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il dibattito

Paolini: «Qualcosa da dire sull’idea di sanità del professor Remuzzi»

Il vicepresidente nazionale di Acop: «Il sistema è totalmente pubblico. Dallo scienziato pregiudizi ideologici verso il settore»

Pubblicato il: 18/04/2023 – 9:14
Paolini: «Qualcosa da dire sull’idea di sanità del professor Remuzzi»

Con tutto il rispetto dovuto alla sua figura di scienziato le affermazioni rese dal prof. Remuzzi nell’intervista pubblicata su questa testata lo scorso 13 aprile sembrano dovute più al pregiudizio ideologico ed alla scarsa conoscenza del sistema che alla realtà sanitaria italiana e calabrese in particolare.
Lo dico senza voler negare che il servizio pubblico in Calabria sia afflitto da problemi endemici, gravissimi e le cui responsabilità hanno nomi e cognomi ma la semplicistica rappresentazione che il male starebbe tutto nelle aziende a gestione privata, è una favoletta fuorviante e non contribuisce a mettere a fuoco le vere questioni ed ad indicare i veri attori nefasti di questo dramma.
Ad esempio quando nell’intervista si fa intendere che il sistema introdotto in Italia nel 1978 e cioè quello basato su principi solidaristici ed universali finanziate con il prelievo fiscale progressivo “a partire da 30 anni fa si è cominciato ad erodere affidando sempre più attività al privato … che ora è arrivato a circa il 50% delle attività sanitarie …” si denuncia una totale ignoranza del sistema.
Il quale sistema in Italia, oggi, è totalmente pubblico. Nessuna attività è stata mai “affidata” al privato. Al contrario nelle strutture private, inserite nel servizio pubblico, cioè accreditate, non si paga niente. Esattamente come negli ospedali, il cittadino ha il diritto di chiedere ed ottenere le cure richieste in maniera totalmente gratuita perché pagata dalle tasse.
Il problema sorge quando – come fino ad oggi in Calabria – lo Stato impedisce al privato di rendere le prestazioni in regime di accreditamento, cioè gratis, perché a queste – e solo a queste – mette un tetto. E per questo motivo, consapevole, quasi doloso, anzi doloso in certi casi, si costringono migliaia di calabresi a farsi curare in altre regioni o ad allungare le liste d’attesa.
Un sistema stupido oltre che dannoso perché comporta che prestazioni che potrebbero essere rese in Calabria a costi ridotti e senza viaggi della speranza sono rese dalle Regioni e dalle strutture del nord con costi raddoppiati per le casse regionali e con enormi disagi per le famiglie.
E con il suo ragionamento – evidentemente disinformato – Remuzzi avalla questa stortura e questo spreco.
Quando dice di non essere contrario al privato purchè sia “realmente tale, cioè uno va li paga e si fa operare da chi vuole” non si rende conto che così si crea davvero il doppio binario, la sanità per i ricchi e quella per i poveri.
Quando dice che il servizio “privato è sostenuto al 90% da soldi pubblici e ciò è una aberrazione” non sa, evidentemente, che nessun privato è sostenuto da soldi pubblici ma il servizio pubblico, totalmente sostenuto da fondi statali, è erogato da strutture a gestione pubblica (nella quale stanno eccellenze e sprechi, entrambi pagati) e da strutture  a gestione privata (che viene controllata in termini di qualità ed efficienza, produce il 28% della attività sanitaria – gratuita per il cittadino – che però costa allo Stato il 13,0% della spesa. (Fonte Report Ospedali e Salute 2021 – Ermenia)
E’ sbalorditivo poi che il prof. Remuzzi si induca a sostenere che la Sanità è “l’unica attività in cui si deve tendere a ridurre il fatturato” e che questo, cioè ridurre il fatturato, sarebbe “ciò che fa il pubblico attraverso la prevenzione delle malattie” mentre il privato, callido e marcio, vuol fare “più chirurgia cardiaca, più protesi d’anca, più sostituzioni valvolari”.
Forse l’illustre scienziato voleva dire che in sanità si può organizzare meglio la spesa, attraverso la deospedalizzazione e potenziando la prevenzione, la medicina del territorio, la specialistica ambulatoriale, l’educazione alimentare e quella sulle abitudini di vita, ma l’ha detto davvero male.
In primo luogo perché quanto auspicato è ben lungi dall’essere realizzato, poi perché a meno di considerare l’ipotesi di interventi inutili, (ma questo sarebbe reato e non è in discussione) l’esistenza di strutture – anche a gestione privata – che fanno chirurgia cardiaca o protesi d’anca è un segno di evoluzione e di benessere, non di induzione di spesa.
Insomma che si aumenti la spesa sanitaria è un fattore positivo per uno stato moderno e democratico, purchè lo si faccia in maniera corretta e finalizzata all’incremento contestuale di standard di qualità, sicurezza ed efficienza.
Ma la ricetta di Remuzzi permeata di ideologia va in senso opposto.
Forse perché parte da presupposti errati per la non conoscenza della realtà.
Quando infatti dice che per implementare efficacemente il sistema (e accreditare i privati) “bisogna fare una analisi dei bisogni. Si deve partire dalla ricognizione del territorio, dalla rilevazione dei bisogni della popolazione, dai dati epidemiologici sulla frequenza della singola malattia in ciascuna Regione. Bisogna domandarsi cosa serva al servizio sanitario, cosa si può chiedere al servizio sanitario ed in quali ambiti si registrano delle carenze e allora per colmare le lacune sarà logico ricorrere alle organizzazioni private e farlo in regime di convenzione  evidenzia una sua plateale – e preoccupante – ignoranza: il sistema, in tutte le Regioni italiane funziona esattamente così.
L’accreditamento non si ottiene per autocertificazione ma è un lungo processo, legislativamente normato a livello nazionale e regionale, che parte dall’analisi dei fabbisogni e si conclude con un provvedimento con il quale le strutture o gestione privata sono inserite solo negli ambiti stabiliti dalla Regione sulla base della programmazione decisa dai competenti uffici.
La legge in virtù della quale avviene tutto ciò è il d.lvo 502/92,  integrato, in Calabria, dalla L. 24/90.
Senza saperlo il prof. Remuzzi ha delineato il sistema giusto. Solo che esiste già. Ed in questo sistema, il privato che costa ai cittadini, quello a pagamento, in Calabria non esiste. Esiste il servizio pubblico erogato dal privato, sottoremunerato, ed esiste la migrazione sanitaria prodotta dall’interesse, dagli affari e dall’incompetenza politica.
Per il resto siamo d’accordo con il prof. Remuzzi in particolare sull’auspicio fondamentale che i governi – di destra o di sinistra che siano – applichino davvero principi e norme che ci sono e  rimettano il SSN al centro degli interessi. Interessi pubblici, aggiungo io, perché finora il servizio sanitario è stato, certo, al centro, ma di interessi privati non commendevoli. Se parlo così è perché ne ho dimostrazione anche documentale.
E in conclusione – ed al netto di pregiudizi – dobbiamo dire che in Calabria si avverte l’avvio di una inversione di tendenza basata su una visione globale.
Staremo a vedere, ma il giudizio deve partire dai fatti e dai risultati, non dalla ideologia disinformata.

Enzo Paolini
vicepresidente nazionale Acop

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