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Reggio Calabria, Calabrò: «La sentenza 115 punto di svolta per la finanza degli enti pubblici»

L’assessora al bilancio di Reggio Calabria si sofferma sul piano di riequilibrio: «Siamo fiduciosi, abbiamo incontrato alcune difficoltà»

Pubblicato il: 07/12/2022 – 8:40
di Fabio Benincasa
Reggio Calabria, Calabrò: «La sentenza 115 punto di svolta per la finanza degli enti pubblici»

COSENZA In Italia «tre Regioni – Calabria, Campania e Sicilia – richiedono un’analisi specifica e approfondita, nonché uno speciale monitoraggio». E’ uno dei dati emersi nel corso della presentazione del report sui Comuni realizzato dalla Università Cà Foscari di Venezia. Nel report, presentato all’Unical, sono state analizzate le criticità finanziarie degli enti locali in Calabria. Per il comune di Reggio Calabria, il 31 dicembre 2022 è una data da segnare in rosso: coincide con la scadenza del piano di riequilibrio. «All’amministratore impegnato nella gestione dei conti della finanza pubblica viene chiesto un impegno a 360°», dice al Corriere della Calabria Irene Calabrò, assessora al bilancio di Reggio Calabria.

Irene Calabrò – Assessora al Bilancio di Reggio Calabria

«Reggio Calabria, otto anni di pre-dissesto»

A 10 anni dall’istituzione dell’Istituto del pre-dissesto, all’Unical amministratori, assessori e segretari comunali sono chiamati a fare il punto sui temi legati all’applicazione della legge e sugli effetti futuri per le amministrazioni che questo Istituto sono state chiamate a rispettare. «A Reggio Calabria – sostiene Calabrò – abbiamo affrontato non poche difficoltà. In questi anni segnati da due mandati politici-amministrativi, otto sono stati impegnati e quindi governati in stato di pre-dissesto ed hanno determinato effetti sia dal punto di vista politico-amministrativo, sia del tessuto socio-economico».
«Abbiamo una legislazione che è stata un fallimento – dice l’assessora – c’è una estrema confusione del punto divista legislativo e una discordanza sui piani di intervento anche in riferimento alla Corte dei Conti e alla Corte Costituzionale: ovviamente le ricadute sono notevoli dal punto di vista politico per gli amministratori e lavorativo per i cittadini», continua Calabrò. Che aggiunge: «Il piano finanziario è soddisfacente, ma ovviamente la lettura della Corte dei Conti comporterà delle osservazioni e delle direttive. Siamo fiduciosi che naturalmente il piano si possa definire positivamente».

La sentenza 115 della Corte Costituzionale

Con la sentenza n. 115 del 2020, la Corte costituzionale ha esaminato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, commi 1-terdecies, 2-bis e 2-ter, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, sollevata dalla Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria, in occasione del controllo, dalla stessa Sezione effettuato, della modifica del piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune di Reggio Calabria ai sensi della citata normativa. «La sentenza 115 – aggiunge Calabrò – è nata proprio dal “caso Reggio Calabria” e quello, secondo me, è stato un punto di svolta fondamentale per la legislazione della finanza degli enti pubblici perché è stata la Corte Costituzionale – ancor prima del legislatore e della Corte dei Conti – ha sottolineato, in caso di situazioni di crisi, la mancata responsabilità in capo agli amministratori politici», osserva l’assessora che poi suggerisce un dato: «A Reggio Calabria il tasso di povertà assoluta è pari al 22%». In estrema sintesi, per Calabrò «le tensioni finanziarie non possono essere direttamente e totalmente addebitate alla presunta incapacità amministrativa nel gestire i conti».

Il nodo della perequazione

«Lo Stato – secondo Calabrò – oggi compensa un vuoto impossibile da colmare sia per il legislatore e sia per la politica». Con il “Patto di Agosto”, Reggio Calabria «è stata protagonista di un grande risultato» e «per la prima volta il governo ha stanziato dei fondi a titolo perduto per comuni in crisi finanziaria basandosi su due criteri oggettivi: l’indice di vulnerabilità sociale e materiale e quello della capacità fiscale». Calabrò poi si sofferma sulla perequazione. «Che doveva andare di pari passo e camminare parallelamente con l’istituto del pre-dissesto e in realtà non ha sortito gli effetti sperati». Secondo l’assessora al bilancio reggina, nel caso dell’autonomia differenziata, «il criterio di riparto dei fondi non può essere legato alla spesa storica, perché per i comuni del Sud, il parametro sarebbe decisamente poco equo».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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