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l’inchiesta

Da Melito al mondo passando per Desio. Il clan Iamonte e la “locridizzazione” della Brianza

La cava della ‘ndrangheta (ancora da bonificare) e quella banca autonoma capace di riciclare in Europa e negli Usa

Pubblicato il: 12/01/2023 – 7:00
di Paride Leporace
Da Melito al mondo passando per Desio. Il clan Iamonte e la “locridizzazione” della Brianza

Via Molinara. A 15 chilometri da Arcore. Ancora Brianza. Benvenuti a Desio.
Sotto un tappo di sabbia sarebbero finiti 160000 metri cubi di rifiuti, anche pericolosi.
Una cava illecita nata sui terreni di Fortunato Stellitano, 42 anni, affiliato della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo. Terreno prelevato e nella buca i rifiuti a colmare il vuoto. Le ditte edili acquistavano il terreno misto a pietra.
In Romania il clan vendeva ruspe e scavatrici rubate in Italia. Al suo soldo camionisti stranieri da tenere in piedi nei turni massacranti grazie a strisce di cocaina fornite dagli impresari forniti di licenza per movimento terra. L’interramento avveniva di notte.
La chiamano la Cava della ‘ndrangheta a Desio. Oggi una piccola jungla ricopre l’area. Interrogazioni parlamentari, richieste alla Regione Lombardia, nessuno ha mai accertato la reale natura dell’inquinamento e le richieste di bonifica restano inevase. I costi sono troppo alti. Nessuno vuole pagare. Si teme che sia avvelenata la falda acquifera. Protesta ancora solo qualche ambientalista.

A Desio la ‘ndrangheta è senso comune. Ne trovi la storia persino nelle slide pubblicate dagli studenti del liceo “Majorana” nella ricerca “La mafia siamo noi”.
Quando l’inchiesta “Infinito” muove colpi decisivi la prosa giudiziaria dell’ordinanza ha le idee molto chiare su quel territorio: «La ‘ndrangheta desiana costituisce uno dei primi tentativi di esportazione dello schema calabrese in territorio del Nord Italia. Infatti, le indagini sin dall’origine hanno fatto emergere ed oggi hanno definitivamente confermato che a Desio è sempre esistito un Locale di ‘ndrangheta». Era il 2003.
Le cause più complesse da cercare. Autorevoli magistrati sostengono che le misure del confine ai capimafia al Nord non hanno favorito il fenomeno.

Il boss ospite del nipote immobiliarista (e politico) al soggiorno obbligato

Natale Iamonte, nato nel 1927, professione macellaio. La sua cosca è indicata arbitra dei guadagni e burattinaia dei subappalti per la Liquichimica di Saline Joniche mai aperta ma le inchieste giudiziarie lasciarono testo morto un rapporto della Dia. Sul finire degli anni Ottanta qualche zelante questore riesce a far trasferire Natale Iamonte da Melito Porto Salvo.

Natale Iamonte

Destinazione? Desio. Il soggiorno obbligato? A casa del nipote calabrese e politico locale brianzolo Natale Moscato. Una buona fonte lo ricorda come «la mente politica e imprenditoriale della famiglia Moscato». È assessore socialista all’Edilizia e all’Urbanistica di Desio. Ma anche dotato immobiliarista. Nel 1990 qualche giornalista scopre la vicenda. Scoppia un trambusto. Di pietra le parole che scrive al suo partito rifiutando le dimissioni Natale Moscato nipote materno di Natale Iamonte: «Se colpa esiste, è quella di una famiglia che per innato senso di ospitalità non ha saputo negarsi di fronte al bisogno di aiuto di un parente in difficoltà». Natale Moscato da immobiliarista e da assessore si è occupato dei molti cambi di destinazione d’uso di terreni agricoli ad edificabili permettendo la crescita di trust calabresi nati sul territorio. Arrestato ma prosciolto risulta incensurato. Desio ha un ingente presenza di abusi edilizi e risulta essere uno dei Comuni del Nord Italia in cui sono presenti il maggior numero di fabbricati non dichiarati al catasto.

La banca autonoma ‘ndranghetista di Desio

Ben diversa la situazione giudiziaria del fratello Annunziato detto Peppe impegnato in diverse società edilizie e bar con gli altri fratelli e indicato come capo del Locale di Desio. I capimafia di questa cittadina vengono sempre ricondotti a quelli di Melito. Paolo Crea per esempio. Pino Pensabene invece è di Montebello Jonico e residente a Seveso la città della nube avvelenata degli anni Settanta, anche lui aveva l’obbligo di dimora. L’inchiesta Tibet lo ha scoperto proprietario di una sorta di banca autonoma ‘ndranghetista che offriva i suoi servizi a Desio.

Nato a Melito è indicato come capo locale di Desio anche Pio Candeloro. Va a vivere a Seregno nel comune della moglie, e maschera la sua calabresità facendosi chiamare Tony. C’è un’intercettazione storica in zona che lo riguarda ben ricostruita sull’Espresso da Fabrizio Gatti. Candeloro nel 2009 è con Natale Marrone, allora vicecoordinatore del Pdl . «Qua a Desio a quella minchia di Perri la possiamo fare qualche azione o no?», chiede Marrone: «Ha 67 anni, non è che gli devo far del male, però lo devo bloccare, fare dei lavoretti». Tony Pio si fa raccontare i dettagli. «A Desio poi nel 2010 mi serviranno i voti», dice Natale Marrone, «ma adesso invece… io gli ho detto delle cose e lui se ne sbatte. Allora adesso, siccome tu mi stai provando per vedere quanto io sono forte, adesso voglio fargli un’azione. Fargli prendere un po’ di paura». Tony Pio ascolta. Alla fine spiega che con Perri non si può fare: «E’ appoggiato, Natale, fidati». «Allora tu mi dici che conosci quelli che lo appoggiano ed è gente…». «Di fiducia», conclude il discorso Tony Pio.
Perri era il capo ufficio tecnico del comune di Desio, presidente del parco Groane, poi assessore provinciale delle partecipate a Monza appoggiato da chi si deve e che con quella intercettazione è costretto alle dimissioni. Per la giustizia penale reati prescritti.

I guai per l’enfant prodige delle preferenze

Massimo Ponzoni

E’ nato a Salò invece Massimo Ponzoni, ma i nomi di Melito hanno causato guai e acceso riflettori scomodi all’ex consigliere regionale, enfant prodige delle preferenze e uomo di riferimento di Formigoni. In una perquisizione nello studio della sorella, sua referente delle campagne elettorali, in un computer viene trovato il curriculum di Tony Pio. Il Ponzoni aggiunge un bel guaio al telefono quando dopo la rielezione in Regione dice: «Mi sono tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan». Alla fine eviterà condanne per mafie il coordinatore del Pdl ma non quella pesantissima per concussione, corruzione, finanziamento illecito al partito, bancarotta fraudolenta, peculato e appropriazione. Tanto carcere e poi l’affidamento ai servizi sociali per lavorare in un centro di medicina estetica. E’ invece nato in Calabria Arturo Sgrò, laureato in Medicina a Messina, specializzato in plastica facciale, si trasferisce a Milano al Niguarda. E’ arrestato nel 2016 come organico alla Locale di Desio. Avrebbe curato uomini del clan e recuperato crediti assieme ad un meccanico siciliano.

La locridizzazione della Brianza e gli affari esteri del clan Iamonte

A Desio non ci fu bisogno di sciogliere il comune con tutte queste opache vicende. Erano arrivate anche le telecamere di Santoro per mostrare la locridizzazione della Brianza ad “Anno zero”. I consiglieri della Lega e dell’opposizione si dimisero nel 2010 per mandare tutti a casa. La nuova amministrazione revocherà i due terzi del “futuro costruito” che precedentemente erano stati deliberati in un delirio di cemento libero.
Ma proviamo a seguire i soldi della ‘ndrangheta di Desio. Secondo gli inquirenti, il gruppo di Pensabene, quello della «banca clandestina», avrebbe reinvestito gli utili all’interno dei cantieri navali toscani, poiché gli esponenti del locale di Desio erano soliti riciclare denaro attraverso prestiti concessi ad un’imprenditore toscano proprietario di diverse società legate al settore nautico. Inoltre, grazie ad una serie di agganci internazionali, il gruppo avrebbe organizzato e finanziato un tentativo di importazione di oro di provenienza illecita dal Senegal da far arrivare in Svizzera, ma grazie alla polizia africana il tentativo è naufragato. L’anno scorso invece da un’inchiesta sul clan Iamonte sono emersi gravi indizi in ordine alla gestione occulta, realizzata attraverso uno strumentale schermo societario di diritto rumeno, di due centrali idroelettriche in Romania in grado di generare redditi per 2 milioni di euro all’anno (la cui titolarità è riconducibile a una società con sede in provincia di Trento), alla disponibilità di numerosi rapporti finanziari presso banche svizzere (fra cui 1,6 milioni di dollari USA in seguito movimentati verso un conto sammarinese) e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria, oltre a investimenti in titoli Usa successivamente movimentati tramite bonifici “mascherati” da finanziamenti fra società estere per 15 milioni di euro.
Natale Iamonte fu arrestato latitante in un appartamento di Sesto San Giovanni alle porte di Milano nel 1993. Quattro ergastoli, ha scontato oltre vent’anni di 41 bis. A causa di una malattia degenerativa è morto nel suo letto di casa a Melito Porto Salvo il 2 febbraio del 2015. Non si chiamava Riina o Provenzano e nessuno ha protestato. A Desio intanto aspettano ancora la bonifica della cava della ‘ndrangheta. (redazione@corrierecal.it)

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