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l’udienza

La “lezione” di ‘ndrangheta di Adornato e le stragi di Cosa nostra. «Tutto ruotava intorno al 41bis»

Il tenente colonnello Galasso illustra l’intercettazione entrata nel processo. Analogie e differenze con le dichiarazioni del boss pentito Franco Pino

Pubblicato il: 15/03/2023 – 16:01
di Mariateresa Ripolo
La “lezione” di ‘ndrangheta di Adornato e le stragi di Cosa nostra. «Tutto ruotava intorno al 41bis»

REGGIO CALABRIA Francesco Adornato, «un vecchio uomo di ‘ndrangheta» che fa «una lezione di ‘ndrangheta» parlando dei rapporti tra calabresi e siciliani per «l’attuazione della strategia stragista per l’eliminazione del 41bis». Ricostruzioni che, dal punto di vista investigativo, partono da un’intercettazione contenuta nelle carte dell’inchiesta “Hybris” della Dda reggina e arrivano – attraverso le parole del tenente colonnello Massimiliano Galasso – davanti alla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, dove si sta celebrando il processo “’Ndrangheta stragista”. Alla sbarra, per l’uccisione dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, in un agguato avvenuto nel 1994, il boss palermitano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro, entrambi già condannati in primo grado all’ergastolo. Adornato, secondo gli investigatori «navigato esponente della ‘ndrangheta», e Giuseppe Ferraro (indagato nell’inchiesta Hybris), nell’intercettazione entrata a far parte del processo, parlano dei rapporti tra ‘Ndrangheta e Cosa nostra per l’attuazione delle stragi che, si evince dalle intercettazioni, erano «dirette all’eliminazione del regime di carcere duro».  

‘NDRANGHETA STRAGISTA | Il tenente colonnello Massimiliano Galasso

«Adornato, uno dei coprotagonisti della fase di imposizione del potere dei Piromalli»

Ritenuto «un soggetto particolarmente “titolato”», «soggetto vicinissimo e autista di Pino Piromalli» (cl. ’45), detto “Facciazza”, Adornato – ha sottolineato Galasso – è «uno dei coprotagonisti della fase di imposizione del potere dei Piromalli a partire dagli anni 80». Il 72enne, condannato in via definitiva per mafia negli anni ’90, secondo gli investigatori, è un «vecchio uomo di ‘ndrangheta che può fornire, in una fase di riorganizzazione, delle indicazioni». Secondo le ricostruzioni, Adornato avrebbe anche messo a disposizione la propria autovettura per fare attentati. «Nell’intercettazione è lui stesso a presentarsi come uomo di ‘ndrangheta, quando dice “mi consideravano”». «C’è una fase di inquadramento storico del personaggio in cui racconta quale fosse il suo livello», ha detto il tenente colonnello Galasso rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo.

La “lezione” di ‘ndrangheta di Adornato a Ferraro

Nella conversazione datata 17 gennaio 2021 «Adornato – sottolineano gli inquirenti – lamenta la mancata scarcerazione di Giuseppe Piromalli ed ipotizza che la stessa sia riconducibile ad una vicenda molto delicata, vicenda che vuole riferirgli in via del tutto confidenziale». Un dialogo che secondo gli investigatori rappresenta «una lezione di ‘Ndrangheta» in piena regola che Adornato fa a Ferraro e in cui si parla di una commissione istituita per decidere di «avallare la strage di stato con i siciliani».

Francesco Adornato: (…) che sei il primo che ti sto dicendo questa cosa che non la vorrei nemmeno dire … ti dico il motivo … Pino e compagnia bella li hanno messi all’epoca nella commissione per le stragi di stato … insieme … insieme a “Testuni” “Testuni…” ce n’è stata una alla ionica ci sono state tante commissioni …inc … si ma tu …voglio dire una cosa … loro sono stati tre per quanto riguarda qua … però per quanto riguarda Pino quando è uscito il pentito Franco …inc …

Giuseppe Ferraro: Sì..

Adornato: Gli dice che nella commissione che doveva … che hanno deciso di avallare la strage di stato con i siciliani … Pino Piromalli non c’era…. ma che lo avrebbe rappresentato Nino Testuni… è stato a suo tempo Nino Testuni che avrebbe risposto anche per lui… guarda come ti dico che certe volte … per quanto riguarda lui no … siccome che c’è un articolo maledetto … questo è un articolo maledetto Pino… che trova spazio per farsi le ragioni in un Magistrato…

È proprio Adornato, a raccontare a Ferraro che «la commissione si era riunita presso il resort “Sayonara” sito a Nicotera e che era presente Pesce ed era assente Pino Piromalli ma che quest’ultimo aveva conferito a Pesce il mandato a rappresentarlo». Il riferimento è ad Antonino Pesce, alias “u testuni” reggente dell’omonima articolazione di ‘ndrangheta. «Pesce, in proprio ed in nome e per conto di Piromalli, – ha aggiunto Adornato – aveva votato a favore della partecipazione alle stragi anche da parte della ‘ndrangheta». Adornato afferma che il progetto criminale era stato abbracciato dai Pesce e dai Piromalli, nonostante il parere contrario di Luigi Mancuso. Secondo il suo racconto, infatti, «era presente anche Luigi Mancuso, esponente apicale dell’omonimo clan di Vibo Valentia, il quale, al contrario, aveva votato contro la suddetta partecipazione».

Analogie e differenze con Franco Pino, che «non parlò dell’attentato a un ministro»

BOSS PENTITO | Franco Pino

Una ricostruzione che era stata fatta anche dal boss pentito Franco Pino nel corso della sua testimonianza nel processo “‘Ndrangheta stragista” in primo grado. Pino nel 2018 aveva infatti parlato dell’incontro al Villaggio Saionara di Marina di Nicotera tra esponenti della ‘ndrangheta e di Cosa nostra per “ascoltare” le richieste dei Corleonesi e facendo anche riferimento alla contrarietà di Luigi Mancuso. Le analogie con quanto dichiarato da Franco Pino, per la difesa, invece sarebbero da ricondurre al fatto che Adornato si riferisse ad alcuni articoli di giornale pubblicati nel 2018 e che riportano le parole del pentito. Ma Adornato, ha rilevato il procuratore aggiunto, va anche oltre rispetto a questo parlando in particolare di un possibile attentato a un ministro, circostanza invece assente nelle dichiarazioni di Pino. Le stragi, si evince dalle intercettazioni, erano «dirette all’eliminazione del regime di carcere duro», il 41bis, e «si progettava di arrivare ad assassinare un ministro e fare un colpo di Stato».

Ferraro: E chi la vince la guerra … con lo Stato vinci la guerra …

Adornato: No ma quelli dicono ma noi … ma noi perché ci dobbiamo imbrattare dici Luigi dice va bene … dice noi dobbiamo dare ascolto ai Siciliani… loro hanno voluto l’Antimafia… perché l’Antimafia …inc… poi addirittura siccome che i privilegi loro non li possono avere e ce l’hanno messa in culo anche a noi con il quarantuno bis ora ci dicono loro di ammazzare… un Ministro … prima di fare il colpo di stato … ma quando mai… allora capisci com’è il fatto… ricordati che queste cose qua quando si fa un consiglio sopra una persona … poi distinguono dicono se era per questo…

«Sono frasi – ha detto Galasso rispondendo alle domande di Lombardo – che sono di Adornato e non vengono fatti riferimenti a Franco Pino». «La fonte di Adornato è la conoscenza diretta in quanto uomo di ‘ndrangheta», ha rimarcato l’ufficiale dei carabinieri.

La ‘ndrangheta e la commissione per decidere sulle stragi. «Tutto ruotava intorno al 41bis»

«La ‘ndrangheta si è dotata di una commissione che avesse il potere decisorio per relazionarsi con le altre organizzazioni criminali, in particolare con Cosa Nostra», ha spiegato ancora Galasso secondo il quale tutto «ruotava intorno al 41bis». Una commissione che «è stata formata, non era autoreferenziale» per cui «esisteva già un livello superiore».
La «guerra contro le istituzioni, i carabinieri e lo Stato» aveva uno scopo ben preciso. «Questo è un articolo maledetto», dicono Adornato e Ferraro riferendosi al 41bis. Il regime di carcere duro, ha sottolineato Galasso «da loro è visto come il peggior male possibile». (redazione@corrierecal.it)

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