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I bunker modello Platì per il “Bambinello Gesù” della ‘ndrangheta di Voghera

Gli interessi per gli appalti del Terzo Valico. Gli affari sporchi tra cantieri e narcotraffico. Il politico sfiorato dall’inchiesta “Lex” e i racconti del pentito con l’azienda a via Montenapoleone

Pubblicato il: 08/12/2022 – 7:59
di Paride Leporace
I bunker modello Platì per il “Bambinello Gesù” della ‘ndrangheta di Voghera

C’è la ’ndrangheta a Voghera, città dell’Oltrepo pavese? Chissà che ne pensano le casalinghe?
Per il lettore italiano di giornali del Novecento Voghera in Lombardia era la sede di una casalinga, soggetto di riferimento per il dibattito culturale.
Dalla piccola provincia assunse a protagonista questa italiana piccolo borghese non molto acculturata dotata di gran senso pratico.
La definizione è attribuita ad Alberto Arbasino celeberrimo intellettuale di Voghera ma anche a Beniamino Placido, lucano e autorevole critico tv.
Le fecero anche un monumento alla casalinga di Voghera, dono di una trasmissione tv, ma poi è stato rimosso, forse perché ritenuto offensivo per il prestigio cittadino.
Voghera ha fatto scalpore di recente per un assessore leghista che ha ucciso un migrante in piazza e adesso rischia un processo. A Voghera su 40mila abitanti oggi circa 5mila sono stranieri.

La ‘ndrangheta e gli appalti del Terzo Valico

Un tempo era città industriale con emigrazione meridionale, oggi a leggere un reportage de Il Manifestolavoro precario, gioco d’azzardo, politici indagati, sfratti, denatalità, e ’ndrangheta”.
Essì la ’ndrangheta. Secondo Andrea Guenna di Alessandria oggi è qui tra Voghera e Tortona che c’è un quartiere generale interessato agli appalti del Terzo Valico, la linea veloce che deve collegare Milano con Genova passando da questa zona lombarda poco raccontata. Terreni in mano alle ’ndrine, cantieri pure, aziende di trasporti scalate dagli uomini dei clan. Inchiesta notevole della Procura di Reggio Calabria firmata Cafiero De Raho molto prima di approdare in Parlamento.
Se cerchi il locale di ’ndrangheta negli atti ufficiali si trova. C’è da chiedersi se questa definizione ha ancora un senso per come la forniscono gli investigatori al tempo di una mafia liquida che fa affari e ormai poco incline agli omicidi. La stessa relazione della Dia afferma che le consorterie che operano in Lombardia «non sempre replicano il modello del controllo del territorio tipico dell’organizzazioni di riferimento delle aree di origine». Certo è che l’operazione dei carabinieri di Gioia Tauro “Lex” del 2016 a Voghera accerta un gruppo di ’ndrangheta.

La conferenza stampa dell’operazione “Lex”

I bunker di Voghera e il “Bambinello Gesù”

Le riunioni del clan si tenevano in un capannone di via del Merlo dove gli affiliati venivano convocati da Marco Ferrentino che viene appellato con il neonato ruolo di “Bambinello Gesù”. Nel capannone aveva fatto costruire un bunker nascosto sul modello di quelli calabresi con tanto di bagno e cucina per qualche eventuale latitanza. I bunker a Platì fanno notizia, a Voghera meno. Secondo i magistrati una clonazione della ’ndrina di giù. Immancabile la cocaina scudata dalla società United Seed’s Keepers srl intestate fittiziamente a due donne che potremmo definire le nuove casalinghe di Voghera ’ndranghetiste (nella foto in apertura di servizio, da Corriere.it il sopralluogo degli investigatori nel terreno di Voghera dove i Chindamo-Ferrentino hanno avuto le ditte per «riciclare» i soldi del traffico di droga, ndr). Ferrantino aveva a disposizione anche un braccio destro, l’imprenditore Dimasi. Schema classico. Cocaina occultata in Sudamerica nei container del riso, sbarcata a Gioia Tauro e trasferita nell’Oltrepo pavese. La Dia nei suoi resoconti osserva che ormai si preferiscono “città periferia” come Voghera, come ha fatto la locale di Laureana di Borrello.

Gli affari sporchi e i racconti di Giuseppe Dimasi

PENTITO | Giuseppe Dimasi

Conferme arrivate dal braccio destro di Ferrantino “Bambinello Gesù”. Il giovane Giuseppe Dimasi, 34 anni, non ha retto il carcere e due anni fa in aula ha detto: «Sono un imprenditore che è entrato in affari con la ’ndrina di Laureana di Borrello, anche se non appartenevo a una famiglia di ’ndrangheta. Parlo perché voglio rifarmi una vita, lontano dai contesti mafiosi».
Condannato a 6 anni, Dimasi è emigrato a 13 anni dopo la scuola media da Laureana. Figlio di un bidello, ha raccontato che è diventato colluso per bisogno. È lui che gestisce le tre società del mondo delle costruzioni a Voghera e mette in piedi anche l’import export che nel riso confonde la cocaina. Negli affari sporchi non ci sono solo i calabresi ma anche Fabio Aschei di Voghera, imprenditore del riso, socio della fallita Riseria Europea di Ferrera Erbognone, assolto dall’accusa di associazione mafiosa ma condannato a due anni e mezzo per intestazione fittizia di società. Un altro caso classico, avvicini un imprenditore in difficoltà e con il denaro lo utilizzi per affari di droga.
Dimasi la racconta a questo modo: «Ho portato io Marco Ferrentino a Voghera. A lui raccontai dei miei problemi con le banche. Mi propose di aprire una società con un prestanome che avrebbe trovato lui. Colsi la palla al balzo». Secondo De Masi da Voghera passava anche il traffico di armi che dalla Calabria mandava in Svizzera mitragliette e P38.
Marco Ferrantino è il nipote di Giosuè Chindamo, capo supremo della cosca, fratello minore di Alessandro detenuto in carcere che guida il fratello che opera a Voghera. Nell’ordinanza vengono ricostruiti i suoi comandi: «Si tratti di andare in Calabria a pestare il bidello che ha osato sgridare un nipote, sparare o dare fuoco ad auto e negozi, obbligare a calci uno stalliere da accudire i cavalli del boss».

Il politico (non indagato): «Non so cosa ci faccio nelle carte dell’inchiesta»

Alle elezioni avevano anche individuato un calabrese su cui puntare, Rocco Morano, 46 anni, non indagato. Alla stampa locale disse com’era andata: «So chi sono i Dimasi e i Ferrentino, come praticamente tutti i calabresi che abitano a Voghera. Ma le mie frequentazioni con loro si limitano a qualche caffè al bar preso durante incontri casuali in giro per la città. Non so davvero come mai il mio nome compare nelle carte dell’inchiesta di Reggio».
C’è da dire che Giuseppe Dimasi era rappresentante della lista di Morano, che qualche precedente penale lo aveva anche se poi riabilitato, alla fine, prende 55 preferenze, piazzandosi al secondo posto della propria lista, ma senza essere eletto. Ai giornali fa notare ai tempi dell’inchiesta: «Se fossi stato davvero il candidato della cosca di voti ne avrei presi molti di più, non vi pare?». Invece a Laureana di Borrello la stessa inchiesta per il coinvolgimento di un assessore ha fatto cadere l’amministrazione comunale dell’epoca.

La nuova vita del pentito

Dimasi, che nel 2014 aveva accoltellato un muratore che aveva aggredito la cognata, come pentito ha visto cambiare il suo status di condannato.
Se cerchi Giuseppe Dimasi Voghera su Google alla vecchia foto segnaletica dell’operazione Lex trovi la stessa persona con nuove notizie: «L’imprenditore vogherese Giuseppe Dimasi non si ferma e svela i prossimi progetti legati alla boxe. Dopo aver organizzato il titolo italiano dei leggeri a Voghera, con la sfida tra Acatullo e Di Silvio, Dimasi è al lavoro per nuovi incontri». Altra notizia: «Anche in questo fine settimana, insieme ai suoi collaboratori, macinerà chilometri sia per consegnare viveri, medicinali e vestiti alla popolazione Ucraina, sia per portare in Italia donne e bambini per garantire loro un futuro migliore. È questa la missione dell’imprenditore vogherese Giuseppe Dimasi». Ruolo confermato sui profili Twitter e Linkedin dove svetta il logo dell’azienda Dimasi group con sede in via Montenapoleone a Milano.
Chissà che ne pensano le casalinghe di Voghera? (redazione@corrierecal.it)

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