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Le soffiate a “zio Mico” e il clan pronto a sfuggire al blitz. «Cosa mi ha detto quello della Questura…»

Fughe di notizie. Telefoni sotto controllo. “Amici” in posti chiave. Covi pronti ad accogliere i latitanti. Così gli uomini della cosca di Rocca di Neto si preparavano a evitare l’operazione della …

Pubblicato il: 20/12/2022 – 11:48
di Pablo Petrasso
Le soffiate a “zio Mico” e il clan pronto a sfuggire al blitz. «Cosa mi ha detto quello della Questura…»

CROTONE È a “Pedalaci” che Pietro Corigliano era pronto a nascondersi per sfuggire a un eventuale blitz antimafia. Il capo della ‘ndrina di Rocca di Neto avrebbe già utilizzato quell’«area segreta» in situazioni simili. I magistrati della Dda di Catanzaro – l’inchiesta che ha portato al fermo di 18 persone è firmata dal procuratore capo Nicola Gratteri e dai sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio – analizzano, come esemplare per caratterizzare il pericolo di fuga degli indagati, una conversazione registrata all’interno di una Bmw “X3” tra il presunto capoclan Corigliano e Pietro Marangolo. Il dialogo viene captato il 23 febbraio 2021. In quelle ore la Dda di Catanzaro mette a segno un altro colpo contro i clan crotonesi: sono 12 gli arresti per presunti ‘ndranghetisti delle cosche Vrenna-Corigliano-Bonaventura e Megna nell’operazione “Orso”.
«Di nuovo arresti ci sono stati oggi…», commenta Corigliano. Marangolo sottolinea che gli inquirenti hanno eseguito 12 misure cautelari e conferma «la propria disponibilità ad un’eventuale lunga permanenza (“Sì… e non ce ne veniamo… [a casa fino a quando la situazione non si risolve]”, “Ce ne stiamo là del tutto…”)». Il capo segnala un fabbricato disabitato «ove poter accedere all’occorrenza tagliando semplicemente una recinzione». Gli inquirenti non riescono a localizzare con precisione il luogo per via del malfunzionamento del rilevatore satellitare installato sull’auto. Ma il potenziale rifugio trova il gradimenti dei due “compari”. «La vedi dov’è la casa, vedi? Là… non si vede, è nascosta», dice Corigliano. Una volta individuato il luogo, il “compare” approva: «Che bella palazzina! Qua ci possiamo andare! Le case sono lontane… chi cazzo ci vede?».

«Abbiamo i telefoni sotto controllo»

Esattamente un anno dopo, un’altra intercettazione convince gli inquirenti che il pericolo di fuga è quanto mai consistente. Questa volta i due interlocutori (non indagati) mostrano di avere informazioni ancora più dettagliate. Uno dei due avrebbe «appreso da un proprio referente» che «le autorità di polizia stavano intercettando i componenti del loro gruppo».
«Ci dobbiamo guardare… che abbiamo i telefoni sotto controllo. A me lo ha detto…». L’altro si mostra a conoscenza della questione, «riferendo sulle contromosse» che si stavano «adottando per simulare il distacco dalla cosca: “E guarda là, ha le microspie nella macchina…”, “Ha le microspie sotto la macchina… e lui cosa dice?”, “Come che loro sono i buoni e gli altri i cattivi…”». Questa fonte non sarebbe l’unica per il clan. Un altro “contatto” avrebbe segnalato i pericoli in arrivo: «È venuto l’altro giorno “Che tu non mi credi”…”, “Ti ho detto vedi che i telefoni sono sotto controllo…”».

Il rapporto con «quello della Questura»

Non tutti i telefoni sarebbero sotto controllo («Sììì, il mio solo… “il tuo è buono”»). È Giuseppe Martino Zito, una delle persone fermate nel blitz, a manifestare «uno speciale rapporto personale con “quello dello Questura”», un uomo che lo avrebbe «tempestivamente informato di alcune situazioni che lo riguardavano». «Se non sia mai ti racconta cosa mi ha detto quello della Questura… – è il frammento di conversazione riportato nel decreto di fermo –. Mi ha acchiappato da qua a me gli ho detto “cambiati le macchine” (…) “Tu a me devi dare mille euro” (…) “Togliti le macchine”».

Le soffiate a “zio Mico”. «Ha detto che c’è una retata»

Terza istantanea, la più recente: il 2 giugno 2022, sempre sulla stessa auto monitorata dalla forze dell’ordine, Zito racconta al proprio «sodale» Virgilio Antonio Bruno «dell’importante confidenza fattagli dallo “zio Mico” (Domenico Megna), in ordine ad un’imminente operazione di polizia: “Guarda che cosa c’è, Egidio, fanno qualche “avvisata” domanimi ha detto lo zio Mico che c’è un’indagine di quelle grosse…”». Bruno, sconfortato, considera che «l’esito dell’inchiesta li avrebbe potuti comunque colpire all’improvviso: “Ancora non è finita, ma si pensano che, tu pensi che stai buono ehhh, quello è…”, “[…] che tu ti guardi dieci giorni, cosa fai?”, “Che ti guardi dieci giorni, che fai? …ci sono le cose”».
In effetti, che Megna fosse capace di «ottenere informazioni di natura riservata sul conto della loro organizzazione» sarebbe dimostrato anche da un dialogo captato l’11 ottobre 2022, quando uno degli uomini intercettati confida si lamenta con i propri nonni «per non essere riuscito ad ottenere l’autorizzazione Esta (Electronic System for Travel Authorization) per recarsi negli Stati Uniti» e confida loro «della confidenza fatta dallo “zio Mico”, su un’imminente operazione di polizia che avrebbe colpito la loro cosca: “[…] ora ha detto lo zio Mico che c’è una… una retata ora qua!”». (p.petrasso@corrierecal.it)

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