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Le estorsioni «per conto di Roberto Porcaro». Il primo verbale del pentito Turboli

Il neo collaboratore di giustizia cosentino racconta del suo ruolo nelle richieste di danaro agli imprenditori sotto scacco

Pubblicato il: 20/01/2023 – 6:42
di Fabio Benincasa
Le estorsioni «per conto di Roberto Porcaro». Il primo verbale del pentito Turboli

COSENZA Un primo verbale parzialmente omissato, ma con alcuni importanti passaggi riferiti alle estorsioni ed al rapporto con Roberto Porcaro. La procura generale di Catanzaro ha depositato il verbale contenente alcune delle dichiarazioni del pentito Danilo Turboli, al termine della prima udienza in Corte d’Appello a Catanzaro nell’ambito del procedimento “Testa del Serpente”. Danilo Turboli, a novembre 2022, ha deciso di collaborare con la giustizia per rendere edotti gli investigatori sui lati oscuri e segreti del “Sistema Cosenza”.

Le estorsioni

Considerato «il luogotenente di Roberto Porcaro», Turboli avrebbe agito per suo nome e conto: «nell’usura, nelle estorsioni, oltre che nella consumazione di rati in materia di armi e narcotraffico». Il primo racconto del pentito è dedicato proprio alle estorsioni. «Con riferimento all’estorsione realizzata ai danni di un costruttore, vicenda per la quale sono imputato nel processo “Testa del Serpente”, sono stato io ad effettuare la telefonata minatoria per conto di Roberto Porcaro (…) dopo aver fatto la telefonata lo stesso Roberto Porcaro mi riferiva che l’imprenditore si era messo “a posto” pagando l’estorsione», confessa il collaboratore. Che poi aggiunge ulteriori particolari: «In riferimento alla vicenda estorsiva nei confronti della società edile, ho posizionato, insieme ad un altro soggetto, una bottiglietta contenente liquido infiammabile nei pressi della sede, in particolare nei pressi del cancello. Su incarico di Roberto Porcaro». Turboli e il suo compare però vengono colti in flagrante dall’imprenditore. Intimoriti, per non destare sospetti, i due dichiarano di attendere un loro amico e fanno finta di utilizzare il telefono. La messa in scena, tuttavia, non consente a Turboli di dormire sogni tranquilli e il nuovo pentito decide di raccontare l’accaduto a Roberto Porcaro. I due si incontreranno il giorno successivo e sarà lo stesso Porcaro – come confessato dal collaboratore di giustizia – a tranquillizzarlo perché l’imprenditore non avrebbe denunciato e «si sarebbe messo a posto».

Le altre accuse

Danilo Turboli, insieme ad altri soggetti, è indagato nell’inchiesta “Testa del Serpente“, scattata nel dicembre del 2019. Il fermo di indiziato di delitto è stato emesso nei confronti di 23 indagati, accusati di una serie di reati aggravati dalle modalità e finalità mafiose. Con riferimento alle contestazioni mosse nel procedimento, il pentito ammette di aver «aggredito in tre occasioni un soggetto allo scopo di ottenere la restituzione del denaro che gli avevo affidato per l’apertura di una lavanderia mai avvenuta». Danilo Turboli precisa di aver concesso il denaro in diversi momenti. «In un primo momento gli chiedevo di versarmi il doppio di quanto consegnatomi a causa di una serie di problemi che mi aveva causato, ma in realtà ho sempre e solo preteso il denaro che ritenevo mi spettasse».
L’imprenditore – come riferisce il collaboratore – avrebbe chiesto «600 euro per il versamento di contributi (…) 200-250 euro per aprire un conto corrente bancario intestato a mio nome» e in una terza occasione «100 – 200 euro per l’apertura della partita iva». Infine «altri 100-150 euro per l’acquisto di un biglietto aereo per un viaggio a Roma da fare insieme». Nella Capitale Danilo Turboli non si recherà mai e dopo una serie di «scuse» accampate dal suo (mancato) socio si rivolgerà addirittura ai Carabinieri «per denunciare la sottrazione dei miei documenti che erano in suo possesso».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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