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Il business dei bus turistici e lo «stabile e continuo asservimento» del dirigente regionale all’imprenditore

L’inchiesta della Dda di Catanzaro ricostruisce il rapporto tra l’allora capo struttura del Dipartimento Rodolfo Bova e l’operatore Domenico Galati

Pubblicato il: 26/01/2023 – 16:09
Il business dei bus turistici e lo «stabile e continuo asservimento» del dirigente regionale all’imprenditore

LAMEZIA TERME Una condotta, quella del dirigente pubblico, in «stabile e continuo asservimento» agli interessi di un imprenditore. Nell’ordinanza cautelare dell’operazione “Olimpo” contro il “Gotha” della ‘ndrangheta del Vibonese emergono plasticamente le figure di due indagati, Rodolfo Bova, all’epoca dei fatti contestati dalla Dda di Catanzaro capo struttura del Dipartimento Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria, e l’imprenditore Domenico Galati, ai quali la Dda di Catanzaro muove l’accusa di corruzione per esercizio della funzione. «In particolare – si legge nelle carte dell’inchiesta – Rodolfo Bova riceveva da Domenico Galati l’importo di 5.000 euro per favorire l’espansione imprenditoriale nel settore dei transfert, condizionando l’esercizio di sostegno al comparto delle società di trasporto riconducibili a Galati». 

Le “manovre” per il servizio di transfert

Le indagini – spiegano gli inquirenti – partono a marzo 2018 quando Galati entra nella vicenda del “Tui Magic Life” di Pizzo, proprio grazie alla mediazione di Bova. Gli investigatori avrebbero accertano la spendita da parte di Bova del proprio ruolo istituzionale «nei confronti di Calafati Vincenzo (responsabile Tui per la Calabria, anch’egli indagato nell’operazione “Olimpo”, ndr) affinché a Galati venissero attribuiti i servizi di transfert relativi al villaggio Tui Magic Life di Pizzo». Vicenda emersa in una conversazione captata dagli inquirenti e risalente al 5 luglio 2018 tra l’imprenditore e il figlio. «E che fa questo Jr (l’azienda di trasporti ufficialmente nella titolarità del fratello di Galati)?» chiede il figlio, e Calafati: «Porta Itaca… è venuto nel mio ufficio, raccomandato dal presidente della Regione per fargli fare il lavoro al Magic Life». In un’altra conversazione, captata il 18 settembre 2019, Bova invitava espressamente Calafati a coinvolgere Galati «ritenendolo molto vicino al mondo politico». Qualcosa però non fila per il verso giusto: a distanza di qualche mese – è la ricostruzione degli investigatori – Galati discute con Anastasi (all’epoca dei fatti al centro dell’inchiesta dirigente del Dipartimento Turismo della Regione e oggi anch’egli indagato, ndr) dei dettagli del servizio da rendere, rimettendo a Calafati la risoluzione dei possibili conflitti con un’altra società di trasporti interessata all’affare Tui, ovvero la Genco. A maggio 2019 Bova – annotano gli inquirenti – «si lamentava del fatto che Galati non avesse ancora avuto il lavoro», addirittura il dirigente regionale – si  legge – «compulsava Calafati per il lavoro a Galati ricordandogli di “stargli dietro per quella cosa di Domenico dei pullman”, ricevendo rassicurazioni dall’imprenditore che si riservava di parlarne anche con Anastasi». 

«Stabile asservimento»

Le indagini, dunque, avrebbero documentato come effettivamente ad ostacolare il coinvolgimento di Galati sia stata proprio l’investitura di Genco quale impresa incaricata da Calafati dei transfer da e per il villaggio turistico di Pizzo, sulla scorta delle ingerenze su questi esercitate dal clan di ‘ndrangheta degli Accorinti. «Domenico non ti posso dare il lavoro perché ce l’ha Genco, perché ce l’ha questo… non te ne posso dare lavoro. Ma non doveva manco dirmelo mo, ne lo doveva dire quattro-cinque mesi fa»(redazione@corrierecal.it)

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