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la ricostruzione

Omicidio a Tortora, Prisco chiede aiuto: «Mi hanno sparato, sto morendo»

Il giovane, raggiunto da diversi colpi di fucile calibro 12, si rivolge ad un soccorritore. La lite prima dell’agguato mortale. «Ti devo sparare»

Pubblicato il: 16/03/2023 – 11:49
di Fabio Benincasa
Omicidio a Tortora, Prisco chiede aiuto: «Mi hanno sparato, sto morendo»

TORTORA Sono le 2.26 del 17 febbraio 2023 quando i Carabinieri di Scalea ricevono una telefonata da una donna. E’ in casa e spaventata, confessa di aver udito «dei botti» e una persona sussurrare «mi hanno sparato, sto morendo, aiuto». Cinque minuti dopo il personale di pattuglia raggiunge via Ruggiero Pucci a Tortora e incrocia Francesco Prisco, sorretto da una persona, e con i vestiti sporchi di sangue. E’ visibilmente sofferente ed a terra le tracce ematiche lasciano pochi dubbi agli agenti intervenuti: Prisco è stato vittima di un agguato. Immediata la richiesta di soccorso medico e il trasporto a bordo dell’ambulanza prima al Pronto Soccorso dell’ospedale di Praia a Mare e successivamente presso l’ospedale civile “Annunziata” di Cosenza dove rimarrà fino al decesso sopraggiunto il 27 febbraio 2023. A distanza di due mesi esatti dall’agguato mortale, i carabinieri di Scalea hanno chiuso il cerchio sui presunti responsabili del delitto, arrestando Angelo Lentini (classe ’80), Michele Tufano (classe ’83), Jonathan Russo (classe ’83) tutti originari di Scalea.

L’indagine

L’inchiesta avviata dalla procura di Paola, guidata da Pierpaolo Bruni, ha permesso agli investigatori di ricostruire le fasi precedenti al delitto. Le dichiarazioni rese dalla vittima hanno dato il via alla ricerca dei presunti colpevoli. Lo stesso Prisco, infatti, in attesa di ricevere soccorso medico ha «riferito di essere stato attinto con due colpi di fucile esplosi al suo indirizzo da Angelo Lentini, Michele Tufano, Jonathan Russo» poi «allontanatisi a bordo di una vettura in uso a Tufano». La confessione resa dalla vittima proseguirà fino a tarda notte, quando al Pronto Soccorso dell’ospedale di Praia a Mare, renderà sommarie informazioni testimoniali rispondendo alle domande degli agenti.

La ricostruzione e il movente

Perché Prisco è stato ucciso? E’ sempre la vittima, ancora ferita e sofferente, a spiegare agli investigatori i motivi che avrebbero portato all’agguato. Prisco parla «di un incontro con Michele Tufano avvenuto all’esterno di un bar di Praia a Mare, alla presenza di un’altra persona, un incontro nel corso del quale sarebbe avvenuta una discussione poi culminata con la minaccia rivolta da Tufano: «Ti devo sparare». Prisco prima di essere attinto da colpi d’arma da fuoco avrebbe incontrato un uomo di Maratea «il quale avrebbe dovuto cedergli della sostanza stupefacente, in quanto non poteva incontrare Tufano perché aveva avuto un litigio» e aveva mandato Arcuri «da loro» per reperire la sostanza stupefacente. Successivamente era venuto a sapere che «lo cercavano». E’ un’altra testimonianza – raccolta da chi indaga – a svelare un altro particolare delle fasi precedenti l’omicidio. L’uomo confessa ai carabinieri di aver raggiunto un bar per acquistare delle sigarette, giunto sul posto avrebbe assistito – dalla parte opposta dell’esercizio commerciale – ad una lite. Tra i protagonisti, Francesco Prisco che «stava litigando con una persona di Diamante» e un altro soggetto entrambi «aggrediti verbalmente». Nella discussione – sempre secondo il testimone – sarebbe intervenuto un altro soggetto soprannominato “Il micione” «il quale aveva cercato di calmare Prisco e aveva proferito all’indirizzo dello stesso – gridando in dialetto napoletano – le seguenti parole: “Devi stare fermo con queste mani! Ci hai rotto il cazzo! La devi finire! Io ti sparo!“. Alla minaccia, tuttavia, non sarebbe seguito un contatto fisico tra i due. Il testimone avrà modo di aggiungere che «vi era un altro ragazzo il quale non aveva partecipato alla discussione, verosimilmente di nome “Angelo”». Al termine della discussione, tutti i protagonisti andranno via pa bordo delle rispettive auto. Prisco lo farà
con una Ford Fiesta di colore chiaro, «al cui interno vi era stata per tutto il tempo una
persona». (f. b.)

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