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«Ospedali Spoke Corigliano-Rossano, serve organizzazione radicale: ma la facciano i tecnici, non la politica»

L’intervento dell’assessore provinciale Olivo, dei consiglieri comunali Scarcello e Scorza e del coordinatore di “Coraggio di cambiare l’Italia” De Simone

Pubblicato il: 28/01/2023 – 15:39
«Ospedali Spoke Corigliano-Rossano, serve organizzazione radicale: ma la facciano i tecnici, non la politica»

CORIGLIANO ROSSANO “Riorganizzare i presidi sanitari spoke di Corigliano-Rossano in attesa dell’apertura del nuovo ospedale della Sibaritide. Questa era e rimane una delle grandi sfide nel territorio jonico”.  Lo scrivono Adele Olivo, assessore provinciale di Cosenza, Vincenzo Scarcello, consigliere comunale, Gennaro Scorza, consigliere comunale, e Giovanni De Simone, coordinatore cittadino Il Coraggio di Cambiare l’Italia. “Finalmente oggi, grazie al centrodestra e alla perseverante azione del governatore della Calabria nonché commissario ad acta della Sanità, Roberto Occhiuto, nella Sibaritide – rilevano Olivo, Scarcello, Scorza e De Simone – è cambiato il paradigma verso il nascente nosocomio di Insiti: da sogno irrealizzabile che sembrava essere solo due anni fa, a prospettiva concreta da potersi realizzare nell’arco del prossimo biennio. È questa la forza di una politica di governo che sa tracciare obiettivi e indicare la rotta alla burocrazia, ai manager e ai tecnici per il raggiungimento di traguardi che altrimenti rimarrebbero nel limbo. Su questo Occhiuto sta dando una grande e incoraggiante lezione di buon governo della Calabria non solo ai calabresi ma all’intero Paese. Su ogni fronte ma soprattutto sulla Sanità, il grande tabù della nostra regione.  Oggi le Aziende sanitarie calabresi si muovono con obiettivi precisi e attraverso la capacità e la grande competenza dei loro commissari che hanno indicazioni precise che vengono, appunto, dal presidente Occhiuto. Si veda, su tutti, la rivoluzione dell’Asp di Cosenza sotto la guida di Antonello Graziano che ha ribaltato totalmente le sorti dell’Azienda. Siamo fiduciosi sul futuro e per le azioni presenti ma, volendo richiamare un articolo di stampa uscito qualche giorno fa, in questo momento occorre anche coraggio per effettuare delle scelte. È il caso emblematico degli ospedali di Corigliano-Rossano dove da anni si auspica una riorganizzazione che non c’è mai stata a causa della pavidità della politica che ha sempre compromesso il futuro di questi due ospedali creando reparti fotocopia a solo discapito dell’utenza. Oggi non deve essere la politica a decidere come riorganizzare lo spoke e dove insediare i reparti ma la politica deve sollevare la questione e tenerla viva, confortando i manager nell’adozione di misure che possono anche essere impopolari ma necessarie. È inammissibile il procedimento inverso. Anche perché la politica – lo ribadiamo – non può assumersi responsabilità mediche tantomeno organizzative ma deve dettare l’agenda delle priorità. Crediamo, ad esempio, che oggi il più importante ed impellente problema degli ospedali spoke di Corigliano-Rossano sia legato all’organizzazione dell’area fredda e dell’area calda, sulla stabilizzazione dell’area medica in un presidio e dell’area chirurgica/intensiva nell’altro presidio. È questo il metodo che bisogna perseguire, non l’individuazione di singoli reparti da spostare ancora di qua e di là senza una effettiva logica d’insieme. E stesso discorso vale per il Pronto soccorso”. Secondo Olivo, Scarcello, Scorza e De Simone “quello che bisogna fare sinergicamente – con coraggio – è dare mandato al commissario dell’Asp di Cosenza affinché organizzi al meglio questo servizio evitando inutili “spezzatini” con medici ed infermieri sbattuti tra l’uno e l’altro ospedale con il solo intento di tenere aperti due reparti che, di fatto, hanno la forza di uno e che, in questa situazione, non fanno altro che restituire all’utenza un servizio al disotto delle sue potenzialità. A Corigliano-Rossano, così come a Cosenza, Castrovillari e Cetraro-Paola, serve un solo Pronto soccorso. Dove insediarlo, tra il ‘Compagna’ e il ‘Giannettasio’? Non possiamo deciderlo noi, tantomeno gli organi politici di consultazione e controllo, locali o regionali. È una scelta che devono fare liberamente e senza pregiudizi i tecnici, delegati dal Commissario ad acta, attraverso l’analisi dei dati e con riscontri oggettivi. Solo così, con il rispetto dei ruoli e delle competenze potremo aspirare ad avere un servizio sanitario migliore, in attesa dell’apertura del nuovo ospedale”.

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