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“Il fattaccio di via Famagosta”, il libro della Maiolo sullo sfondo della riforma della giustizia

A Catanzaro la presentazione dell’opera di esordio dell’ex parlamentare: un “manifesto” per i sostenitori del primato del garantismo

Pubblicato il: 27/01/2023 – 19:37
“Il fattaccio di via Famagosta”, il libro della Maiolo sullo sfondo della riforma della giustizia

CATANZARO L’esigenza di un rinnovato e vero garantismo, di un giusto processo, di un riequilibrio tra accusa e difesa e di un uso più limitato e più calibrato delle intercettazioni: sono stati questi i temi che oggi a Catanzaro hanno fatto da sfondo alla presentazione del libro “28 marzo, il fattaccio di via Famagosta” di Tiziana Maiolo, nota giornalista e poi parlamentare, di origini calabresi. Tra i promotori dell’evento la neonata associazione “Riforma della Giustizia”, che si propone di mettere al centro del dibattito il tema del giusto processo e del rispetto dello stato di diritto. tema ovviamente di stringente attualità, viste le polemiche in atto sulla cosiddetta riforma Nordio, che infatti ha fatto capolino alla presentazione del libro. Così illustrato dall’autrice, al suo esordio letterario. «Come tanti ex cronisti di giudiziaria – spiega Tiziana Maiolo – ho scelto il thriller e il giallo ma è un giallo particolare perché non c’è il morto e il commissario che risolve il caso, ma ci sono quattro donne dove che in qualche modo sono nel mondo ella giustizia, un magistrato, un avvocato, una cronista e una moglie lesa nella sua dignità. Ho voluto raccontare una storie di donne ma anche di giustizia e ingiustizia indicando anche due diversi modi di condurre le indagini, il primo con le intercettazioni, i cani lupo, gli elicotteri, la scenografia e la complicità di pm con alcuni giornalisti, e l’altro, da “talpa”, di una giovane pm che, anche aiutata da una giovane crinita scava, scava e scava e partendo da un piccolo caso ottiene di più rispetto a magistrati più famosi in un’inchiesta contro la ‘ndrangheta. Sono storie che si intrecciano partendo da un caso datato 28 marzo 1994, cioè il giorno in cui Berlusconi vinse le elezioni per la prima volta». Con riferimento all’attualità, la Maiolo osserva: «Sul tema della giustizia Vedo una levata di scudi, soprattutto sulle intercettazioni. Il problema non è semplicemente che non devono essere pubblicate, è che non devono essere fatte in un certo modo, non con la pesca a strascico, con la ricerca del reo prima ancora che ci sia un reato, e questo avviene anche nelle inchieste di mafia, come ho visto anche in Calabria con inchieste scenografiche e con 300 arrestati di cui metà poi vengono prosciolti in corso d’opera». Tra i relatori Enza Bruno Bossio, già parlamentare del Pd, nella sua qualità di segretario dell’associazione “Riforma della Giustizia”: «Il libro della Maiolo, molto bello, è un romanzo che affronta questioni che sono in discussione nel paese, come al riforma della giustizia, con l’abuso delle misure cautelari, di come si fanno le indagini, di come spesso si mettono in carcere le persone senza alcuna prova. E nello stesso tempo questo incontro è importante perché segna la nascita di questa nuova associazione, l’associazione per la Riforma della Giustizia, che è una conseguenza inevitabile della mobilitazione di tanti noi nell’appello per Giancarlo Pittelli, che è il simbolo di una giustizia che esercita la vendetta mente ila giustizia non può mai essere la vendetta. Oggi – osserva la Bruno Bossio si discute della riforma Nordio. Io sono del Pd ma sono garantista, ho votato sì ai 5 referendum di cui Nordio era un po’ il responsabile e oggi Nordio porta avanti cose che condivido prima ancora di lui, come la separazione delle carriere, il no alle intercettazioni a strascico, l’abuso delle misure cautelari. È di questi giorni l’assoluzione di un ex assessore giornale della Valle d’Aosta, di origini calabresi, che è stato quasi 1000 giorni in carcere ed è stato assolto. Queste sono le cose che non devono accadere». A intervenire poi anche il magistrato catanzarese Caterina Chiaravallotti, presidente del Tribunale di Latina, in passato anche alla Dda di Catanzaro: «Fin dai miei primi anni in magistratura – spiega la Chiaravalloti – ho notato che più che un processo accusatorio c’è un processo “indaginocentrico”, è evidente che c’è l’esigenza di un riequilibrio e di una maggiore considerazione della presunzione di innocenza, partendo dal presupposto che la giustizia è il giusto contemperamento di diverse esigenze». Tra i relatori anche l’avvocato Antonietta De Nicolò e il magistrato Otello Lupacchini, già procuratore generale a Catanzaro, in videocollegamento. Come in videocollegamento parla Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente della fondazione intitolata al giornalista e conduttore tv simbolo delle vittime della malagiustizia, si sofferma sul ruolo degli operatori dell’informazione: «Un tempo – rimarca la Scopelliti – il giornalista di giudiziaria era un giornalista di inchiesta, oggi invece ricorre soprattutto alle veline». (redazione@corrierecal.it)

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