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La preghiera di monsignor Savino davanti alle bare. «Dio muore con i nostri fratelli» – VIDEO

Il vicepresidente della Cei: «Senza politiche di accoglienza siamo tutti complici». L’incontro del presule con la comunità musulmana

Pubblicato il: 27/02/2023 – 12:26
La preghiera di monsignor Savino davanti alle bare. «Dio muore con i nostri fratelli» – VIDEO

CROTONE «Davanti a queste bare mi permetto di dire che l’umanità è sconfitta. Anche io come credente mi sento uno sconfitto perché mi chiedo: perché tutto questo? Non potevano essere aiutati, accolti per un processo di integrazione nei nostri territori». Lo ha detto mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio e vicepresidente della Cei, a conclusione della breve preghiera svolta nel Palamilone dove sono collocate le bare dei 59 morti. Un numero destinato a salire visto che già stamattina sono stati ritrovati altri cadaveri. «Questa – ha aggiunto monsignor Savino che era accompagnato dal vescovo di Crotone, Angelo Raffaele Panzetta – è il momento della preghiera e del raccoglimento, della meditazione profonda. È l’ora in cui dobbiamo anche lasciarci interrogare responsabilmente da questa ennesima tragedia rispetto alla quale rischiamo diventare tutti i complici nel momento in cui non attiviamo politiche europee e politiche nazionali alte e altre». Monsignor Savino si è poi fermato fuori dal Palamilone a pregare insieme ad un gruppo di musulmani che vivono a Crotone.
«Vorrei fare notare a voi comunicatori e giornalisti – ha aggiunto – che il fenomeno migratorio, cioè di italiani che vanno all’estero, è un fenomeno quantitativamente più numeroso rispetto al fenomeno immigratorio. Possiamo dire che dinanzi a queste bare io incontro oggi come credente Gesù crocifisso, Gesù abbandonato, Gesù negato, Gesù profugo non accolto che muore in mare. Oggi Dio muore con questi nostri fratelli». Lo ha detto monsignor Francesco Savino vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei dopo la visita al Palamilone di Crotone dove si trovano le 59 bare delle persone morte nel naufragio di Steccato di Cutro. «Diciamolo chiaramente, a Crotone, la Calabria – ha aggiunto Savino – sta dimostrando di essere una regione solidale accogliente ospitale, ma ci sono evidenti pregiudizi che vengono da altre parti e che non ci consentono molto spesso di accompagnare questi nostri fratelli in un processo di integrazione che è possibile».

La preghiera interreligiosa davanti al Palamilone

All’uscita dal Palamilone di Crotone il vescovo Savino e un gruppo di cittadini di fede musulmana hanno dato vita a una preghiera interreligiosa spontanea. In mezzo a fiori, palloncini, peluche appesi alla cancellata del Palamilone e davanti alla struttura in queste ore ha sostato e sta sostando tanta gente desiderosa di rendere omaggio a quelle vittime innocenti scappate dai loro paesi per cercare una speranza di vita in Europa. Una processione continua di persone. Di crotonesi, calabresi, cittadini stranieri che vengono a portare fiori e pregare davanti ai cancelli del palazzetto dello sport. Tra i mazzi di fiori anche quello dell’Amministrazione comunale di Catanzaro. Sono arrivati in tanti nonostante non si possa entrare perché la polizia scientifica sta eseguendo sui cadaveri i rilievi per poter procedere ad un riconoscimento.

«Morti senza nome»

«Sono ancora morti senza nome» ha detto il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che ha annunciato l’allestimento di una camera ardente appena verranno completate le operazioni della polizia. Fuori dal cancello è venuto anche Khalid, un giovane marocchino che stende verso la Mecca il suo giubbotto e inizia a pregare. Vive in Italia da sempre è arrivato con i genitori in modo regolare. «Dobbiamo capire – ha detto – che questi fratelli partono per la disperazione perché altrimenti quale genitore metterebbe i figli su una barca se non per disperazione? Se non capiamo questo siamo tutti morti». Alle 18, davanti al Palamilone, si terrà una fiaccolata indetta dalle associazioni del terzo settore.

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