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«Non volevo uccidere Davide». Le scuse (e le contraddizioni) dell’autore del pestaggio a Crotone

Passalacqua in udienza: «Anche io sono una vittima». Poi racconta i passaggi dell’aggressione. E il cornetto mangiato dopo i fatti

Pubblicato il: 06/04/2023 – 18:10
«Non volevo uccidere Davide». Le scuse (e le contraddizioni) dell’autore del pestaggio a Crotone

CROTONE «Se avessi avuto intenzione di uccidere lo avrei colpito quando stava per terra o mi sarei portato una pistola o un coltello. Anche io sono una vittima, mi hanno mandato allo sbaraglio. Mi scuso con la famiglia di Davide, con la popolazione crotonese e bolognese e tutta Italia». A dirlo Nicolò Passalacqua, il giovane che ha ridotto in fin di vita Davide Ferrerio, nel corso dell’udienza del processo con rito abbreviato che si è celebrato davanti al gup del Tribunale di Crotone, Elvezia Cordasco. Il 21enne di Bologna si trova in coma irreversibile dopo l’aggressione.
Passalacqua è stato interrogato per circa due ore rispondendo alle domande del pm Pasquale Festa, del suo avvocato Salvatore Iannone e dei legali delle parti civili, Fabrizio Gallo per la famiglia Ferrerio, Jacopo Abruzzo per il Comune e Marina Cizza per la provincia.

«Lui è scappato, gli ho dato un calcio alle costole e un pugno sulla tempia»

L’imputato ha ricostruito l’aggressione, ma anche le fasi precedenti e successive non senza contraddizioni. Ha detto che dopo aver saputo del messaggio inviato da Alessandro Curto – l’uomo di 31 anni che faceva la corte via social alla minorenne di cui lui era invaghito e che per sviare da se le attenzioni ha scritto “ho la camicia bianca” – è scattato verso l’unica persona presente in strada con la maglia bianca, ovvero Davide. «C’era solo lui – ha detto – con la maglia bianca. Volevo chiarire, ma lui è scappato. Se non fosse scappato… L’ho preso per il bavero e l’ho fatto girare, gli ho dato un calcio alle costole e poi un pugno sulla tempia».
Passalacqua ha detto che non ha usato alcun tirapugni né ne aveva uno e che, nonostante sapessero che lo spasimante della 17enne fosse un uomo di 30 anni non si è reso conto, quando ha fermato Davide, di avere davanti un ragazzo di 20 anni perché lo ha visto solo per pochi secondi prima di colpirlo. Tra le contraddizioni emerse nelle parole di Passalacqua anche quelle relative alle fasi successive. «Perché non mi sono girato a vedere come stava Davide dopo che era caduto a terra? Perché ero impaurito», ha detto aggiungendo di essere in ansia per la ragazza 17enne e per sua mamma «perché stavano male» ma «anziché portarli in ospedale siamo andati a mangiare un cornetto».

Il processo si concluderà il 21 aprile

«Passalacqua – ha detto l’avvocato Iannone – ha detto la verità spiegando che la donna gli aveva fatto intendere che c’era una persona che scriveva alla figlia e che bisognava chiarire la vicenda. Non ha usato alcun tirapugni. Abbiamo ottenuto per l’udienza del 21 aprile di poter mostrare il video dell’aggressione per ricostruire precisamente tutta la vicenda». «Credo – il commento dell’avvocato Gallo – che le frasi pronunciate da Passalacqua nel corso del suo interrogatorio siano assolutamente offensive nei confronti della famiglia di Davide. Lui credeva di non aver fatto nulla. Lui ha detto di aver sferrato quei colpi solo perché era nervoso e poi ha avuto paura perché in ansia per la ragazza e sua mamma che dopo aver visto l’aggressione stavano male, ma sono andati alla cornetteria invece di recarsi in ospedale».
Il processo si concluderà il prossimo 21 aprile. Il pm ha chiesto di poter svolgere in quell’occasione le conclusioni con la richiesta di condanna per poter aver più tempo per valutare le dichiarazioni di Passalacqua. (Ansa)

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