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l’intervista

Processo “Fiscer”, Gioffrè: «I motivi dell’assoluzione mi gratificano, ma rimane sempre l’amarezza»

L’ex commissario dell’Asp di Reggio Calabria sventò il doppio pagamento di una fattura da 6 milioni di euro. «Questo mondo non cambierà mai»

Pubblicato il: 18/03/2023 – 21:37
di Mariateresa Ripolo
Processo “Fiscer”, Gioffrè: «I motivi dell’assoluzione mi gratificano, ma rimane sempre l’amarezza»

REGGIO CALABRIA «Fin dall’inizio ho gridato la mia innocenza, il fatto che non c’entravo». Parla di una «gratificazione» dopo una profonda «amarezza» Santo Gioffrè, l’ex commissario dell’Asp di Reggio Calabria, che commenta ai microfoni del Corriere della Calabria le motivazioni della sentenza del processo “Fiscer” nato da un’inchiesta coordinata dalla Procura di Reggio Calabria e condotta dalla guardia di finanza su fatture pagate due volte dall’Azienda sanitaria provincia in favore dello “Studio radiologico sas di Fiscer Francesco” di Siderno.

Le motivazioni: «Nessuna responsabilità può essere imputabile a Santo Gioffrè»

«Nessuna responsabilità può essere imputabile a Santo Gioffrè in merito alla mancata operatività del gruppo di lavoro, né tantomeno con riferimento all’approvazione dell’accordo transattivo, in quanto trattasi di fatti antecedenti al suo insediamento all’interno dell’Asp, circostanza che esclude in radice la sussistenza di una posizione di garanzia». È quanto scritto nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi dal giudice Greta Iori che, lo scorso dicembre, ha assolto l’ex commissario straordinario, difeso dall’avvocato Lorenzo Gatto. Fu Gioffè a sventare il doppio pagamento di una fattura da 6 milioni di euro alla clinica “Villa Aurora” denunciando tutto in Procura. Nel processo era accusato di aver firmato, il 3 aprile 2015, pochi giorni dopo il suo insediamento, il mandato di pagamento all’istituto radiologico di Siderno relativo a una transazione al termine di una procedura iniziata dai suoi predecessori.

Gioffrè: «L’amarezza rimane sempre, questo mondo non cambierà mai»

«Mi sono ritrovato in un mondo dove da 20 anni imperversavano il lassismo, la truffa e le ruberie», spiega Gioffrè che afferma di essere finito a processo «solo perché avevo firmato l’atto finale di una transazione di cui tutti i procedimenti, i controlli erano stati fatti da altri. Ho firmato nella piena consapevolezza di fare soltanto il bene dell’Asp». Una condotta, quella di Gioffrè, considerata dai giudici «pienamente conforme alla funzione da lui ricoperta e ai poteri da questi esercitabili e, pertanto, era stata coerente con i parametri di diligenza». «Poi io ho denunciato Villa Aurora, – spiega ancora l’ex commissario straordinario – ho segnalato che erano state fatte altre transazioni di cui io non potevo assolutamente sapere perché era tutto talmente intricato e con i dati quasi tutti cancellati. Mi sono visto messo in un processo dove fin dall’inizio ho gridato il fatto che io non c’entrassi. Tutto è stato confermato attraverso le carte, erano le carte a dire che io ero completamente estraneo». Nonostante l’assoluzione per Gioffré «l’amarezza rimane sempre, perché significa che questo mondo non cambierà mai. Soprattutto perché le persone perbene verranno, se non ammazzate, messe sempre alla porta, intimidite, perché qua dobbiamo o essere tutti guardie o tutti ladri». (redazione@corrierecal.it)

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