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La Liguria del turismo e quella dei boss di ‘ndrangheta. I due mondi separati nel buen retiro di Lavagna

La storia della famiglia Nucera e i legami con Condofuri. La sindaca passata da “Rischiatutto” all’arresto. Trent’anni di mafia nel Tigullio

Pubblicato il: 23/03/2023 – 6:53
di Paride Leporace
La Liguria del turismo e quella dei boss di ‘ndrangheta. I due mondi separati nel buen retiro di Lavagna

Nel marzo 1973 in tutte le case di Lavagna in Liguria la televisione resta accesa per sei giovedì di seguito. Il volto del momento è della loro città. Gabriella Mondello “la professoressa di Lavagna” è il personaggio di Rischiatutto, la popolare trasmissione a quiz di Mike Bongiorno. Il 20 giugno del 2016 la città guarda la televisione e consulta siti Internet per ben altri motivi. Gabriella Mondello, diventata nel corso del tempo, proprio grazie a quella notorietà televisiva, la politica di riferimento locale viene arrestata per voto di scambio mafioso con la ‘ndrangheta locale.

Gabriella Mondello a “Rischiatutto”

Gabriella, dieci anni consigliera di opposizione, poi sindaca per 24 anni, approdata al Ccd e diventata anche parlamentare finisce nell’inchiesta “Conti di Lavagna” come dominus della politica locale e messa ai domiciliari, come il sindaco in carica, un assessore e in carcere va tutta la locale di ‘ndrangheta. Dopo pochi giorni dieci consiglieri si dimettono e permettono lo scioglimento del Comune che sarà poi commissariato da Roma per infiltrazione mafiosa.

Liguria terra di ‘ndrangheta. La storia della famiglia Nucera

Era una clamorosa prima volta nel Levante ligure, dove  pensavano di essere immuni rispetto alle infiltrazioni accertate nel Ponente. Liguria confinante con la Costa Azzurra terra dorata di latitanti di grido, mafia silente e in affari, con strutture illegali clandestine e controllate da una sorta di camera unica di compensazione difficile da perseguire tra molti emigrati calabresi venuti per lavorare onestamente nella floristica e nei cantieri.
La ‘ndrangheta è accertato con sentenza definitiva che c’era a Lavagna. Lì dove l’inchiesta “Maglio 3” non era riuscita ad accertarla è arrivata quella “Conti di Lavagna”,  in questo angolo di bellezza del Tigullio ad est di Genova nella stessa riva dove si ammirano Portofino e Sestri Levante.
La famiglia Nucera negli anni Sessanta si era trasferita da Condofuri, comune reggino con spiaggia splendida incastonata in riva allo Stretto di Messina. Erano cresciuti nel quartiere San Carlo, Paolo e Francesco, prima di emigrare a Lavagna. Iniziano con piccole attività per non dare nell’occhio. Uno apre una pensione, l’altro la solita azienda edilizia. Negli anni Ottanta il salto nella gestione dei rifiuti. Paolo Nucera è troppo attenzionato, passa la gestione degli affari a Francesco Antonio Rodà. In Liguria tra Dda e antimafia militante molto attiva si sono aperti troppo occhi e orecchi. La polizia di Genova indaga mirata. Una soffiata confidenziale vecchio stile consente la svolta.  Nell’entroterra chiavarese, a San Colombano Certenoli, l’8 novembre del 2013, la polizia in mezzo alla folta vegetazione vicino ad un container trova sette pistole, un silenziatore, 800 proiettili e un fucile. Il terreno del ritrovamento è intestato alla figlia di Maurizio Calderone, con precedenti per tentato omicidio. Ci sono le condizioni per intercettare e disseminare microspie, telecamere e agenti in borghese che annotano tutto.

Rifiuti, concessioni balneari e politica. Il clan gestisce tutto

EX SINDACO | Giuseppe Sanguineti

I candidati alle comunali vanno in visita da Paolo Nucera a chiedere benestare. La professoressa Mondello convoca Nucera nel suo studio. Il candidato sindaco da sostenere è Giuseppe Sanguineti. Il locale di ‘ndrangheta gestisce i rifiuti locali e s’interessa delle concessioni balneari degli amici degli amici anche se il Consiglio di Stato ha dato parere negativo. L’ex campionessa di Rischiatutto inviterà in una telefonata il sindaco eletto a dar corso alle promesse pattuite in nome di 500 voti ottenuti. Ai dirigenti che consigliano al primo cittadino di revocare la licenza dei rifiuti ai calabresi ingombranti, Sanguineti viene ascoltato riferire le sue paure di ritorsioni. Il mosaico si ricompone lentamente. Si riprende una “cantata” datata 1994 del collaboratore di giustizia Giovanni Gullà, che nel 1994 aveva dichiarato al pm Anna Canepa, memoria storica della Dda ligure: «Fui io a proteggere Arcangelo D’Agostino per la sua latitanza, poi lo passai a Paolo Nucera di Lavagna, dove fu arrestato». D’Agostino, reggino d’origine e residente a Ventimiglia, nel 1980 aveva sequestrato Guy Pytoun, proprietario di una catena di grandi magazzini in Costa Azzurra. Documenti dei servizi e informative indicano che quel sequestro ha finanziato gli investimenti delle ‘ndrine di Piemonte e Liguria.

Nucera e l’incontro in hotel per unire i locali di Genova e Lavagna

‘NDRANGHETA A LAVAGNA | Paolo Nucera

Paolo Nucera era già finito nel mirino investigativo per una riunione in un suo hotel il 16 ottobre del 2010 ritenuto dagli inquirenti «un incontro di ‘ndrangheta che rafforza il rapporto tra i locali di Genova e Lavagna». A far da corollario l’intercettazione sull’automobile di Domenico Gangemi, ritenuto il capo del mandamento Liguria, di ritorno da Lavagna assieme a suo cognato Arcangelo Conditorio cui dice: «Una ‘ndranghetella te le sei fatta dai…». Con evidente riferimento al summit e poi prosegue: «Una scialata con il tuo compare te la sei fatta anche…», dice il verduraio di Genova che gestisce la camera di compensazione della Liguria su modello australiano e che in quel viaggio di ritorno si lascia andare a ricordi pesanti. «E’ un bel paese Lavagna, è vero? Una bella cittadina, una volta frequentavo… C’erano… quello che hanno ammazzato, ti ricordi? Che lo hanno buttato nel coso a Busalla…come si chiamava?». Il cognato sbadiglia non ricorda o non sa. Chissà chi era l’ammazzato?

La Liguria dei pensionati e quella dei boss imprenditori

La Dda di Genova racconta l’indagine su Lavagna

A Lavagna c’erano mondi separati. La Liguria dei pensionati con il giornale e la bicicletta, il porto turistico, i turisti nei week end, la pallanuoto che conta. La ‘ndrangheta silente si presentava con il volto imprenditore ma si mischiava nella politica e negli affari. Senza strafare e senza dare troppo nell’occhio. Era finito nell’occhio del ciclone un consigliere comunale calabrese, Santo Nucera, anche con una candidatura a sindaco. Indicato come cugino e appartenente della famiglia anche in intercettazioni di affiliati fin dalle prime inchieste si affrettò a spiegare ai giornalisti del Secolo XIX: «Conosco Paolo Nucera, siamo nati nello stesso anno e nello stesso paese ma non esiste alcun vincolo. Nel suo locale? Ci sarò stato una volta, anni fa, all’inaugurazione. Poi più nulla, frequentiamo ambienti differenti: Gangemi? Condidorio? Mai sentiti. I loro nomi non li conoscevo, fino a un anno fa quando li vidi sui giornali. Praticò? Come tutti i calabresi, in campagna elettorale, ricevetti una sua lettera in cui ricordava di aver lavorato per il collegamento aereo tra Genova e Lamezia Terme. Ma non so nemmeno che faccia abbia. Io, d’altro canto, faccio parte del Pdl, ma di un’altra corrente». Aldo Praticò è un ex consigliere comunale del Pdl di Genova, che nel dicembre nel 2020 ha preferito patteggiare con rito abbreviato una condanna ad un anno e 8 mesi per promesse elettorali con aggravante mafiosa incastrato per aver organizzato incontri con Gangemi. 

Trent’anni di criminalità organizzata a Lavagna

Gabriella Condello

Gabriella Condello da 7 anni è alle prese con un processo infinito. Sono cadute nel corso del tempo le accuse minori e dopo aver ricevuto condanne e assoluzioni sul presunto voto di scambio la Cassazione ha deciso per un nuovo processo. Nel frattempo è tornata ad apparire in pubblico mentre annuncia un libro e un documentario sulla sua storia. Si definisce «con la coscienza a posto». Il sindaco Sanguineti invece è stato condannato con sentenza definitiva per voto di scambio. Anche i Nucera ritenuti appartenenti alla cosca Rodà-Casile di Condofuri sono stati condannati. Per celebrare il processo, nelle prime fasi, è stato necessario incaricare tredici periti, molti calabresi, per tradurre i voluminosi faldoni che contenevano il dialetto stretto degli affiliati. Nelle disseminate motivazione di sentenza si legge che a Lavagna è stata confermata «l’esistenza di trent’anni di criminalità organizzata che ha contaminato la politica, diventando malaffare, corruzione, gestione mafiosa degli appalti, dei rifiuti, della droga, fino all’usura, alle estorsioni». Anche le tesi di laurea e i libri dedicati al fenomeno in Liguria lo sostengono. Nel Tigullio tra Sestri Levante e Chiavari così lontano e così vicino alla splendida spiaggia di Condofuri in riva allo Stretto. (redazione@corrierecal.it)

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