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Il “contabile” al summit con Grande Aracri. La Cassazione: «Assoluzione illogica. Processo da rifare»

Sabatino Marrazzo in grado «di interloquire col boss e di proporre soluzioni operative» sul tema delle energie rinnovabili

Pubblicato il: 13/02/2023 – 14:44
di Alessia Truzzolillo
Il “contabile” al summit con Grande Aracri. La Cassazione: «Assoluzione illogica. Processo da rifare»

CROTONE Ha partecipato a un summit con Nicolino Grande Aracri nel corso del quale ha proposto «soluzioni operative» riguardo all’affare della gestione del settore delle energie rinnovabili attraverso lo scalo portuale di Crotone. Ha ascoltato il fratello parlare dell’omicidio di Franco Iona. Di lui parla come «contabile» della cosca di Belvedere Spinello il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio. Sabatino Domenico Marrazzo, 66 anni, detto “il massone” è stato assolto in appello dall’accusa di associazione mafiosa dopo essere stato condannato a otto anni in primo grado dal Tribunale di Crotone. Il procedimento era stato incardinato dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Domenico Guarascio, nell’ambito del processo Six Towns. I giudici di Cassazione hanno giudicato la sentenza che assolve Sabatino Marrazzo «carente e illogica» e hanno accolto il ricorso presentato dal sostituto procuratore generale Raffaela Sforza.
Sabatino Domenico Marrazzo è accusato di essere partecipe della locale di Belvedere di Spinello, «partecipando attivamente alle strategie finanziarie della cosca nella veste di contabile del sodalizio criminale».

Il ricorso: «Ha partecipato attivamente all’incontro con Nicolino Grande Aracri»

Il pg Raffaela Sforza ha fatto ricorso in appello contro l’assoluzione di Sabatino Domenico Marrazzo dall’accusa di associazione mafiosa. Il pg ritiene che la Corte d’Appello di Catanzaro – Gabriella Reillo presidente, a latere Francesca Garofalo – abbia travisato il contenuto di una intercettazione datata 11 settembre 2012 nel corso della quale i fratelli Sabatino e Agostino Marrazzo erano a colloquio col noto boss di Cutro Nicolino Grande Aracri e manifestavano al capo della cosca il proprio interesse per l’illecita gestione del settore delle energie rinnovabili attraverso lo scalo portuale di Crotone.
Contrariamente a quanto affermano i giudici nella sentenza, l’accusa sostiene che Sabatino Marrazzo non è stato in silenzio durante quell’incontro, anzi, avrebbe preso parte attiva alla conversazione «dimostrando di essere a conoscenza dell’organigramma e della struttura organizzativa delle cosche della zona, dell’identità di capi e gregari e dei luoghi di riunione e manifestando la volontà di allearsi con il clan facente capo al Grande Aracri». Inoltre i giudici di secondo grado, recrimina l’accusa, hanno affermato l’insussistenza di altre intercettazioni riguardati Sabatino Domenico Marrazzo senza tenere conto delle conversazioni riportate dalla sentenza del Tribunale di Crotone che condannava l’imputato a 8 anni di reclusione. In più il pg Sforza, nel suo ricorso, lamenta la revoca del sequestro e della confisca dei beni riconducibili all’imputato e chiede il ripristino del sequestro.

La Cassazione: «Sentenza carente e illogica»

I giudici della Corte di Cassazione sottolineano come la sentenza di secondo grado non abbia tenuto adeguatamente in considerazione anche il solo fatto che Sabatino Marrazzo abbia partecipato a un «summit con il boss Nicolino Grande Aracri» nel corso del quale «furono affrontate tematiche inerenti settori vitali delle cosche di riferimento quali l’infiltrazione mafiosa nei settori dell’economia e la spartizione degli affari tra le famiglie di ‘ndrangheta».
«Infatti – scrive la Suprema Corte – non pare logicamente congruente che un soggetto estraneo alle dinamiche associative sia messo nelle condizioni di interloquire su tematiche di rilievo con un esponente apicale quale Grande Aracri ovvero di proporre soluzioni operative come fatto dal Marrazzo nel corso dell’incontro del settembre 2012, stante il livello di riservatezza che contraddistingue il funzionamento delle cosche calabresi.
Gli ermellini sottolineano come anche solo essere stati ammessi a partecipare a un summit «nel corso dei quali si pianificano le strategie criminali delle associazioni di stampo mafioso, rappresenta comportamento concludente, idoneo a costituire indizio di intraneità al sodalizio criminale».
In un’altra conversazione, alla quale era presente Sabatino Marrazzo, inoltre, il fratello Agostino parla dell’omicidio di Franco Iona (per il quale era stato condannato all’ergastolo in primo grado e assolto in appello, ndr). La sentenza su questo episodio viene giudicata «carente e illogica» perché «i giudici di appello hanno ritenuto tale conversazione significativa della estraneità del Marrazzo alle attività della cosca nonostante il dialogo avesse ad oggetto uno specifico episodio di omicidio del tutto sganciato dall’attività di “consigliere” in ambito economico-fìnanziario di cui ha fatto esclusiva menzione il collaboratore Oliverio e, quindi, almeno all’apparenza, poco conferente rispetto al thema probandum oggetto di valutazione».
Per quanto riguarda il sequestro, i giudici abbracciano la richiesta del pg: «L’accoglimento del motivo relativo all’accertamento della partecipazione all’ipotizzato sodalizio di stampo mafioso assorbe le censure inerenti alla revoca del sequestro e della confisca dei beni riconducibili a Sabatino Domenico Marrazzo, in quanto logicamente conseguenti alla rivalutazione dei profili inerenti la responsabilità per l’addebito associativo». La sentenza d’appello è stata annullata con rinvio, si attende, adesso, una nuova pronuncia dei giudici di secondo grado.

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