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LA TESTIMONIANZA

«I ragazzi migranti che arrivano qui chiedono di poter andare a scuola». Da Roccella il racconto di padre Carlino

Sogni e speranze dei tanti minori che affrontano il mare: «Fuggono da un inferno per cercare un futuro, costruiamolo insieme anziché opporci»

Pubblicato il: 14/04/2023 – 14:47
di Mariateresa Ripolo
«I ragazzi migranti che arrivano qui chiedono di poter andare a scuola». Da Roccella il racconto di padre Carlino

ROCCELLA JONICA «La cosa che mi colpisce è che ogni giorno la prima cosa che mi dicono è “We want to go to school”, “Vogliamo andare a scuola”. Vogliono un futuro, vogliono andare a scuola, vogliono crescere». C’è anche padre Francesco Carlino, parroco di Roccella Jonica, al porto insieme ai soccorritori a distribuire acqua, cibo, coperte, scarpe ai migranti appena arrivati dalla Libia dopo sette giorni di viaggio. Racconta i sogni e le speranze per il futuro dei tantissimi minori che affrontano il mare in cerca di una vita diversa. Sono quaranta quelli ospiti in una struttura messa a disposizione dalla parrocchia di San Nicola di Bari e San Nicola ex Aleph e gestita grazie all’aiuto della Caritas e della Croce Rossa. In una seconda struttura invece da oltre un anno sono ospiti dei profughi ucraini. Dal porto, che nel corso degli ultimi mesi ha accolto migliaia di donne, uomini e bambini che hanno attraversato il Mediterraneo, padre Carlino lancia un appello: «Le risposte che noi dovremmo cercare di dare devono essere risposte intelligenti», dice al Corriere della Calabria.

«Necessario evitare altre tragedie. Non possiamo girarci dall’altra parte»

A segnare gli ultimi sbarchi avvenuti nello scalo portuale della Locride è stato l’arrivo, nel corso di due distinte operazioni, di due cadaveri, quelli di un 19enne e di un 39enne morti secondo le ricostruzioni durante la traversata. «Se vogliamo evitare delle tragedie dobbiamo creare dei corridoi umanitari che possano con intelligenza gestire questi flussi», afferma il parroco di Roccella, che racconta: «Io stesso negli ultimi sbarchi a Roccella ho dovuto benedire due salme, quella di un ragazzino di 19 anni e di un uomo di 39 anni, arrivati qui cadaveri qui. Ognuna di queste morti grida alle nostre coscienze, non possiamo girarci dall’altra parte, non bisogna legiferare perché le Ong siano bloccate. Come dice papa Francesco: “Globalizziamo l’amore e l’accoglienza e non l’indifferenza”. Queste persone ci guardano negli occhi e che cosa chiedono? Chiedono un futuro».

«Il futuro di questi ragazzi può essere anche il futuro della nostra Italia»

Un futuro che i ragazzi che fuggono da guerra e povertà vedono nella possibilità di studiare. «La cosa che mi colpisce – racconta Carlino – è che ogni giorno la prima cosa che mi dicono è “We want to go to school”, “Vogliamo andare a scuola”. Vogliono un futuro, vogliono andare a scuola, vogliono crescere». «E allora – spiega ancora il parroco di Roccella – questo grido in un’Italia dove sappiamo che le nascite crollano sempre di più, i morti superano le nascite, pensiamo alla possibilità di dare un futuro intelligente a questi ragazzi, formandoli culturalmente, rispettando la loro dignità, il loro futuro può essere anche il futuro della nostra Italia. Se ci crediamo veramente, nella logica dell’accoglienza, così come è stato per i nostri emigrati che in America, in Australia, in Canada, sono stati accolti e oggi fanno parte di quelle società dove hanno costruito quei paesi. Anche per questi ragazzi può essere la stessa cosa».

Roccella, una comunità che crede nell’accoglienza. «C’è una gara di solidarietà»

E padre Carlino, infine, parla di Roccella come di una comunità che crede nell’accoglienza: «I ragazzi stanno bene, sono felici perché sono accolti in un luogo dignitosissimo. Hanno a disposizione tutto e si sentono amati. Il parrucchiere è venuto gratuitamente a tagliare i capelli. C’è veramente una gara di solidarietà, a dispetto di chi vorrebbe instillare assurde paure contro i migranti che non hanno luogo di esistere. Noi dobbiamo essere, come esseri umani, ancor prima che come i cristiani, cuori aperti per accogliere con amore queste persone. È chiaro che il problema va risolto. Io sono stato 15 anni missionario in Africa, quindi so da dove fuggono, so da quale inferno vengono via, so quale miseria si sono lasciati alle spalle, me le hanno ripetute. Tutti gli esseri umani – conclude – hanno diritto a un futuro migliore, loro fuggono da un inferno per cercare un futuro, costruiamolo insieme anziché opporci». (redazione@corrierecal.it)

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