Ultimo aggiornamento alle 23:07
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

femminicidio

Uccisa a Roma, i ristoratori: «Noi non l’abbiamo cacciata»

I dipendenti del locale: «Mai mandato via l’avvocata dal bagno». I pm: «È stato omicidio premeditato»

Pubblicato il: 15/01/2023 – 22:59
Uccisa a Roma, i ristoratori: «Noi non l’abbiamo cacciata»

ROMA La lite accesa nel locale, la vittima in bagno e lui che infuriato esce in strada: una scena non passata inosservata alle tante persone nel ristorante romano “Brado” venerdì scorso, ma che non è bastata ad insospettire i presenti sui propositi di Costantino Bonaiuti, il 61enne ingegnere e sindacalista dell’Enav che poi fuori dal locale ha ucciso Martina Scialdone, avvocata romana di 35 anni, perché si rifiutava di accettare la fine della loro relazione. Anzi, quel litigio tra i tavoli sembrava finito e nessuno dei presenti ha colto avvisaglie che potesse trasformarsi in tragedia.
Ma forse l’avvocata aveva tentato di lanciare segnali perché sapeva di essere in grave pericolo. Saranno le indagini a chiarirlo, ma per chi ora riflette su quanto accaduto già quelle parole urlate ad alta voce potevano essere un campanello d’allarme. E per questo in tanti in queste ore sui social hanno puntato il dito sia contro i clienti sia, soprattutto, verso i dipendenti e i titolari del ristorante, rimasto oggi chiuso per esprimere la massima vicinanza ai familiari e agli amici della vittima.
«Quando lei è entrata in bagno il proprietario invece di darle una mano le ha detto di andare fuori per non disturbare i clienti», ha raccontato un testimone ai microfoni del Tg3. Ma staff e camerieri smentiscono e anzi si difendono: «Martina non è mai stata cacciata via dal bagno del nostro locale, è uscita da sola e tutti eravamo ormai convinti che l’uomo si fosse dileguato, perché ormai aveva abbandonato il ristorante. Anzi, noi abbiamo tentato di proteggerla. Poi anche lei è andata via: la povera ragazza è stata uccisa a un centinaio di metri dal nostro locale e solo dopo essere stata colpita è tornata indietro ferita». A quel punto, aggiungono «noi ci siamo immediatamente attivati per soccorrerla». E una cliente del locale che aveva competenze mediche, si legge in un post sulla pagina Facebook di “Brado”, ha anche tentato immediatamente di rianimare e dare soccorso alla ragazza: «Abbiamo fatto tutto il possibile, allertando le autorità sin dal primo momento», spiega lo staff del locale. E poi precisa: «Ci siamo resi totalmente disponibili a collaborare con le forze dell’ordine, che stanno ancora svolgendo le necessarie indagini in merito all’accaduto».
A chiarire diversi dubbi, anche sull’atteggiamento di clienti, titolari e dipendenti del ristorante, sarà l’esame delle immagini delle telecamere interne ed esterne al locale, che gli investigatori stanno vagliando per chiarire il quadro della vicenda, conclusa con l’arresto di Bonaiuti: dopo aver ucciso Martina, il 61enne è scappato in macchina ed è stato bloccato a casa sua, nel quartiere di Fidene. E non è escluso che al termine degli accertamenti, se dovessero emergere responsabilità, si possa arrivare ad un provvedimento di chiusura del locale. Ora la Procura capitolina contesta anche il reato di premeditazione all’uomo, che è stato già arrestato dalla polizia e nelle prossime ore si sottoporrà all’interrogatorio di convalida: Bonaiuti, grazie alla sua licenza sul porto d’armi per uso sportivo, è entrato nel locale con la pistola in tasca. Un punto, quello del possesso delle armi, sul quale in molti chiedono di riflettere, a partire dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Forse, dice, «dovremmo fare una riflessione sulla necessità di limitare il possesso delle armi, riducendone il numero in circolazione, per aumentare la sicurezza di tutti». Tra le accuse mosse dai pm di piazzale Clodio, oltre all’omicidio volontario aggravato, anche i motivi abietti e futili e di avere agito contro una persona a cui l’uomo era legato sentimentalmente. Anche il fronte della politica, scosso, tenta di reagire alla vicenda. La prossima settimana la commissione Affari sociali della Camera è chiamata a iniziare l’esame della proposta di legge che istituisce una Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidio e ogni altra forma di violenza di genere (già approvata dal Senato) e Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e componente della Commissione, annuncia che il suo partito «ha chiesto nell’ultima Conferenza dei capigruppo della Camera la calendarizzazione della proposta di legge».
«È necessario – aggiunge – un attento monitoraggio di un fenomeno perverso e diffuso, difficile da combattere, come dimostra l’ultimo dramma avvenuto a Roma. L’avvocata Martina Scialdone pur avendo strumenti culturali, professionalità ed esperienza specifica, è stata uccisa da un uomo di cui temeva le intenzioni e in possesso di un’arma. La Commissione sarà uno strumento di grande importanza anche per valutare nuove misure di contrasto».

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x