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Gratteri: «C’era un buco nero a Catanzaro. Città liberata dalla cappa della ‘ndrangheta rom» – VIDEO

Il traffico di droga, le vessazioni ai commercianti, la detenzione di armi e i battezzi di ‘ndrangheta. L’ascesa della cosca Bevilacqua-Passalacqua

Pubblicato il: 18/04/2023 – 12:02
di Alessia Truzzolillo
Gratteri: «C’era un buco nero a Catanzaro. Città liberata dalla cappa della ‘ndrangheta rom» – VIDEO

CATANZARO C’era «una cappa sulla città», «un buco nero», così ha definito il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, l’imperversare di soprusi, estorsioni, abusi sui commercianti, spaccio di droga gestiti da un gruppo criminale rom che per la prima volta nel capoluogo vede contestata l’associazione mafiosa. Questo è stato possibile – ha detto Gratteri – perché dalle intercettazioni telematiche e ambientali è emerso che questa organizzazione ha attuato dei riti di affiliazione esattamente come un locale di ‘ndrangheta. Questo è già un dato importantissimo, storico. Non possiamo pensare più a certe etnie, a certe strutture criminali come a gruppi che si limitano a vendere droga o a rubare macchine. Noi riteniamo di avere, in gran parte, liberato il centro storico fino a Catanzaro Lido da un’organizzazione che vendeva in modo sistematico droga, che faceva estorsioni, che deteneva armi, che vessava i commercianti e gli imprenditori».
«Non potevamo permetterlo – ha detto Gratteri –. Abbiamo liberato Catanzaro da un traffico di droga significativo». Un’inchiesta – vergata da Nicola Gratteri, l’aggiunto Giancarlo Novelli, i sostituti Paolo Sirleo e Debora Rizza – partita nel 2018 e che giaceva da oltre un anno negli uffici Gip, lenti a causa di carenza di personale. Il procuratore di Catanzaro ha lodato «il lavoro egregio della Squadra Mobile di Catanzaro che ha dato fondo alle migliori energie in questa indagine». Associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsioni, detenzione di armi, sono tra le accuse contestate agli indagati.

Da manovalanza di ‘ndrangheta a gruppo autonomo

Due le caratteristiche fondamentali di questa inchiesta, ha spiegato il direttore centrale anticrimine della Polizia, Francesco Messina: il racconto di come il gruppo rom di Catanzaro sia passato da manodopera al servizio di cosche tradizionali a gruppo indipendente e la ribellione di alcuni imprenditori che non si sono piegati alle richieste estorsive ma hanno denunciato. I rom di Catanzaro imperversavano sui quartieri Pistoia, Aranceto, Germaneto, fino a Catanzaro Lido, e avevano acquisito nel tempo, ha detto Messina, «una offensività tale da affrancarsi dai gruppi criminali che li usavano come manodopera». Catanzaro è passata dal controllo delle cosche di Isola Capo Rizzuto, Cutro e altri storici clan operanti sul capoluogo, alla cosca rom, composta da soggetti che hanno ricevuto i battezzi di ‘ndrangheta dalle cosche tradizionali, ha spiegato il capo della Squadra Mobile Fabio Catalano.

Il clan Bevilacqua-Passalacqua

Il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giancarlo Novelli, ha inquadrato l’organizzazione come clan Bevilacqua-Passalacqua. «È stato necessario liberare la città da questi comportamenti – ha detto Novelli – che sono inquadrati in un contesto di criminalità organizzata che consente di richiedere condanne più pesanti». Nell’ultimo anno sono state tre le operazioni nei quartieri Aranceto, Pistoia e Germaneto, ha detto il Questore di Catanzaro Maurizio Agricola. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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