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De Palo contraddice Barbuscio: «La chiamata che ci informava di un morto sulla statale arrivò quando non era ancora buio»

La testimonianza dell’ex carabiniere: «Non so perché sul verbale sia stato riportato un orario sbagliato della segnalazione radio»

Pubblicato il: 12/01/2023 – 18:18
di Francesco Veltri
De Palo contraddice Barbuscio: «La chiamata che ci informava di un morto sulla statale arrivò quando non era ancora buio»

COSENZA «Era ancora giorno, non ricordo l’orario preciso della segnalazione, saranno state le 17.30, 17,45, al massimo le 18, ma non era ancora completamente buio». Angelo De Palo, oggi in pensione, nel 1989 prestava servizio nella caserma dei carabinieri di Roseto Capo Spulico. Il 18 novembre di quell’anno, insieme al brigadiere Francesco Barbuscio, all’epoca comandante della caserma, prese parte a un “posto controllo” (o meglio, un posto di blocco) sulla statale 106, direzione Taranto. Ieri De Palo è stato il primo testimone ad essere sentito nel corso dell’udienza numero 33 del processo Bergamini che si svolge in Corte d’Assise al tribunale ci Cosenza. Come sempre, davanti al collegio giudicante presieduto da Paola Lucente (con a latere il giudice Marco Bilotta), c’erano il pm Luca Primicerio e gli avvocati di parte Pagliuso-Cribari/Anselmo-Galeone. Assente l’unica imputata Isabella Internò. Oltre a De Palo, sono stati ascoltati Mario Panunzio e sua moglie Giovanna Cornacchia (leggi qui) che quel giorno passarono con la loro automobile sul luogo della tragedia. Assente, perché influenzato, Mario Infantino.

Il posto di blocco e la segnalazione di un morto sulla statale

«Il mio compito – ha affermato De Palo – durante il “posto controllo” istituito sulla corsia nord, 200 metri più avanti del bar Napoli (di cui invece nella scorsa udienza ha parlato Anna Napoli, leggi qui, ndr), era quello di copertura. Ricordo che Barbuscio intimò l’alt a una Maserati, io ero un po’ distante. Chiese i documenti ai due passeggeri e poi li mandò via. Io, prima che ripartissero, cercai di capire, per curiosità, chi vi era all’interno, un’automobile del genere si fa notare. Riuscii a vederli rapidamente, si trattava di un ragazzo e una ragazza, entrambi molto seri, forse un po’ tesi e la cosa mi colpì vista la giovane età di entrambi». De Palo, incalzato dalle domande del pm, è andato avanti nel suo racconto rivelando che, in linea di massima, l’inizio del posto di blocco è da fissare intorno alle 17. La prima e unica macchina che Barbuscio fermò, ha sottolineato, fu proprio la Maserati. «In genere – ha evidenziato l’ex carabiniere – quando si fermava un’automobile bisognava mettere nel verbale l’orario, ma quello non era il mio compito. Il “posto controllo” in tutto non durò più di quindici minuti, dopodiché Barbuscio decise di fare un giro perlustrativo nella zona. Con Barbuscio all’epoca parlavo poco, lui era rigido, preciso, aveva un carattere “marziale”. Dopo circa 20-30 minuti da quel fermo, ricevemmo una chiamata radio dalla stazione dei carabinieri di Rocca Imperiale. Ci veniva segnalato un morto sulla statale in direzione Montegiordano. Piovigginava, era l’imbrunire, c’era poca luce ma si vedeva ancora bene. Giunti sul posto – ha continuato il teste – abbiamo trovato un camion parcheggiato sulla sede stradale direzione Taranto. Vicino alla ruota anteriore destra del mezzo, c’era il cadavere di quel ragazzo che avevo visto pochi minuti prima alla guida della Maserati. Era in posizione supina, attaccato alla ruota, col volto piegato di lato, come se guardasse sotto il camion. Notai che il viso e le scarpe erano intatte. Pensai che fosse stato colpito dalla ruota nella parte addominale perché in quella zona c’erano delle macchie di sangue. Le gambe erano in direzione del guardrail».

L’orario della segnalazione via radio

«Poco dopo – ha proseguito De Palo – Barbuscio mi ordinò di tornare indietro dove avevamo lasciato l’automobile e chiamò rinforzi per dirigersi a Roseto Capo Spulico a cercare la ragazza che nel frattempo era andata a telefonare. La ragazza poi la vidi successivamente in caserma mentre era al telefono. Dopo la rimozione del cadavere io andai via». Sia il pm Primicerio che l’avvocato Anselmo e la presidente Lucente hanno fatto notare al teste alcune anomalie riguardo a sue precedenti dichiarazioni sull’orario della segnalazione da parte della caserma di Rocca Imperiale e del verbale stilato sull’intervento fissato per le ore 19.30 (è stato fatto vedere a De Palo il verbale in cui veniva riportata anche la sua firma insieme a quella degli altri carabinieri). «Quindi – ha chiesto con sarcasmo Paola Lucente all’uomo – come dobbiamo ricostruire “noi poveretti” il fatto?». «Io non so – ha ribattuto De Palo – perché Barbuscio e Bagnato (della stazione di Rocca Imperiale, ndr) abbiano riportato quell’orario. Ritengo impossibile che la segnalazione fosse arrivata alle 19.30 perché a quel punto era cessato il servizio. Non c’è dubbio che fosse l’imbrunire. Credo che Barbuscio, nel verbale, si sia basato sull’orario preso dal cronotachigrafo del camion che, però, a mio avviso non era aggiornato». Tornando proprio sull’orario della segnalazione via radio, l’avvocato della difesa Angelo Pugliese ha cercato di sottolineare la scarsa chiarezza, negli orari dichiarati, del testimone il quale, a quel punto, ha ammesso, per i troppi anni passati dall’evento, di non essere nelle condizioni mentali di ricordare tutto, così come non lo era in una sua precedente deposizione del 2017 quando da poco tempo aveva perso il figlio 27enne per un aneurisma e veniva da due infarti.

Il motivo del posto di blocco

A De Palo, sempre da verbale stilato in quella circostanza, è stata contestata anche quella che lui ritiene la causa del posto di blocco istituito dal comandate Barbuscio. L’ex carabiniere ha parlato di “vigilanza” come ordine di servizio mentre nel documento ufficiale viene riportata l’istituzione di un posto di blocco per la ricerca di un’Opel corsa con a bordo cinque persone che tra Trebisacce e Villapiana avevano compiuto una rapina. «Io e Barbuscio – ha detto con forza De Palo – non siamo usciti per un pronto intervento ma per un normale servizio istituzionale. L’ordine di servizio, come da prassi, veniva compilato il giorno prima. A me Barbuscio della rapina non disse nulla. Evidentemente la circostanza specifica della rapina è stata aggiunta nel verbale in un secondo momento ma io non ne ero a conoscenza». (redazione@corrierecal.it)

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