze magnetiche, 36 sono in strutture private»

Altra criticità riscontrata dalla Corte dei Conti riguarda il fatto che – si legge ancora nella relazione della sezione di controllo – «la Calabria è tra le regioni d’Italia con maggiori difficoltà di accesso alla diagnostica strumentale. Dalle tipologie considerate (acceleratori lineari, angiografi, gamma camera computerizzati, mammografi, risonanze magnetiche) sul territorio calabrese ne sono presenti 213 di cui 120 in uso presso le strutture pubbliche e 93 in uso nelle strutture private. I valori che destano più sospetto – scrive la magistratura contabile – sono quelli relativi alle risonanze magnetiche, soprattutto ove si rilevi che su un totale di 55 apparecchi, 36 sono in uso a strutture private e 19 in strutture pubbliche. Tra queste ultime ci sono voluti più di nove anni tra l’acquisto e il collaudo di una risonanza magnetica alla azienda universitaria di Catanzaro e più di sei anni e mezzo tra l’acquisto e il collaudo alla azienda ospedaliera di Cosenza e più di cinque anni tra l’acquisto e il collaudo di due risonanze magnetiche all’Asp di Cosenza e tre alla’Asp di Reggio Calabria».

«Sconfortante gestione dell’emergenza sanitaria»

Inoltre, la Corte dei Conti osserva che «un risultato sconfortante è emerso dall’analisi della gestione dell’emergenza sanitaria. Nonostante la Regione abbia ricevuto negli anni 2020 e 2021 risorse finanziarie per quasi 252 milioni ad oggi il 67% della somma (pari a 170 milioni) non è stata ancora trasferita agli enti sanitari. La conclusione è evidente: anche nella gestione della pandemia nonostante la presenza di cospicue risorse in cassa il servizio sanitario ha prodotto debito. Tale anomalia, per come chiarito anche dal dipartimento della Salute, scaturisce da altra ancora più grave: le spese sostenute dagli enti sanitari per il contrasto del Covid non sono state ancora dai medesimi enti puntualmente rendicontate». (c. a.)

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