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“Sangue Infetto”, le motivazioni dell’annullamento dell’assoluzione del dottore Bossio

La vicenda riguarda il decesso di Cesare Ruffolo avvenuto all’ospedale di Cosenza a seguito di una trasfusione con sangue infetto

Pubblicato il: 27/04/2023 – 7:44
“Sangue Infetto”, le motivazioni  dell’annullamento dell’assoluzione del dottore Bossio

COSENZA Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza di assoluzione del dottore Marcello Bossio, accogliendo il ricorso proposto dal difensore avvocato Massimiliano Coppa, insieme agli avvocati Giovanni Ferrari e Luigi Forciniti della famiglia di Cesare Ruffolo, deceduto per una trasfusione infetta nel luglio del 2013.

Le motivazioni

I giudici di Piazza Cavour, rigettando il ricorso proposto dalla Procura Generale di Catanzaro, hanno ritenuto di confermare l’impianto accusatorio ipotizzato dalla procura di Cosenza ed in particolare di Salvatore di Maio, oggi sostituto procuratore generale a Catanzaro, precisando che «… il ricorso delle parti civili è fondato…la decisione impugnata affronta con motivazione apparente il tema della eventuale responsabilità colposa del Bossio, derivante dalla riqualificazione dei fatti ed imposto nella decisione rescindente. Ed invero l’elusione del tema appare evidente, posto che il Bossio pur dopo l’intervento del CIO restava investito da una funzione di garanzia derivante dal ruolo dirigenziale e la eventualità che una delle sacche ematiche provenienti dal centro di raccolta di San Giovanni in Fiore potesse ‘rientrare’ da un diverso presidio ospedaliero non era affatto un evento imprevedibile, come evidenziato nella decisione rescindente. La decisione di rinvio, pertanto, avrebbe dovuto esaminare in concreto l’adeguatezza degli assetti organizzativi predisposti dal Bossio al fine di realizzare il corretto adempimento (non solo nell’immediato ma anche nei giorni successivi) delle regole precauzionali sia generali che specifiche (derivante dalla riunione del CIO), lì dove ritiene – in modo apodittico – che tale punto non fosse stato oggetto di contestazione. Va pertanto accolto il ricorso delle costituite parti civili, con annullamento della sentenza impugnata e rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello…».

Il risarcimento

I difensori della famiglia Ruffolo, gli avvocati Massimiliano Coppa, Luigi Forciniti e Giovanni Ferrari hanno espresso soddisfazione per il duplice risultato raggiunto in sede penale e civile auspicando una definizione certa della vicenda mediante la più ampia tutela dei diritti definitivamente lesi alla famiglia Ruffolo per la quale «è stato richiesto un risarcimento di tredici milioni di euro», mentre la famiglia della vittima ha continuato ad evidenziare le criticità gestionali riferibili alla copertura assicurativa dell’ospedale di Cosenza che pur pagando un «premio assicurativo – ancora oggi – da circa tre milioni di euro annui», non ha inteso risarcire il danno da morte cagionato agli eredi di Cesare Ruffolo. (f.b.)

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